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One Health Forum, la sostenibilità e il doppio binario imprese-istituzioni

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“L’Italia non può permettersi di avere un sistema istituzionale che rincorre le imprese”. Per questo, soprattutto sulla sostenibilità (e sulla salute) è necessario farle lavorare insieme. Si è aperta anche con le parole di Gian Marco Centinaio, vicepresidente del Senato della Repubblica, la prima giornata del Forum One Health di Fortune Italia, a Roma. Si tratta della prima edizione di un evento che mette insieme tanti protagonisti e quattro lettere: ESG+H.

Secondo Fortune Italia, infatti, all’attenzione per i principi Esg va aggiunta anche quella per la ‘H’ di health.

One Health Forum, l’importanza della condivisione

Istituzioni, imprese, associazioni e università, riuniti per discutere un tema che Fortune Italia affronta da tempo: come costruire un approccio integrato che tenga conto della connessione tra salute umana, animale, ambientale? Il Forum One Health di Fortune Italia nasce dall’unione di due eventi: il Forum Health e il Forum Sostenibilità. I due appuntamenti lasciano il passo quindi a un Forum ‘nuovo’. L’obiettivo è favorire la formazione di un ecosistema tra aziende, scienziati, rappresentanti delle professioni, organizzazioni civiche, politici e decisori pubblici. Uno spazio di discussione per confrontarsi sulla rivoluzione ‘One Health’, per una società più equa e attenta al futuro del pianeta. L’approccio One Health alla base di tutte le politiche può essere alla base di un pianeta più giusto, come detto dal caposervizio di Fortune Italia Margherita Lopes in apertura di evento.

Micaela Gelera, commissario straordinario Inps (che ha ospitato l’evento), ha dato inizio al Forum ricordando come quello italiano sia il primo istituto di welfare in Europa. “L’innovazione dell’Inps negli ultimi anni è iniziata prima della pandemia ma dopo è accelerata anche grazie al Pnrr. Questo ci consentirà di arrivare con più facilità a erogare prestazioni e a raggiungere le istanze dei cittadini. Ritengo fondamentale che tutti gli attori condividano le proprie esperienze per fare in modo che la sostenibilità sia legata a giustizia sociale ed eguaglianza e garanzia dei diritti. Dobbiamo condividere le best practice per arrivare a svolgere quel ruolo importante di lasciare un mondo più sostenibile per le generazioni future”.

Il doppio binario imprese-istituzioni

Centinaio ha sottolineato l’importanza di un approccio One Health, ricordando il lavoro dell’intergruppo parlamentare dedicato. “La parola sostenibilità è di moda. Molto spesso viene abbinata all’ambiente, ma in Italia dobbiamo essere consapevoli che oltre all’ambiente vanno considerate la sostenibilità sociale ed economica. Le imprese devono avere i mezzi per poter affrontare questo percorso. Serve quindi che ci sia il rispetto dell’azienda e delle persone che ci lavorano”.

L’intergruppo One Health “creato poco tempo fa al quale partecipano i parlamentari di tutti i partiti”, va ricordato perché “quando si parla di salute, futuro e sostenibilità la politica non si divide andando oltre destra e sinistra, maggioranza od opposizione. Questo intergruppo spero possa lavorare in connessione su temi ambientali, sanitari e sociali”.

Salute umana, animale e dell’ambiente, nasce l’Intergruppo parlamentare One Health

L’augurio è però che la condivisione ci sia anche tra istituzioni. “Le interconnessioni devono esserci anche nel potere esecutivo. I ministeri non possono lavorare da soli, devono lavorare insieme così come altre istituzioni. Assessori regionali e ministri devono poter ragionare su visioni comuni, così come i tecnici. Questo deve fare la politica, altrimenti ci saranno binari diversi: i privati da una parte”, sempre più veloci, “e il pubblico dall’altra parte, costretto a rincorrere”.

