Pelissero (Aiop): “La tempesta perfetta della sanità privata”

Gabriele Pelissero, presidente Aiop.

L’analisi del presidente dell’Aiop sui problemi della sanità privata dopo l’emergenza Covid, dai costi dell’energia alle tariffe.

La fine dei contributi pubblici legati all’emergenza Covid-19 si è sommata all’instabilità dei mercati e all’impennata dei costi dell’energia, generando incertezze e compressione dei margini per uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale: la sanità privata. Che si trova a fare, letteralmente, i conti con una tempesta perfetta, complicata dalla ‘questione tariffe’.

È una diagnosi complessa quella di Gabriele Pelissero, medico e già amministratore di numerose aziende ospedaliere di diritto privato e di un Irccs (ma anche di una Fondazione Bancaria e di una Cassa Mutua), che nel giugno scorso è tornato alla guida di Aiop (Associazione italiana delle aziende sanitarie ospedaliere e territoriali e delle aziende socio-sanitarie residenziali e territoriali di diritto privato, di cui era stato presidente dal 2012 al 2018).

I numeri aiutano: “La componente di diritto privato – precisa – oggi assicura circa il 28% di tutti i ricoveri ospedalieri e il 34% delle prestazioni ambulatoriali: è dunque fondamentale per il Ssn, che non potrebbe esistere senza di essa”.

Come sta la sanità privata in Italia?

Non sta bene. E questo perché le risorse disponibili per lavorare, che per noi sono le tariffe usate dal Ssn per pagare le prestazioni erogate, non sono più dimensionate sulla base dei costi reali.

La maggior parte delle tariffe risale al 2012-2013: non tiene conto di inflazione, crisi energetica e dinamica dei costi complessiva. Insomma, le tariffe sono troppo basse. Questo comporta due conseguenze: la prima è il blocco delle retribuzioni del personale, con una grossa difficoltà sul fronte dei contratti. Stiamo cercando in tutti i modi di rinnovarli, ma in queste condizioni è impossibile: non ci sono risorse sufficienti. La seconda è che il sistema è sotto-remunerato e questo spiega la grande difficoltà nel reperimento di personale, soprattutto medico e infermieristico.

 Come sta andando il dialogo con le istituzioni sulla ‘questione tariffe’?

Abbiamo avuto un primo incontro ufficiale con il ministero, che ha mostrato attenzione al problema e ha detto che ci avrebbe riconvocato per parlare delle tariffe ambulatoriali, che sono addirittura diminuite, creando una difficoltà gigantesca, ma anche di quelle ospedaliere. Stiamo aspettando.

La legge di Stabilità a partire dall’anno 2026 stanzia delle cifre importanti per i rinnovi tariffari. Però stiamo parlando del 2026, mentre le bollette della luce e il conto dei fornitori arrivano tutti i mesi.

Se dovesse fare una classifica, cosa la preoccupa di più?

Quello dei costi dell’energia è un problema grandissimo. Secondo le valutazioni economiche fatte da un certo numero delle nostre aziende (Aiop conta 550 associati in tutta Italia per un valore di 55.000 posti letto accreditati e 72mila operatori, ndr), a questo punto se fosse solo per il Ssn molte chiuderebbero il bilancio in perdita. Ma senza di noi anche il Ssn non ce la farebbe. Senza piccole entrate a latere, che un po’ compensano, le aziende si troverebbero in una situazione di crisi e questo significherebbe una difficoltà maggiore nell’assicurare i servizi.

Nel frattempo cresce la spesa degli italiani per le cure, ma c’è anche chi rinuncia…

Esiste un problema di accesso, non c’è dubbio. Ma non c’è nessun sistema sanitario europeo che in questi anni non lamenti una difficoltà di accesso.

Ebbene, i segnali debbono essere presi sul serio, ma abbiamo bisogno di dati più precisi. Il ministero sta varando un sistema di monitoraggio delle prestazioni, ma quanto poi la domanda sia del tutto appropriata resta un punto interrogativo importante.

Insomma, in particolare per la parte ambulatoriale servono dati precisi: territorio per territorio, regione per regione e specialità per specialità. Solo così si può studiare una soluzione mirata.

Intanto la medicina sta cambiando: robotica, AI e innovazione stanno rivoluzionando il sistema delle cure.

Le strutture private hanno una storia di attenzione all’innovazione e alla qualità delle cure. Fra le soluzioni più interessanti, voglio ricordare i sistemi diagnostici avanzati che permettono diagnosi molto più mirate e meno invasive. Poi abbiamo il grande settore dei farmaci innovativi, utilizzati sempre di più nelle nostre strutture.

Ma, ancora una volta, bisogna fare i conti della casalinga: l’innovazione costa moltissimo. Se non interveniamo sulle tariffe, l’Italia farà passi indietro in sanità nei prossimi anni.

Parliamo di turismo della salute dall’estero: una potenzialità anche per dare ossigeno al sistema?

Ci sono margini per crescere: la medicina che facciamo in Italia è di ottimo livello. Non abbiamo nulla di meno rispetto a Londra, Parigi, Berlino, New York. Oltretutto l’Italia ha ottime potenzialità anche dal punto della qualità della vita e, nel comparto di diritto privato, ci sono realtà con una reputazione a livello mondiale nella produzione scientifica e nella ricerca biomedica.

Si tratta di esportare cure, anche se alla fine il paziente viene fisicamente qui. L’Italia è un Paese che esporta grande qualità, come testimoniano tantissimi prodotti del Made in Italy, ed è perfettamente in grado di farlo in sanità.

Serve marketing, cioè far conoscere la nostra qualità e la nostra offerta nel mondo. A livello del Mediterraneo storicamente si è sempre pensato a Parigi e Londra, ma Milano e Roma possono essere due poli di attrazione importanti. E devo dire che ci stiamo lavorando: come Aiop siamo entrati insieme a Federterme in una grossa piattaforma internazionale, promossa dall’Ufficio del commercio estero, e offriamo la possibilità alle aziende associate di far conoscere nel mondo le loro eccellenze.

Lei è tornato a guidare l’Aiop dopo qualche anno, quali sono oggi le sue priorità?

Prima di tutto costruire un sistema di tariffazione adeguato ai costi e alle prospettive dell’innovazione. L’altro obiettivo per me cruciale è quello di portare i contratti di lavoro a un livello più soddisfacente per gli operatori.

Non so se può fare una previsione sui tempi per il rinnovo del contratto del settore…

No, mi spiace (sorride, ndr). Ma una cosa la posso dire: come Aiop abbiamo fatto proposte concrete su cosa è indispensabile perché le aziende abbiano la possibilità finanziaria di affrontare i rinnovi contrattuali, che sono molto onerosi. E stiamo aspettando un secondo incontro con il ministero della Salute, che ha preso nota attentamente delle nostre esigenze.

Dunque spero a breve di sedermi a un tavolo tecnico a livello governativo per valutare il meccanismo finanziario che possa sostenere tutto questo. Quando l’avremo messo a punto, il giorno dopo convocheremo i sindacati per parlare del contratto di lavoro.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

 

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