La minaccia superbatteri non è immaginaria: l’hanno sperimentata sulla propria pelle i 200mila italiani che, ogni anno, si trovano a fare i conti con un’infezione resistente agli antibiotici. Purtroppo però solo il 5% dei pazienti ricoverato con una patologia respiratoria riceve una diagnosi per identificare il patogeno responsabile. Risultato? Malattie virali trattate come se fossero batteriche e farmaci presi a caso. Ecco perchè gli esperti riuniti a Bari, in Puglia, in occasione del Forum Mediterraneo in Sanità 2025 hanno acceso i riflettori sulla rete nazionale per potenziare la diagnostica microbiologica.
E, restando in tema di device, sempre dal Forum arriva la mappa delle imprese di dispositivi medici attive nella regione: 167, con quasi 2.100 occupati, di cui il 58,2% altamente qualificati. Tecnologie e competenze sono ingredienti fondamentali per difenderci dai superbug e per far decollare l’innovazione in sanità.
Lotta ai superbatteri: questione di specialisti (che in Puglia ci sono)
Torniamo ai superbug: gli esperti riuniti a Bari hanno acceso i riflettori sulla rete nazionale per potenziare la diagnostica microbiologica. Come ha spiegato Fabio Arena (nella foto principale), delegato Amcli Puglia-Basilicata e associato di Microbiologia presso l’Università di Foggia, “la microbiologia clinica è il punto di partenza per ogni percorso diagnostico e terapeutico. I microbiologi sorvegliano la circolazione dei patogeni multiresistenti, elaborano report epidemiologici per protocolli terapeutici, supportano l’infection control prevenendo focolai intraospedalieri. Senza dati attendibili e rapidi dal laboratorio, non è possibile implementare misure di contenimento né ottimizzare l’impiego di antibiotici di seconda e terza linea”.
E allora? Servono operatori competenti, ovvero “un numero sufficiente di microbiologi, i quali devono essere adeguatamente formati e con una dotazione tecnologica al passo coi tempi, mentre spesso sono dislocati al di fuori del laboratorio di microbiologia clinica”, ha detto Arena.
… e di tecnologia
La buona notizia è che strumenti all’avanguardia consentono (o, meglio, constentirebbero) diagnosi in tempi molto rapidi, anche pochi minuti. Abbiamo strumenti che possono fare la differenza non solo per i pazienti, ma anche nell’evitare trattamenti inutili, che finiscono per alimentare l’antibiotico resistenza.
Si va “dalla diagnostica molecolare per l’identificazione diretta di patogeni, alla diagnostica immunologica, dove si identificano anche quei biomarcatori dell’ospite coinvolti nella risposta individuale all’ infezione”, ha detto Giorgio Ghignoni, direttore Scientifico Diasorin. “Queste tecnologie permettono di distinguere tra infezioni batteriche e virali in soli 15 minuti, offrendo soluzioni che vanno dai presidi di pronto soccorso fino a strutture come le Rsa”.
Il focus sulla Puglia
Può essere utile sapere che il numero di microbiologi attivi nella Regione è giudicato adeguato dagli stessi specialisti. E la presenza di due scuole di specializzazione in microbiologia clinica, a Bari e Foggia, garantisce il ricambio generazionale.
Diverso il discorso per le Unità Operative Complesse (UOC) di microbiologia: nonostante il DM 70 preveda un laboratorio ogni 600mila–1,2 milioni di abitanti, attualmente è attivo solo quello di Bari, a fronte di una popolazione regionale di circa 3,8 milioni di abitanti. Ne servirebbero invece tre o quattro.
Quanto all’antibiotico resistenza, nella Regione i tassi sono piuttosto elevati anche se in linea con le altre regioni del Sud. Insomma, per Arena è “auspicabile un rafforzamento delle Unità Operative autonome, l’adozione di un vero modello hub & spoke e la dotazione dei laboratori centrali di tecnologie diagnostiche e informatiche adeguate”.
Dispositivi medici e ricerca ‘made in Sud’
Restando in Puglia, qui le imprese dei dispositivi medici hanno investito circa 18 milioni di euro in Ricerca & Sviluppo (R&S) nel 2023. E la regione vanta cinque centri per l’innovazione: InnovaPuglia, distretto H-Bio Puglia, Distretto tecnologico dell’informatica e dell’innovazione-Tecnopolis, Centro per le tecnologie nanotecnologie biomolecolari, Salento biomedical district.
“I dati confermano la vivacità di un tessuto imprenditoriale dinamico e innovativo che rappresenta circa il 4% delle imprese italiane del comparto, con una forte vocazione alla ricerca e allo sviluppo tecnologico. Per questo la regione rappresenta una tappa strategica del roadshow ‘Insieme per un Paese in salute’, con cui stiamo attraversando l’Italia per evidenziare l’impatto economico del settore e il suo contributo al Ssn”, ha concluso Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici.

