Esplosione a Roma: come stanno i feriti e i rischi del Gpl

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Il bilancio dell’esplosione di questa mattina in via dei Gordiani 32, al Prenestino, zona Sud Est di Roma, dove è scoppiato un deposito di gas e carburante, vede al momento circa una quarantina di feriti, con i due pazienti più gravi ricoverati presso l’Unità Operativa Complessa Grandi Ustioni dell’Ospedale Sant’Eugenio.

“Entrambi – fanno sapere dalla Asl Roma 2 – versano in condizioni critiche e sono sottoposti a ventilazione meccanica assistita. Le persone coinvolte presentano ustioni di terzo grado, estese rispettivamente sul 55% e sul 25% della superficie corporea, oltre a lesioni da inalazione e barotrauma, compatibili con un’esposizione diretta all’onda d’urto dell’esplosione. La prognosi resta riservata”. 

L’esplosione durante un rifornimento

L’esplosione è avvenuta nel corso di un rifornimento a una cisterna collegata a un distributore di carburanti. Prima della deflagrazione era già in corso l’evacuazione dell’area e la messa in sicurezza da parte delle forze dell’ordine per una fuoriuscita di gas segnalata ai vigili del fuoco.

L’esplosione ha dunque investito le squadre di soccorso presenti sul posto, con danni significativi a edifici e veicoli nel raggio di centinaia di metri. L’onda d’urto ha frantumato vetri e provocato detriti, spaventando e ferendo gli abitanti del quartiere.

Il bollettino dagli ospedali

Dall’Ospedale Sandro Pertini arrivano però buone notizie: l’emergenza attivata nelle prime ore della mattinata è rientrata. Qui i pazienti “sono stati dimessi“.

Al Pronto Soccorso dell’Ospedale Sant’Eugenio sono invece arrivate persone in codice arancione e rosso. Si segnalano alcuni traumi ortopedici e lesioni da schegge di vetro riconducibili all’esplosione. Al momento, fa sapere la Asl “non sussiste un’emergenza specifica legata alla carenza di sangue”. I feriti sono stati portati anche in diversi altri ospedali della Capitale, mentre alcune abitazioni sono state evacuate.

I rischi legati al Gpl

Il pericolo, nel caso dell’eplosione che ha svegliato stamattina la Capitale, è legato anche all’inalazione di Gpl (sembra che l’episodio si sia originato da incidente nella fase di scarico di questa miscela di propano e butano). Se inalato in concentrazioni elevate, il Gpl “può causare nausea, cefalea, vertigini, disturbi neurologici, perdita di coscienza o persino asfissia per spiazzamento dell’ossigeno”, come avverte Alessandro Miani, presidente della Società italiana di medicina ambientale (Sima).

“Il contatto diretto con il liquido criogenico – aggiunge lo specialista parlando con Adnkronos Salute – può provocare ustioni da freddo e gravi lesioni cutanee. Per questo, in caso di incidenti come quello avvenuto a Roma, è fondamentale evacuare immediatamente l’area interessata, garantire l’intervento di squadre specializzate dotate di dispositivi di protezione individuale e avviare rapidamente operazioni di ventilazione e bonifica degli ambienti contaminati per ridurre il rischio di esposizione secondaria, anche in assenza di fiamme visibili”.

Un pericolo invisibile

Il gas, incolore e più pesante dell’aria, “può accumularsi in zone basse, cortili o interrati, creando sacche pericolose anche a distanza di tempo dall’evento”, dice Miani, secondo cui il rischio di effetti collaterali nei soggetti più vulnerabili, in particolare a livello respiratorio, non può essere escluso, “soprattutto a causa dei fumi, del particolato fine e delle sostanze secondarie prodotte dalla combustione, che possono irritare le vie aeree o peggiorare quadri preesistenti come asma o bronchiti”.

Qualità dell’aria nel mirino

L’Agenzia regionale protezione ambientale (Arpa) Lazio è stata attivata dalla Protezione civile. L’Arpa è intervenuta sul luogo dell’esplosione per installare un campionatore per la qualità dell’aria a circa 350 metri dal luogo in cui è scoppiato il distributore di Gpl.“Il campionatore raccoglie le polveri che sono presenti nell’aria e che si depositano nel filtro, per poi essere quindi analizzate in laboratorio”. I risultati non si avranno prima delle 24 ore, comunque entro domano, assicurano dall’Arpa Lazio.

Dal canto suo Miani raccomanda a chiunque “risieda o lavori nell’area interessata di attenersi scrupolosamente alle indicazioni delle autorità sanitarie e di protezione civile, evitando di rientrare in zone interdette, mantenendo chiuse le finestre e, in caso di dubbio, rivolgendosi al medico curante o al centro antiveleni, mentre per tutti è fondamentale affidarsi esclusivamente ai canali ufficiali per ricevere aggiornamenti affidabili e tempestivi”.

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