Imprese, la strada accidentata di sostenibilità e responsabilità

Nella prima tavola rotonda del Forum, moderata da Sandro Bosso di Fortune Italia e dedicata alla ‘sostenibilità e responsabilità’, è emersa la strada imperfetta, ma segnata, che porta ad integrare la sostenibilità nelle strategie delle aziende.

Bosso, che è stato coordinatore scientifico del V Forum Sostenibilità di Fortune Italia, ha spiegato che la transizione sostenibile in Italia potrebbe generare un’occupazione da 1,5 milioni di posti di lavoro, considerando tutte le filiere industriali coinvolte. Per questo con lo scorso Forum Sostenibilità è stato avviato un percorso che passa dal mondo istituzionale e dalle imprese per dare valore a quelle raccomandazioni emerse dagli esperti riuniti da Fortune Italia. Raccomandazione trasversali tra diversi ambiti che confermano “la validità di un approccio olistico”. Un approccio che parte proprio dall’ascolto delle imprese.

Il futuro sostenibile dell’impresa si nasconde probabilmente nelle preferenze di chi le sta pian piano popolando: i giovani. Ed è da qui che è utile partire.

I dati dicono che i ragazzi vogliono cambiare occupazione sempre più frequentemente. “Alcuni vogliono fare due esperienze durante lo stage obbligatorio”, racconta Francesco Perrini, Associate Dean for Sustainability Università Bocconi. Il mercato del lavoro è cambiato: una volta “poche esperienze brevi venivano penalizzate. Per il tema della sostenibilità notiamo che ci sono scarsità di risorse: ci sono più imprese che cercano persone competenti rispetto a quelle che escono dal mondo dell’Accademia”.

Insomma, anche se oggi tutti parlano di sostenibilità, in realta “dalla formazione all’impresa c’è un gap. Oggi la sostenibilità è la finanza di una volta, in termini di richieste delle imprese e remunerazione”. Ma sono le persone stesse ad essere “cambiate: molti ragazzi vogliono andare da imprese ‘sostenibili’ e attiviste, che quindi sono verdi davvero, e sono disponibili a rinunciare a un pezzo della remunerazione per andare in ambienti del genere. Gli studenti pensano che le imprese sostenibili possano anche sopravvivere di più: un circolo virtuoso, in questo senso”.

Sono cambiate le persone, e quindi cambiano le imprese: serve “una cultura davvero antropocentrica per coniugare il business con lo sviluppo sostenibile della persona”, dice Fortunato Costantino, Direttore Human Resources, Legal & Corporate Affairs Q8. “Abbiamo capito che questa trasformazione rappresenta una delle leve strategiche più potenti per il Gruppo, per recuperare attrattività per i talenti, sapendo bene che questa ‘attrazione’ non poteva più giocarsi solo sulle retribuzioni. Serve qualità della vita. Capacità di generare un bilanciamento tra lavoro e vita privata”, ha affermato. “Bisogna ripensare il modello e renderlo dinamico: rivisitare quanto il bisogno che registriamo in termini di competenza sia ancora valido con misurazioni periodiche”. La strategia di wellbeing di Q8 spiega, “passa da un progetto che misura le cosiddette batterie della vita: quelle del benessere fisico e psichico. E ogni anno facciamo questa verifica”.

Paolo Salza, Chief Risk, ESG & Compliance Officer RINA, racconta come il gruppo multinazionale con sede a Genova abbia “5.000 persone e più del 50% di lauree Stem con la previsione di crescere di 2.000 persone in due anni. Le risorse umane sono il nostro asset principale. Per la Gen Z il sacrificio non equivale al successo”, dice citando uno studio di EY. “Viviamo in un periodo di incertezze in cui subiamo eventi esogeni come pandemia e crisi economiche e guerre. In tutto questo, l’incertezza genera la necessità di dover controllare il proprio lavoro”.

