Orsi: roadmap per una convivenza forzata

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Dall’emergenza in Giappone (237 attacchi nel 2025) ai casi controversi in Trentino. Come stanno cambiando le strategie per la convivenza con gli orsi? 

In un momento in cui gli shock geopolitici ed energetici globali stanno attirando l’attenzione di tutti i governi, il Giappone si trova a dover affrontare un particolare tipo d’emergenza, ma non meno importante: il crescente numero degli orsi e la loro pericolosità per la vita dell’uomo. A rendere indispensabile un intervento da parte dell’esecutivo ci sono i numeri: solo nel 2025 sono stati registrati 237 attacchi e 13 persone uccise, il tutto accompagnato da un’espansione della distribuzione territoriale del 30-40% negli ultimi quindici anni. Si tratta di cifre senza precedenti che hanno fatto scattare l’allarme in tutto il Paese.

La roadmap giapponese

Il Governo guidato da Sanae Takaichi ha approvato un piano nazionale che ha come obiettivo il controllo della popolazione degli orsi, puntando a una coesistenza pacifica tra l’uomo e la fauna selvatica entro il 2030. Una delle principali misure è il cambio di approccio rispetto alle politiche precedenti: in passato si procedeva alla cattura solo a seguito di un avvistamento nelle vicinanze di zone abitate, ora invece è prevista un’azione attiva per il contenimento del numero degli animali.

L’obiettivo è ridurre la popolazione degli orsi neri asiatici al 62-67% degli attuali livelli nelle regioni del Tohoku, Kanto e Chubu, quelle in cui si sono verificate la maggior parte degli incidenti, attraverso l’abbattimento annuo di circa il 20% degli esemplari stimati. Questa lotta è diventata anche un business: negli ultimi mesi è stato registrato un vero e proprio boom di consumo della carne di orso.

Inoltre, per fronteggiare l’uscita dal letargo degli orsi, fase in cui vanno a caccia di cibo e sono più aggressivi del consueto, sono state aumentate drasticamente le risorse operative: il personale dedicato è stato triplicato raggiungendo le 2.500 unità, con un raddoppio delle trappole a gabbia che sono arrivate a quota 10.000. Tuttavia, queste misure non convincono pienamente: le associazioni di cacciatori locali hanno sottolineato che l’aumento del personale potrebbe rivelarsi inefficace senza adeguate competenze ed esperienza sul campo.

Questi dubbi sarebbero confermati dal fatto che anche nel 2026 sono già stati registrati diversi attacchi, di cui uno mortale lo scorso 21 aprile: nella prefettura di Iwate è deceduta una donna di 55 anni dopo essere stata da un orso.

Gli orsi in Italia e il caso M91

Nel nostro Paese il numero degli orsi è nettamente inferiore a quelli presenti in Giappone (sono circa 160 esemplari), però non sono mancati i casi di attacchi che hanno suscitato grande scalpore, tra cui quella del 5 aprile 2023 dove l’orsa JJ4 ha ucciso il runner Andrea Papi. Un altro esempio molto mediatico è stato quello relativo all’orso M91, diventato uno dei più discussi nella gestione della fauna selvatica in Italia, in particolare in Trentino, dove la convivenza tra uomo e questo animale è più spinosa.

L’animale, un giovane maschio, era finito al centro dell’attenzione dopo aver seguito per diversi minuti un escursionista nei boschi di Molveno nell’aprile 2024, senza tuttavia mostrare comportamenti aggressivi secondo le ricostruzioni ufficiali. Nonostante ciò, nei mesi successivi è stato monitorato, catturato e dotato di radiocollare, anche alla luce di frequenti avvicinamenti ai centri abitati, spesso legati alla presenza di rifiuti non protetti.

La decisione di abbatterlo, eseguita nella notte tra il 30 novembre e il 1° dicembre su ordinanza della Provincia autonoma di Trento, è stata motivata dalle autorità con esigenze di sicurezza pubblica, dopo la classificazione dell’orso come ‘pericoloso’. Tuttavia, il provvedimento ha sollevato forti polemiche: associazioni ambientaliste e parte dell’opinione pubblica hanno contestato la scelta, sostenendo che M91 non presentasse una reale storia di aggressività e che la gestione degli orsi in Trentino risulti spesso più politica che scientifica.

Le specie più letali al mondo

Quando si parla di orsi, si tende spesso a considerarli come un gruppo omogeneo, ma in realtà le differenze tra le varie specie sono marcate, sia per dimensioni sia per comportamento. Anche il grado di pericolosità nei confronti dell’uomo cambia sensibilmente a seconda dell’habitat e dell’indole di ciascun animale. In cima alla classifica – stilata da Nature Defence – si colloca l’orso polare, il più grande carnivoro terrestre, che può raggiungere i 700 kg di peso: per questo predatore l’uomo può rappresentare una preda e, sebbene gli attacchi siano rari a causa dell’habitat artico, risultano spesso fatali.

Subito dopo si trova l’orso Kodiak, sottospecie dell’orso bruno diffusa in Alaska, seguito dal Grizzly, presente nel Nord-Ovest degli Stati Uniti e in Canada. L’orso bruno, che vive anche in Italia, occupa la quarta posizione, mentre al quinto posto si colloca l’orso nero asiatico, molto diffuso in Paesi come il Giappone.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)

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