Medici e infermieri aggrediti, la polizia negli ospedali

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Proteggere medici e operatori sanitari. Dopo i ripetuti e drammatici episodi di aggressioni e violenze negli ospedali, torna la polizia negli ospedali italiani.

Si parte dalle grandi città: Roma, Napoli e Milano, teatro negli ultimi mesi di violenze che sono costate in alcuni casi la vita alle vittime in camice bianco: uomini e donne aggrediti sul lavoro o a fine turno.

Medici e operatori aggrediti, perchè dilaga la violenza

“I camici bianchi – medici, infermieri, tecnici – dedicano la propria vita a una funzione fondamentale come quella di curare la salute dei cittadini e svolgono il loro lavoro anche la notte. Avvieremo un’iniziativa – ha annunciato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – per rafforzare o istituire presidi di polizia a partire dai plessi ospedalieri di maggiore importanza. Anche qui partiremo dalla Capitale e poi ci dedicheremo alle altre grandi città. È un ulteriore tassello di una generale strategia finalizzata all’aumento della presenza delle forze di Polizia in tutti i luoghi di maggiore frequentazione dei cittadini”.

Le strutture presidiate

A Roma, si legge sul Messaggero, si partirà da Umberto I, San Camillo, San Giovanni e Grassi mentre a Napoli, come scrive ‘Il Mattino’, gli agenti presidieranno gli ospedali più a rischio: Cardarelli, Pellegrini e Ospedale del Mare.

Sul tema è intervenuto più volte anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci. In questi giorni il suo dicastero sta elaborando un dossier sugli ospedali più a rischio. “Stiamo mappando gli ospedali in cui si sono registrate più aggressioni e in settimana avremo i dati”, ha detto Schillaci al quotidiano di Napoli. “Il ministro dell’Interno Piantedosi ha scelto giustamente di partire dalle grandi città”.

La crisi dei pronto soccorso

Ma se la presenza degli agenti potrà fungere da deterrente, non si può ingnorare il fatto che, talvolta, la miccia sia innescata da problemi strutturali, come la carenza di medici e infermieri nel Ssn, che si traduce in lunghe attese, barelle nei corridoi e altri problemi vissuti quotidianamente da molti pazienti. Le maggiori criticità, complici i malanni di stagione ma anche la carenza di organico, si concentrano nei pronto soccorso, che nei fine settimana sono presi d’assalto dai cittadini in cerca di cure. Un problema annoso, acuito da Covid-19.

L’obiettivo di Schillaci

Occorre evidenziare e risolvere anche queste problematiche, per riportare serenità all’interno delle strutture, è il pensiero del ministro della Salute. “Dobbiamo decongestionare” i pronto soccorso.

“Forse – ha detto Schillaci – è la misura più importante. È fondamentale che i malati arrivino al pronto soccorso soltanto quando ne hanno veramente bisogno. La strada è una sola: la medicina territoriale. Fino a oggi è stata l’anello debole del nostro sistema sanitario, ma ora è indispensabile rafforzarla, potenziarla, riqualificarla. Devono esserci altri luoghi in cui chi sta male riceve le prime cure”.

Il commento del sindacato

“Qualcosa si sta finalmente muovendo per tutelare maggiormente il personale sanitario dalle aggressioni che si verificano sempre più di frequente negli ospedali”, sottolinea  Guido Quici, presidente del sindacato dei medici Federazione Cimo-Fesmed (cui aderiscono le sigle Anpo, Ascoti, Cimo, Cimop E Fesmed). “Tuttavia il posto di polizia andrebbe previsto nei Pronto soccorso di tutta Italia, e non solo in città, poiché anche chi lavora in provincia e nei piccoli paesi va tutelato”.

“In ogni caso tutte le Aziende dovrebbero rispettare quanto previsto dalla Raccomandazione n. 8 del ministero della Salute, adottata nel 2007 per prevenire gli episodi di violenza. Iniziative e programmi che, tuttavia, spesso vengono ignorati. Per questo nei prossimi giorni la Federazione Cimo-Fesmed Avvierà un’indagine in tutta Italia per sapere quante aziende applicano realmente la Raccomandazione”.

I numeri della violenza

Quello delle aggressioni a medici e infermieri non è un problema nuovo. La Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo) lo monitora da anni. “Prima della pandemia il dato, sottostimato perché le aggressioni verbali non sono sempre denunciate, viaggiava intorno ai 1.500 casi l’anno. Abbiamo istituito un gruppo di lavoro con Inail e a breve avremo i dati relativi agli ultimi due anni”, ha detto di recente il presidente della Fnomceo Filippo Anelli a Fortune Italia. Quello che già si sa è che “alcune indagini condotte a livello locale mostrano un progressivo ritorno ai livelli antecedenti la pandemia”. Con tanti saluti ai medici eroi.

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