Annamaria Sideri (Cpvo): “Donne al vertice? Siamo eccezioni, non la regola”

Annamaria Sideri

Annamaria Sideri racconta le sfide della proprietà intellettuale sui vegetali e la strada ancora lunga per la parità di genere nei ruoli apicali dell’Unione Europea.

C’è un ufficio ad Angers, in Francia, di cui quasi nessuno ha sentito parlare. Cinquanta persone, un bilancio interamente autofinanziato dalle tariffe degli utilizzatori, nessun fondo europeo. Eppure dal Community Plant Variety Office – Cpvo – passa una parte fondamentale del futuro alimentare del continente: è qui che si decide quali nuove varietà vegetali meritano protezione legale nell’Unione Europea, e per quanto tempo. Un’agenzia piccola, quindi, che si regge da sola – senza attingere alle casse europee – e che tuttavia esercita un’influenza silenziosa ma decisiva sull’innovazione agricola del continente. A guidare il Cpvo dal 2022 è l’italiana Annamaria Sideri, prima donna in trent’anni di storia dell’Ufficio a ricoprire un ruolo dirigenziale. Il suo percorso passa per la Commissione Europea e per due agenzie esecutive a Bruxelles – Ercea e Cinea – prima di approdare ad Angers con una figlia piccola, un compagno e la distanza dalla famiglia di origine in Italia come compagni di viaggio. Sideri racconta un’istituzione che lavora nell’ombra ma che, in un’epoca di crisi climatica e competizione tecnologica globale, ha tutto il profilo di un’infrastruttura strategica.

Cpvo è l’agenzia europea che gestisce il sistema di protezione delle varietà vegetali: ma per chi non conosce il settore, cosa significa concretamente? Cosa succede – agli agricoltori, alle aziende, ai consumatori – se una nuova varietà di pianta non viene protetta?

Il sistema gestito dal Cpvo garantisce la tutela della proprietà intellettuale sulle nuove varietà vegetali nell’Unione Europea attraverso la privativa comunitaria per ritrovati vegetali (Cpvr). Questo sistema riconosce al costitutore vegetale un diritto esclusivo sulla commercializzazione della varietà per un periodo determinato, consentendo di valorizzare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Senza protezione, le nuove varietà potrebbero essere riprodotte e commercializzate da terzi senza consenso. Nel lungo periodo, la disponibilità di varietà più resistenti alla siccità o alle malattie dipende dall’esistenza di un quadro giuridico stabile che favorisca l’innovazione vegetale.

Cpvo lavora nell’ombra eppure il suo impatto è enorme. Può raccontarci un caso concreto che rende visibile quello che fate?

Un esempio riguarda le nuove varietà di melo sviluppate per resistere alla ticchiolatura, una delle principali malattie fungine. Prima di ottenere protezione europea, ogni varietà viene sottoposta a test tecnici che verificano i criteri Dus: Distinguibilità, Uniformità e Stabilità. Il Cpvo coordina e supervisiona questo processo, garantendo che la protezione sia concessa solo a varietà che soddisfano criteri rigorosi e armonizzati a livello europeo.

Solo una varietà su cento ha successo. Cpvo protegge l’innovazione o contribuisce anche a definire chi può permettersi di innovare?

Lo sviluppo di una nuova varietà richiede molti anni, costi elevati e un significativo livello di rischio. Il sistema della privativa comunitaria è concepito per essere accessibile sia ai grandi gruppi sia alle piccole e medie imprese e agli istituti pubblici di ricerca – e una quota molto rilevante delle domande al Cpvo proviene proprio dalle Pmi. Un sistema di protezione efficace contribuisce a mantenere un ecosistema innovativo diversificato, evitando che solo gli operatori più forti possano valorizzare e difendere le proprie innovazioni.

Lei è la prima donna in 30 anni a guidare il Cpvo. Cosa racconta la sua storia: un segnale di cambiamento reale o ancora un’eccezione che conferma la regola?

La vera sfida non consiste semplicemente nel nominare una donna a una posizione di vertice, ma nel costruire sistemi di valutazione che rendano l’uguaglianza di accesso ai ruoli apicali una prassi consolidata. Quando la mia nomina è stata ufficializzata il primo giugno 2022, ho percepito il significato profondo di quel passaggio: essere la prima donna nel gruppo dirigente, a quarant’anni, chiamata a guidare le risorse umane, il budget e i rapporti con la Corte dei Conti europea, mentre nella vita privata mi dividevo tra una figlia piccola, un compagno e la distanza dalla famiglia in Italia.

I dati Eurostat – solo il 35,2% dei ruoli manageriali nell’Ue occupato da donne, con l’Italia al 27,9% – fotografano una situazione che non può essere trascurata. Arrivare ai vertici del Cpvo è un segnale di progresso, ma non possiamo considerarci soddisfatti finché questi traguardi rimarranno eccezioni e non la regola.

L’Italia è leader mondiale nel breeding vegetale. Il sistema europeo la protegge abbastanza? Dove oggi l’Europa frena invece di accelerare?

L’Italia esprime eccellenze straordinarie nell’ortofrutta, nel florovivaismo e nel settore vitivinicolo. Il sistema europeo le protegge adeguatamente sul piano legale. Il vero freno, oggi, è normativo e scientifico: mi riferisco ai ritardi nel definire un quadro regolatorio chiaro per le Nuove Tecniche Genomiche (Ngt). In un contesto di forte competizione tecnologica globale, la capacità dell’Europa di dotarsi di regole chiare, prevedibili e basate sulle evidenze scientifiche sarà determinante per mantenere competitività e capacità innovativa.

In un mondo segnato da crisi climatica e sicurezza alimentare, proteggere le varietà vegetali è ancora una questione agricola o è diventata geopolitica?

Nei prossimi anni, l’innovazione varietale sarà sempre più legata alle grandi sfide globali: cambiamenti climatici, scarsità idrica, sostenibilità e sicurezza alimentare. La capacità dell’Europa di sostenere la ricerca vegetale e mantenere un sistema efficace di protezione rappresenta un elemento fondamentale della propria autonomia strategica nel settore agroalimentare. Il ruolo del Cpvo è fornire il quadro tecnico e giuridico affinché questa innovazione possa svilupparsi in modo affidabile, armonizzato e trasparente all’interno del mercato europeo.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)

Poste Italiane Dic 25

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