Parto e rooming in, istruzioni per l’uso

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Una pericolosa ondata anti-scienza rischia di travolgere una conquista importante delle donne, il rooming in: non essere obbligate ad affidare a persone estranee il proprio bambino appena nato, e poter costruire con lui un solido legame. Ne parliamo, dopo la morte del neonato all’ospedale Pertini di Roma, con Luigi Orfeo, presidente della Società italiana di neonatologia.

Cos’è il rooming in?

La moderna neonatologia utilizza ormai da tanto tempo la gestione congiunta della madre con il neonato, il cosiddetto rooming in. Questo perché si è visto che nei primissimi giorni far stare il bambino e la mamma nello stesso ambiente, 24 ore su 24, dal momento del parto fino alla dimissione e ritorno a casa, favorisce un corretto inizio del legame fra madre e bambino e ne favorisce naturalmente lo sviluppo dell’allattamento al seno. Tutte le grandi società scientifiche e anche le organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unicef, individuano nel rooming in uno degli elementi fondamentali per la promozione dell’allattamento al seno. Con questo tipo di gestione congiunta di madre e neonato possiamo cercare di aumentare la percentuale di allattamento al seno, che purtroppo nel nostro Paese è ancora piuttosto bassa.

Luigi Orfeo, presidente Società italiana di neonatologia

In questi giorni, da alcuni è stato alimentato il sospetto che il rooming-in risponda, in realtà, alla carenza di personale sanitario.

Non sono corrette quelle dichiarazioni che vedono nel rooming in un modo per risparmiare personale e assistenza. Anzi il rooming in impegna maggiormente, sia in quantità che in qualità, l’assistenza ai neonati e alle loro mamme. Il carico di lavoro del personale di assistenza con il rooming in aumenta, rispetto a quello del nido tradizionale.

Certo il rooming-in va fatto in sicurezza, questo è assolutamente importante, e i rischi ci sono per i bambini soprattutto nelle primissime ore. Le prime due ore sono quelle più critiche e quelle in cui i controlli vanno effettuati con una cadenza molto ravvicinata, poi successivamente è necessario che il personale di assistenza continui a controllare la madre e il bambino con una cadenza che, via via che il tempo passa, diventa sempre meno frequente. E’ evidente che le mamme che sono avviate al rooming in devono essere correttamente preparate e informate su quelli che sono i rischi, e devono ricevere chiare istruzioni che possano ridurli e minimizzarli.

Però oggi come oggi non possiamo rinunciare a una organizzazione che punta sull’assistenza congiunta madre-bambino, perché significherebbe tornare indietro su delle conquiste che sono state fatte dalla ostetricia e dalla neonatologia moderna e che sono state condivise dalle donne che vedono in questo tipo di organizzazione un enorme vantaggio per l’inizio della relazione con il proprio bambino e per lo sviluppo della possibilità di avere un allattamento al seno efficace e di lunga durata.

Il lavoro che viene fatto per preparare le madri comincia con i corsi di accompagnamento al parto, in cui le donne vengono informate di questo tipo di modalità, possono esprimere quelle che sono le proprie perplessità e possono essere rassicurate su quelli che sono i vantaggi di una metodica di questo tipo. E’ chiaro che negli ultimi tempi, un po’ dappertutto, a causa delle limitazioni per Covid-19 la presenza di una persona vicino alla mamma è stata più limitata. Altrimenti è possibile mantenere una persona vicino alla donna, se la donna è in difficoltà e non riesce a gestire da sola il bambino.

Rooming in: peso o sollievo per la donna?

Il rooming in in molti casi viene preteso dalle donne. Perché molte ritengono che il proprio bambino non debba mai stare lontano da loro, quindi non affiderebbero mai a persone estranee il neonato, anche se si tratta di personale di assistenza di cui si fidano. In tante preferiscono tenerlo con sé. Una conquista, su cui speriamo di non dover tornare indietro.

Ecco perchè le tante cose che si sono sentite in questi giorni contro questa gestione lasciano molto perplessi e dispiacciono. Il rooming in non è assolutamente qualcosa contro la donna e contro il bambino, ma a favore della donna e del bambino, con un impegno che sicuramente è maggiore rispetto a quello che avevamo nella gestione del nido tradizionale.

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