“Sull’onda di quanto imparato con Covid su come si poteva lavorare”, dice Marco Santucci, Ceo Jaguar Land Rover Italia, collegato all’evento da remoto, “abbiamo lanciato un engineering app per il lavoro in azienda. Prima per sviluppare il software delle vetture dovevi lasciare casa tua per trasferirti in Inghilterra o Germania. Oggi no: diamo la possibilità ai giovani ingegneri di lavorare da casa in collegamento diretto con la casa madre”. Un altro esempio dei cambiamenti? “Il venerdì è una giornata lavorativa, ma non si fissano riunioni per dare tempo da dedicare al proprio equilibrio con la vita privata”.

Fabio Nalucci, Ceo e Chairman Gellify, ha ricordato che “esiste anche l’imprenditoria tradizionale: il rischio quando si affrontano queste cose è che si parli di una piccola percentuale di tipo di lavoratori. Se sei in fabbrica, il venerdì ci devi andare. Noi siamo convinti che servano strumenti per crescere”, ma anche quando gli strumenti ci sono i “mercenari” vanno via. Le società di consulenza, spiega Nalucci, “hanno un turnover del 20%. E queste persone non contribuiscono alla sostenibilità dell’impresa. Noi diciamo ‘rimani con noi per sempre non per farti ricco, ma perché ti darò gli strumenti per crescere’. Sul bilanciamento tra vita privata e lavoro “se chiedi a una persona di fare uno sforzo extra lo deve poter fare in emergenza. Se è la normalità, vuol dire che il tuo modello di business non è sostenibile. Ci sono livelli di complessità che vanno interpretati fuori dall’elite in cui spesso ci ritroviamo”.

One Health, tecnologia alleata della sicurezza alimentare

Il 30% delle emissioni climalteranti oggi è dovuto al food, si è detto durante la tavola moderata da Federico Mereta di Fortune Italia dedicata alla sicurezza alimentare. “Se andiamo avanti così nel 2050 arriveremo al 50%”, secondo Umberto Agrimi, Direttore Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria ISS, convinto che “il problema One Health se lo pongono i paesi ricchi” e che l’impatto della crisi climatica colpisce in maniera molto differente quelli più poveri.

Alessandro Miani, Presidente Sima, snocciola qualche numero: “In Europa parliamo di sicurezza alimentare ‘da ricchi’”, dice, ma nel mondo ci sono 800 milioni di esseri umani denutriti. “La sicurezza alimentare andrebbe garantita a tutti”, spiega, perché entro il 2070 250 milioni di persone nel mondo saranno migranti climatici. “Occorre fare resilienza puntando su un cambio di stile alimentare, e la tecnologia ci consente di fare moltissimo per ridurre l’impatto” della nostra alimentazione. Una risposta viene dalla tecnologia. I satelliti, ad esempio, possono essere utilizzati per il monitoraggio dell’impronta idrica.

Lo stesso Agrimi ha sottolineato la contraddizione di fondo da risolvere: abbiamo un sistema che chiede troppo al terreno e alla natura, abbiamo 800 milioni di persone che soffrono la fame, come ricordato da Miani, ma anche “più di 2 miliardi di persone obese o sovrappeso. Questo è schizofrenico: obesità e sovrappeso si portano appresso un carco di malattie importanti. La soluzione passa anche da diete sostenibili che eviterebbero 11 milioni di morti premature all’anno a livello mondiale, con un risparmio immenso per sistemi sanitari”.

La seconda tavola del primo giorno del Forum One Health, dedicata alla sicurezza alimentare

Per Roberto Mancini, amministratore delegato IBF Servizi, “il tema della sicurezza alimentare è globale”. Ed è in tema “legato alla crescita demografica impetuosa in alcuni Paesi. La sfida è importante, ma la tecnologia consente interventi preziosi: penso alla tracciabilità lungo il percorso dal campo alla tavola, con l’aiuto di sensori, droni” e altre tecnologie, dice Mancini. “Digitalizzare i campi e il percorso della filiera rileva problemi in ogni snodo”.

La tecnologia, insomma, consente l’analisi dei terreni e interventi mirati per ridurre impatto dell’uomo sulla natura. E per risparmiare a livello economico.

