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Tumori, ecco la dieta che potenzia microbioma e terapie

fibre

Sembra fantascienza, ma l’idea di modificare il microbioma intestinale per influenzare positivamente l’esito dei trattamenti contro i tumori è già al centro di numerosi studi anche in Italia. Ma in che modo ottenere questo risultato? Diversi lavori scientifici mettono in luce il legame tra una dieta ricca di fibre e una maggiore efficacia dell’immunoterapia.

Dieta, microbiota e terapie anti-cancro sono fra i temi al centro di CICON23 International Cancer Immunotherapy Conference, in corso a Milano. Entro il prossimo anno, spiegano i ricercatori, è in programma al San Raffaele di Milano un nuovo trial clinico che prevede la somministrazione di una dieta controllata ricca di fibre nei pazienti con mieloma indolente.

Lo studio sul mieloma

Qualche dettaglio in più arriva da Matteo Bellone, responsabile dell’Unità di Immunologia Cellulare presso il San Raffaele di Milano, tra gli organizzatori di CICON23. “Stiamo pianificando un trial clinico su pazienti affetti da mieloma indolente. Ai pazienti proporremo una dieta controllata ricca di fibre con l’obiettivo di comprenderne gli effetti, non solo sulla composizione del microbioma intestinale, ma anche sulle modificazioni metaboliche dell’organismo, sul decorso e sulla prognosi della malattia”.

Gli alimenti alleati del microbioma

Sono tanti e golosi gli alimenti ricchi di fibre in grado di “nutrire” il nostro microbioma – milioni di microrganismi che abitano nel nostro intestino –  è il caso di mele, pere, prugne e kiwi; noci, pistacchi e arachidi; fagioli, ceci, lenticchie; carote, melanzane, carciofi; cereali e cioccolato fondente. Si tratta di alimenti ricchi di fibre, che possono aumentare l’efficacia dell’immunoterapia.

“L’immunoterapia ha rivoluzionato la cura di molti tumori – spiega Pier Francesco Ferrucci, direttore dell’Unità di Bioterapia dei Tumori presso l’istituto Europeo di Oncologia e presidente del Network Italiano per la Bioterapia dei Tumori (NIBIT, nibit.org) – Tuttavia non tutti i pazienti rispondono allo stesso modo. Da qui l’ipotesi, che ormai è diventata una certezza, che la composizione del microbioma intestinale di un paziente influenzi il successo del trattamento immunoterapico. In sostanza, i pazienti che ospitano determinati batteri intestinali sembrano rispondere meglio all’immunoterapia rispetto ai pazienti che ne sono privi”.

Dieta e trattamenti anti-cancro

Non è tutto: secondo recenti studi somministrare ai pazienti una dieta ricca di fibre potrebbe aumentare le probabilità che il trattamento contro il cancro sia più efficace. “Che il microbioma sia una parte cruciale del nostro sistema immunitario lo sappiamo ormai da tempo – precisa Vincenzo Bronte, direttore scientifico dell’Istituto Oncologico Veneto e next-president di Nibit – Secondo alcune stime, oltre il 60% delle cellule immunitarie del nostro corpo risiedono nell’intestino. Ma solo di recente abbiamo accumulato sufficienti evidenze secondo le quali questi microbi possono essere ‘modificati’ per influenzare positivamente l’esito dei trattamenti contro il cancro, compresa l’immunoterapia”.

“Un’intera sessione sarà dedicata a come l’alimentazione influisca sul sistema immunitario e la capacità del paziente di rispondere non solo alla immunoterapia, ma anche ai trattamenti più tradizionali come la chemioterapia – aggiunge Matteo Bellone – Sappiamo infatti che alcuni alimenti espandono un microbiota sano che aiuta la risposta immunitaria contro i tumori. Certo è importante che l’alimentazione e l’utilizzo di probiotici siano suggeriti da esperti non solo di nutrizione ma anche della malattia in questione. Abbiamo purtroppo assistito a un peggioramento della malattia quando i pazienti non cercavano il parere dell’esperto. Dunque, sì all’alimentazione personalizzata, ma sotto controllo dell’oncologo di fiducia”.

Trapianti fecali

Per superare la resistenza all’immunoterapia si è tentata inoltre la via trapianti fecali: microbi intestinali “buoni” vengono prelevati da campioni di feci di pazienti che hanno risposto bene ai farmaci, per essere trapiantati tramite colonscopia a un altro paziente. Sono in corso diverse ricerche che hanno come obiettivo  confermare i potenti effetti che gli acidi grassi esercitano sulla risposta immunitaria contro i tumori.

Il colesterolo

Un altro elemento entra in gioco: il colesterolo. “Recenti studi dimostrano come l’alterato metabolismo del colesterolo e dei lipidi sia in grado di influenzare la funzionalità delle cellule immunitarie – conclude Vincenzo Russo, professore associato di Patologia Generale alla Facoltà di Medicina di Università Vita-Salute San Raffaele, tra gli organizzatori di CICON23 – Con il professor Paolo Ascierto, primario oncologo presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, presenteremo dei risultati clinici sulla maggior efficacia dell’immunoterapia in combinazione con trattamenti bloccanti la sintesi del colesterolo”.

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