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microplastiche
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Nel 1861 Alexander Parkes, sviluppando gli studi sul nitrato di cellulosa, isola e poi brevetta il primo materiale plastico semisintetico. È iniziata così la conquista del pianeta da parte di questo materiale, virtualmente indistruttibile.

Ormai le microplastiche sono state scoperte nei pesci, negli animali da allevamento, nel latte delle neomamme, nelle arterie, nei follicoli: estremamente pervasive, il loro impatto sulla salute appare sottostimato. Ad accendere i riflettori sul tema è Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Medicina Interna (Simi).

Microplastiche nelle arterie, come l’inquinamento colpisce al cuore

“Queste minuscole particelle di plastica (dal diametro inferiore a 5 mm per le microplastiche e a 1 micron per le nanoplastiche), in genere invisibili a occhio nudo, hanno invaso ogni angolo del nostro pianeta, comprese le acque di fiumi e oceani e rappresentano una minaccia significativa per la salute dell’uomo, degli animali e di tutto l’ambiente. È dunque urgente mettere in campo azioni di consapevolezza e prevenzione”, dice Sesti.

Come calamite

Se l’ingestione provoca danni a tutti gli organi e apparati, con disturbi gastrointestinali e del microbiota, problemi riproduttivi, effetti cancerogeni, problemi neurologici e cardio-vascolari, le microplastiche sono particolarmente insidiose anche per la loro capacità di accumulare sostanze tossiche come pesticidi, metalli pesanti e altri inquinanti.

Per gli esperti Simi si tratta di una minaccia diretta per la salute. L’ingestione di microplastiche provoca danni a tutti gli organi e apparati, determinando disturbi gastrointestinali e del microbiota, problemi riproduttivi, effetti cancerogeni, problemi neurologici (è dimostrato che compromettono l’integrità della barriera emato-encefalica) e cardio-vascolari.

Presenti anche nell’aria che respiriamo, le microplastiche possono essere inalate e arrivare nei polmoni, causando problemi respiratori e aggravando condizioni come asma e bronchite.

Rischi sottovalutati

Recenti ricerche suggeriscono che le microplastiche possano attraversare la barriera emato-encefalica e andare ad accumularsi nei tessuti cerebrali, dove potrebbero causare effetti neurotossici. Ma cosa vuol dire? L’esposizione prolungata alle sostanze neurotossiche rilasciate dalle microplastiche potrebbe contribuire allo sviluppo di patologie neuro-degenerative come la malattia di Alzheimer e il Parkinson e contribuire al decadimento cognitivo, ricordano gli esperti Simi.

C’è poi lo studio dei ricercatori italiani che ha dimostrato la presenza di microplastiche all’interno delle placche aterosclerotiche di alcuni pazienti. I soggetti con queste caratteristiche presentavano un rischio maggiorato del 450% di incorrere in un infarto, ictus o mortalità per tutte le cause, nell’arco dei successivi 2-3 anni, rispetto alle persone che non presentano microplastiche nelle placche.

Non solo: alcune sostanze chimiche presenti nelle microplastiche, come ftalati e bisfenolo A, sono interferenti endocrini, possono cioè interferire con i sistemi ormonali nel corpo. L’esposizione prolungata può contribuire a problemi dell’apparato riproduttivo, disturbi dello sviluppo e squilibri ormonali. Inoltre in esperimenti di laboratorio queste sostanze hanno prodotto effetti genotossici, cioè danni al Dna. Ecco perchè, sottolinea Nicola Montano, presidente eletto della Simi, è importante intervenire a livello di singoli e comunità. Ma come?

Il decalogo per proteggere se stessi e l’ambiente

Riduci il consumo di plastica monouso e optare per alternative riutilizzabili come bottiglie/borracce termiche in acciaio inossidabile, contenitori di vetro, borse della spesa (shopping) in tessuto.

Scegli per l’abbigliamento le fibre naturali, come cotone, lana, viscosa e canapa, rispetto a materiali sintetici come poliestere, poliammide, polipropilene e nylon (molto diffusi soprattutto nella fast fashion perché economici), che rilasciano microplastiche durante la produzione e il lavaggio.

Installa filtri contro le microplastiche nelle lavatrici per catturare le microplastiche rilasciate dai tessuti durante i cicli di lavaggio, impedendo loro di entrare nel sistema idrico; così si rispetta di più l’ambiente ad ogni lavaggio.

Evita cosmetici contenenti microplastiche. I microgranuli in polietilene (presenti in esfolianti, dentifrici, creme da barba e scrub a risciacquo) sono vietati dal 2020, ma i cosmetici possono contenere altri polimeri insolubili. Controlla dunque sempre l’elenco degli ingredienti in etichetta per assicurarti che non contengano PE (polietilene), PMMA (polimetil metacrilato), PET (polietilene tereftalato) e PP (polipropilene).

Consuma acqua filtrata per rimuovere le microplastiche e altri contaminanti, o scegli acqua minerale e bibite in bottiglia di vetro. Evita invece quelle in bottiglie di plastica.

Previeni la contaminazione dei cibi con la plastica. Riduci al minimo l’acquisto di alimenti confezionati in imballaggi e contenitori di plastica, optando per alternative in vetro, acciaio inossidabile, silicone o sacchetti di carta per ridurre il rischio di ingerire microplastiche. Anche in frigorifero, ridurre o eliminare l’uso di contenitori di plastica e pellicole.

Mangia alimenti freschi e integrali. Scegli alimenti freschi e integrali anzichè prodotti processati e confezionati; questi ultimi, oltre ad esser meno salutari, potrebbero contenere livelli più alti di contaminazione da microplastica.

Sostieni pratiche di pesca sostenibili. In questo modo sei riduce la probabilità di consumare pesce e frutti di mare contaminati da microplastiche.

Smaltisci correttamente i rifiuti, un altro modo per evitare che la plastica inquini l’ambiente e contamini cibo e acqua.

Sii ‘ambasciatore’ del cambiamento, dando il buon esempio e sensibilizzando familiari, amici e colleghi di lavoro sugli effetti dannosi delle microplastiche per la salute dell’uomo e dell’ambiente.

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