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Pharma made in Italy supera i 50 mld di produzione, Cdmo da primato

Marcello Cattani e Braca Farmindustria

Il pharma italiano è il “cuore pulsante della produzione industriale italiana. Lo confermano i dati Istat. Non posso ancora dire che varcheremo la soglia dei 50 mld di euro di produzione nel 2023, ma abbiamo avuto una crescita straordinaria, questo sì. Oltretutto a fronte di un 2022 record“. Non è (solo) scaramanzia, quella del presidente di Farmindustria Marcello Cattani, ma estrema cautela in attesa dei dati relativi all’export.

Noi di Fortune Italia però, forti delle cifre sulla produzione industriale diffuse dall’Istituto di statistica (e di qualche calcolo spannometrico), ve lo diciamo: il pharma italiano ha ormai superato quota 50 mld, a fronte dei 49 mld dell’anno precedente.

“Il governo ha capito il valore di questo comparto. Abbiamo la forza della prima industria farmaceutica europea”, rivendica con orgoglio Cattani, illustrando i risultati dell’indagine Farmindustria-Prometeia 2023 sul Cdmo, la produzione farmaceutica ‘conto terzi’. Una ‘branca’ del pharma in cui l’Italia è prima in Europa, con un fatturato da 3,1 mld di euro (su un totale in Ue da 13,5 mld, dati 2021) surclassando Germania e Francia. Ma vediamo prima cosa dice l’Istat.

Produzione industriale, il pharma in controtendenza

Stando ai dati Istat, nell’intero 2023 la produzione dell’industria italiana è diminuita del 2,5% rispetto all’anno precedente. Risultati di segno opposto per la farmaceutica, che porta a casa un +7,3% (bene anche i mezzi di trasporto con +8,1%).

L’attività industriale italiana risente, in parte, della fase recessiva della Germania. E anche il contesto geopolitico impatta sulla produzione. Ma, come spesso accade, la farmaceutica va in controtendenza.

Le sfide

In questo quadro, non mancano le sfide per le aziende produttrici di medicinali. Cattani si è scagliato contro la ‘deriva green’ dell’Europa, un approccio miope e “ideologico” che rischia di impattare pesantemente su un comparto “che per primo ha dimostrato attenzione all’ambiente. A risentirne – avverte – sarebbe la capacità di innovare. Ecco, non dobbiamo dimenticare che i nostri competitor sono Usa, Cina, Paesi Arabi, che giocano con altre regole partite strategiche”.

Il presidente di Farmindustria cita il caso degli imballaggi, ma anche la proposta di regolamento farmaceutico e la questione della transizione dell’automotive verso l’elettrico. Capitoli in cui, ha detto Cattani, il governo italiano ha fatto ascoltare la propria voce in Europa.

Altri nodi

Tutto bene, allora? Non proprio. “Abbiamo il nodo dei costi operativi: +31% rispetto al 2021. E i prezzi dei prodotti – in Italia troppo bassi – non aiutano, come pure la dipendenza nell’approvvigionamento di materie prime”. In un contesto geopolitico dove le crisi si susseguono. “Ecco perchè questo è il momento di dare slancio al settore, attraendo gli investimenti” e sfruttando le compentenze del comparto. Anche nella produzione conto terzi, gioiellino poco noto del pharma made in Italy che però negli ultimi giorni è stato protagonista di importanti acquisizioni. 

Produzione per conto

Nel nostro Paese operano “una ventina di società a capitale italiano ed estero – ha detto Anna Maria Braca, presidente gruppo Cdmo di Farmindustria – con un’importante tradizione manifatturiera. Nel 2021 con 3,1 mld di euro siamo primi in Europa (22,9% del fatturato), in crescita rispetto al pre-Covid”.

Per avere un’idea del trend, dal 1012 al 2021 l’Italia ha segnato un +82,6% di fatturato. La media del Cdmo è di una crescita del 9% l’anno, con una vivacità della produzione dei biologici e degli iniettabili: un prodotto ‘per conto’ su 4 è biotech.

Flessibilità e velocità sono le parole chiave per questo settore che “ha destinato ai mercati esteri oltre l’80% del fatturato nell’ultimo triennio“, ha puntualizzato Braca. Sottolineando “investimenti in crescita a doppia crifra (+13%) anche nel 2023″.

“Parliamo di un export – ha puntualizzato Cattani – che nel 90% dei casi è destinato a Paesi avanzati. Ecco perchè restano  fondamentali due aspetti: tecnologie e competenze”. Insieme alla propensione a investire nell’innovazione.

Le richieste del settore

“Non chiedieamo aiuti, ma di rivedere il quadro degli incentivi per gli investimenti tecnologici. Anche perchè le crisi attuali – analizza il presidente di Farmindustria – ci hanno portato a considerare il tema dei principi attivi: il 75% è di importazione in Europa, ed è importante ridurre la dipendenza”. Certo “la crisi di Suez non aiuta. Ma il tema delle carenze appare mitigato rispetto all’anno passato”. Il punto è che in una situazione attuale, con una instabilità prolungata, è bene ripensare ad alcune strategie, rafforzando settori strategici, è il ragionamento del presidente degli industriali del pharma.

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