Torna a Chicago il congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), una delle kermesse di oncologia più importanti dell’anno, una finestra sul futuro e una ventata di ottimismo per le persone affette da tumore, che ormai nessuno chiama più ‘male incurabile’.
Perché sono sempre più numerosi e mirati i trattamenti, che cominciano ad essere elaborati e ‘scelti’ anche da strumenti di intelligenza artificiale, per disegnare strategie terapeutiche di giorno in giorno più smart. E i risultati si vedono. Sono state 6,8 milioni le vite salvate dai tumori in Europa, dal 1989 al 2025. E se in Italia le morti per cancro sono diminuite del 15%, nel decennio 2011-2021, il successo contro i tumori è planetario e si replica in tutte le parti del mondo. Anche negli Usa, dove la sanità è un capitolo difficile e l’assistenza universale un sogno, il tasso di mortalità per tumori è calato costantemente, sia tra gli uomini che tra le donne, dal 2001 al 2022 (al ritmo dell’1,3%-2,1% l’anno).
Il tema del Congresso ASCO 2025 è “Driving Knowledge to Action: Building a Better Future”, un invito a portare al letto del malato il più precocemente possibile i risultati della ricerca e le innovazioni terapeutiche, per accelerare il cambiamento e salvare sempre più vite.
Invito che si scontra però con i limiti dell’innovazione, il principale dei quali è quello della sostenibilità. In Italia, si spendono oltre 4,7 miliardi di euro per i farmaci oncologici, una cifra enorme, lievitata del 9,6% dal 2023 al 2022. “Il 2024 è stato un anno record per il numero di nuove terapie in arrivo – ricorda Francesco Perrone, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) – L’Agenzia regolatoria europea (EMA), nel 2024 ha espresso parere favorevole per 113 nuovi farmaci e, tra le terapie che hanno ricevuto parere favorevole, ben una su 4 era un farmaco anti-tumorale”.
E quest’anno si replica e si rilancia: dei 112 i nuovi farmaci dei quali è attesa l’approvazione EMA entro la fine di quest’anno, ben il 31,6% è un antineoplastico. “Siamo di fronte a una vera e propria ondata di innovazione – commenta il presidente Perrone – che rappresenta una notizia positiva per i pazienti. Ma la spesa deve essere ‘governata’, dando la priorità ai farmaci davvero innovativi, in grado di migliorare non solo la sopravvivenza, ma anche la qualità di vita, per ridurre i ricoveri e facilitare il reinserimento dei pazienti nel mondo del lavoro, dando dunque vantaggi significativi non solo da un punto di vista clinico, ma anche umano”.
Strettamente connesso al tema della sostenibilità, è quello dell’appropriatezza. “Governare la domanda di salute è un tema fondamentale, ma per abbattere le liste d’attesa servono più risorse e personale; in Italia, da almeno vent’anni a questa partegli investimenti in sanità sono inadeguati rispetto alla velocità con la quale crescono i bisogni”.
Aumentano gli italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore
Oggi sono 3,7 milioni gli italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore; quindici anni fa, nel 2010, erano 2,6 milioni. E quella della cronicità oncologica è la prossima grande sfida che il Servizio Sanitario Nazionale sarà chiamato ad affrontare, rispondendo a nuovi bisogni di cura e di presa in carico prolungati nel tempo, più o meno intensi a seconda del tipo di terapie e delle condizioni generali. E non si tratta solo di farmaci. Anche il ricorso agli esami strumentali è aumentato rispetto ai decenni scorsi, visto il miglioramento dell’aspettativa di vita e dell’efficacia delle terapie, che spesso consentono una cronicizzazione del tumore in fase avanzata. “Il rispetto dell’appropriatezza prescrittiva – sottolinea Perrone – deve quindi procedere di pari passo con il potenziamento delle risorse da destinare all’oncologia”.
Da ripensare sono anche la presa in carico, i percorsi e le modalità di ricovero dei pazienti oncologici. “Dal 3 al 10% delle persone che afferiscono ai Pronto Soccorso ha una storia di tumore – ricorda Massimo Di Maio, Presidente eletto AIOM – e oltre la metà dei pazienti oncologici che accede alle strutture di emergenza ha bisogno di essere ricoverata”. Il collo di bottiglia è però rappresentato dalla disponibilità di posti letto che, nel decennio 2012-2022 in Italia sono stati tagliati del 35%, a fronte di un -10% in Europa. Oggi i posti letto di Oncologia sono appena il 2,3% del totale negli ospedali per acuti e questo determina uno ‘spillover’ di questi pazienti in altre Unità Operative, soprattutto in Medicina Interna.
“La durata media della degenza di questi pazienti e la mortalità intra-ospedaliera è superiore a quella di altre patologie e sono meno frequenti le dimissioni a domicilio – ricorda Di Maio-. L’evoluzione della complessità dei trattamenti richiede quindi che si affermi su tutto il territorio un modello organizzativo che preveda, in caso di ricovero, un percorso ottimale e, nei casi opportuni, l’accesso alle strutture specialistiche. Sul fronte del personale sanitario poi, è necessario tutelare la gratificazione e la motivazione dei professionisti del SSN, per evitare fughe e ‘diserzioni’, come quelle delle scuole di specializzazione in anatomia patologia e in radioterapia; molto importante è anche affrontare il tema del burnout degli oncologi. Solo così potremo garantire il futuro delle cure”.
Per far fronte all’emergenza-tumori è fondamentale anche giocare d’anticipo, investendo sulla prevenzione. “Nel 2024, in Italia, sono state stimate 390.100 nuove diagnosi di tumore – ricorda Saverio Cinieri, Presidente di Fondazione AIOM -. Il 40% di queste, cioè circa 156mila casi, si sarebbe potuto evitare seguendo stili di vita sani e aderendo ai programmi di screening”. Di prevenzione si parla tanto, eppure quasi il 60% degli adulti consuma alcol, il 33% è in sovrappeso e il 10% è obeso, il 28% è sedentario e il 24% fuma. Ma bisogna insistere perché la prevenzione ‘paga’, non solo dal punto di vista della salute, ma anche economico: ogni euro speso in prevenzione genera un ritorno di 14 euro per l’economia della salute e dell’assistenza sociale.
“Eppure oggi – conclude Cinieri – solo una piccola percentuale dei bilanci sanitari nazionali è investita in questo settore. Negli ultimi anni, la spesa pubblica italiana per la prevenzione ha evidenziato criticità sia in termini di quantità, che di distribuzione delle risorse, rispetto agli altri Paesi europei. Ma di prevenzione si continua a parlare troppo poco, anche al congresso ASCO di quest’anno”.
FOTO: da sinistra: Massimo Di Maio, presidente eletto Aiom, Francesco Perrone, presidente Aiom, Saverio Cinieri, presidente Fondazione Aiom

