Non solo ‘specchio dell’anima’: gli occhi possono consentire di intercettare numerose patologie, oltre che diventarne purtroppo il bersaglio. Forse non lo sapete, ma un paziente su tre con ipertiroidismo (malattia di Basedow-Graves) ha problemi agli occhi, che possono manifestarsi anche prima dei sintomi di un problema alla tiroide, o persistere dopo che la funzionalità tiroidea è tornata nei limiti.
Dunque è molto importante una valutazione oculistica del paziente con orbitopatia tiroidea, per poter definire la gravità del problema (entità dell’esoftalmo, pressione endo-oculare, danno del visus) e individuare l’approccio terapeutico corretto.
La buona notizia è che a Roma, presso il Policlinico Gemelli, è attivo un Ambulatorio Oculistico della Orbitopatia tiroidea. Gli specialisti possono, a seconda dei casi, avvalersi di una serie di consulenti, dal chirurgo endocrino, al medico nucleare, al radioterapista, al reumatologo, all’otorinolaringoiatra, all’ortottista. Per una valutazione completa e un approccio che includa le ultime novità a disposizione. Ma vediamo meglio di che stiamo parlando.
Tiroide: quando ‘funziona troppo’
Ai sintomi correlati all’aumento degli ormoni tiroidei nel sangue – palpitazioni e tachicardia, tremori, insonnia, dimagrimento, intolleranza al caldo, nervosismo, aumento dell’appetito – possono aggiungersi anche altri problemi.
“Tra i più complessi da gestire c’è appunto la malattia oculare tiroidea (Thyroid Eye Disease, TED), che può manifestarsi con segni e sintomi aspecifici, quali occhio rosso, sensazione di corpo estraneo nell’occhio, aumento di lacrimazione, fino a sintomi più critici quali la proptosi, l’esoftalmo (occhio sporgente, che può arrivare all’evento grave e drammatico della lussazione del globo oculare), la comparsa di danni a livello corneale (dovuti al fatto che la palpebra non riesce più a coprire completamente l’occhio), fino a quadri molto più critici, quali la compressione del nervo ottico, col rischio di perdita della vista”, segnala Alfredo Pontecorvi, ordinario di Endocrinologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Endocrinologia e Diabetologia di Fondazione Policlinico Gemelli.
L’interessamento oculare può essere correlato al fenomeno autoimmune, quindi alla produzione di anticorpi anti-recettore del TSH. “I recettori per il TSH sono presenti, oltre che sulla tiroide, anche nel tessuto adiposo dell’orbita. Alla malattia oculare può però contribuire anche un’infiammazione cronica, che ha come punto focale i fibroblasti che rilasciano matrice connettivale a livello dell’orbita. Questo accumulo ‘spinge’ in avanti il globo oculare, provocando l’esoftalmo”, continua Edoardo Vergani, specialista in endocrinologia del Gemelli. “In ambito di orbitopatia tiroidea – prosegue Vergani – distinguiamo una fase attiva, che può essere gestita con terapia farmacologica, e una fase cronica di malattia, dove può essere indicato un approccio chirurgico”.

Occhio al fumo
Tra i fattori di rischio dell’orbitopatia tiroidea c’è il fumo di sigaretta e un’iperfunzione tiroidea non gestita adeguatamente. Traumi accidentali e stress rappresentano, invece, un possibile innesco. La diagnosi è sostanzialmente clinica e può essere completata con una serie di esami.
Come intervenire e le novità in arrivo
La buona notizia è che una diagnosi precoce consente di intervenire farmacologicamente e di bloccare la patologia sul divenire. Al momento, il gold standard del trattamento prevede l’utilizzo di boli di cortisonici per 12 settimane, accompagnati da una terapia immunosoppressiva orale. Nelle forme più lievi la terapia è topica. Sono allo inoltre studio nuovi farmaci su nuovi target di malattia e farmaci che intercettano la tempesta citochinica, da utilizzare all’esordio dell’infiammazione. “Il Policlinico Gemelli sta prendendo parte a molti dei trial clinici su queste nuove terapie”, dice Pontecorvi.
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Occhi e tiroide: qualche numero
Ma di quanti pazienti parliamo? Per Gustavo Savino, docente di Oculistica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC Oncologia Oculare di Fondazione Policlinico Gemelli, questi problemi riguardano “circa 80.000 pazienti, ma il numero reale è probabilmente molto più elevato considerando le forme lievi spesso misconosciute. È sicuramente la manifestazione della malattia di Graves più evidente e la più complessa da trattare, con elevato impatto sulla vita di relazione. Tuttavia è probabile che, nel prossimo futuro, grazie alle nuove terapie biologiche e poli-farmacologiche, ci sarà una importante riduzione della necessità di intervenire chirurgicamente”, conclude.