“Siamo quello che mangiamo. E questo è anche un tema economico, dalla spesa sanitaria ai conflitti”, dice Bernardino Quattrociocchi, professore ordinario di Economia e gestione delle imprese di Sapienza Università di Roma. Il professore ricorda che “c’è una questione di prezzi: sicurezza e qualità hanno aspetto dell’accesso di tutti a entrambe. Quando si scende nei costi questa sicurezza è più difficile, le frodi diventano più frequenti”. L’augurio per il futuro del professore riguarda proprio la qualità: che ci sia quindi “un maggior numero di persone che possa accedere a una migliore qualità alimentare” anche grazie all’uso della tecnologia.

La sicurezza alimentare, intanto, è alla base della sostenibilità, ha aggiunto Barbara Gallani, Capo dipartimento Comunicazione e partenariati EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare. L’agenzia si occupa “di contaminanti chimici e biologici ma anche di benessere animale, un lavoro che si è intensificato negli ultimi anni”, dice parlando dell’approccio OneHealth e della necessità di considerare non solo la salute umana, ma anche quella animale e ambientale. Gallani ha provato a immaginare quale possa essere la ‘ricetta’ giusta per affrontare il tema della sicurezza alimentare. Nel contesto di un approccio One Health ricorda che in Europa “c’è stata una dichiarazione congiunta per lavorare su One health e vorrei che si parli nei prossimi anni di come si possa cooperare tra queste agenzie. Secondo me dobbiamo convertire il contesto multidisciplinare in transdisciplinare: non più esperti di diversi settori che portano la loro esperienza e basta, ma persone a proprio agio nella confort zone di altri”, dice Gallani.

La sicurezza alimentare e la prospettiva OneHealth sono fortemente legate anche alla protezione delle popolazioni indigene, che detengono e proteggono l’80% della biodiversità del nostro pianeta. “Queste popolazioni”, dice Claudia Laricchia, Chief of Global Strategic Cooperation at Indigenous People’s Climate Justice Forum e founder della Smily Academy. Gli indigeni, spiega, “guadagnano mediamente cinque dollari al giorno”. Laricchia ha presentato il progetto Smily, il primo acceleratore di impatto per imprese giovanili sul tema climatico. “Smily parla di riconnessione: con se stessi e gli altri, con il pianeta”. Un progetto che parte da una mentalità diversa, una “dimensione interiore che viene prima di disegnare i modelli generativi dello sviluppo”.

Il nodo investimenti

È stato Renato Loiero, consigliere della presidenza del Consiglio, a chiudere la prima giornata dell’evento: “Pochi minuti fa si è concluso il bilaterale Italia-Germania: è stato siglato un patto di collaborazione che nelle prossime ore verrà reso noto”, racconta facendo riferimento all’incontro svolto a Berlino alla presenza del cancelliere Olaf Scholz, della premier Giorgia Meloni, dei ministri Robert Habeck, Antonio Tajani e Adolfo Urso.

La sostenibilità, dice, “significa anche sostenibilità finanziaria: nell’incontro di oggi è emerso il tema di cui dibattiamo da anni: la riforma del patto di stabilità e crescita. Anche oggi il tema si è riproposto. Come computare gli investimenti della doppia transizione – digitale ed ecologica – nell’ambito dei parametri del patto? Se le regole devono indurre comportamenti positivi, la più importante regola finanziaria” in Europa dovrebbe occuparsene, afferma Loiero.

Sull’operato futuro del Governo, dice Loiero facendo riferimento alle riflessioni e alle priorità emerse dal lavoro di Fortune Italia sul tema sostenibilità negli ultimi anni, “si cercherà di valutare tutti i contributi in ottica dell’impatto sulle future generazioni senza cadere nella retorica: è vero che il pianeta ci è dato in prestito dalle future generazioni e non in eredità da quelle che ci hanno preceduto”.

One Health, la strategia che mette insieme talenti e volontà per salvare il pianeta

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