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AI e cure personalizzate: gli oncologi battono ChatGPT

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L’intelligenza artificiale in medicina sta aprendo scenari del tutto nuovi, ma talvolta la ricerca scientifica ci mette davanti agli occhi anche l’unicità dell’essere umano. Perchè in effetti, se si tratta di disegnare un una terapia personalizzata in oncologia, scopriamo che – in barba alla capacità di processare quantità inimmaginabili di dati – i dottori in carne e ossa prendono decisioni terapeutiche migliori rispetto all’AI.

A promuovere gli oncologi sono stati i ricercatori tedeschi della Charité – Universitätsmedizin Berlin e dell’Humboldt-Universität zu Berlin, autori di un interessante studio pubblicato su’Jama Network Open’. Un lavoro che in effetti non chiude affatto all’utilizzo di ChatGPT e simili, ma piuttosto fissa dei paletti ben precisi. Almeno in oncologia.

La complessità delle terapie

La cura del cancro sta diventando sempre più complessa, ma – grazie ai progressi anche tecnologici – offre maggiori possibilità rispetto al passato: comprendere biologia e caratteristiche genetiche di un tumore, consente oggi di adottare approcci terapeutici insperati fino a poco tempo fa. Per poter offrire ai pazienti terapie personalizzate, ormai sono necessarie analisi complesse e l’interpretazioni di notevoli moli di dati.

Questo ha portato i ricercatori a cercare di capire se gli strumenti di intelligenza artificiale generativa (AI) come ChatGPT potessero rivelarsi utili.

Il test

“Abbiamo spinto l’AI a identificare opzioni di trattamento personalizzate per pazienti fittizi affetti da cancro, poi abbiamo confrontato i risultati con le raccomandazioni formulate dagli esperti”, ha raccontato Damian Rieke, medico della Charitée. La sua conclusione farà piacere agli oncologi: “I modelli di AI generativa erano in grado di identificare in linea di principio opzioni di trattamento personalizzate, ma non sono arrivati nemmeno vicino alle capacità degli esperti umani”.

Dieci pazienti fake

Il team ha creato dieci profili tumorali molecolari di pazienti fittizi per l’esperimento. Uno specialista umano e quattro modelli di AI sono stati incaricati di identificare un’opzione di trattamento personalizzata. I risultati sono stati presentati ai membri del Molecular tumor board dell’ospedale per la valutazione, senza che i componenti del board sapessero da dove arrivava l’indicazione.

Il premio di consolazione per ChatGPT

“Ci sono state alcune opzioni terapeutiche sorprendentemente buone identificate dall’AI in casi isolati”, ha sottolineato Manuela Benary, bionformatica della Charité. “Ma i modelli di intelligenza artificiale funzionano molto peggio degli esperti umani”. Oltre a ciò, elementi come la protezione dei dati e la privacy pongono sfide particolari all’uso dell’intelligenza artificiale nel caso di pazienti reali. Ma qui apriamo un altro tema.

Le prospettive

Bisogna anche dire che i ricercatori tedeschi sono fondamentalmente ottimisti sull potenzialità dell’AI in medicina: “Nello studio abbiamo anche dimostrato che le prestazioni dei modelli di intelligenza artificiale continuano a migliorare. Ciò potrebbe significare che in futuro l’intelligenza artificiale potrà fornire maggiore supporto anche in processi diagnostici e terapeutici complessi, a condizione – ha concluso Rieke – che siano gli esseri umani a controllare i risultati generati e ad avere l’ultima parola sul trattamento”.

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