Mentre il caso Nitag continua a tenere banco e qualcuno preannuncia – dopo i numerosi appelli di società scientifiche e specialisti – un passo indietro del ministro della Salute sui nomi contestati, l‘Italia dei social (un tempo avremmo detto dei bar) torna a spaccarsi sui vaccini. E, anche se sembra incredibile, su questo presidio di salute tutti hanno qualcosa da dire.
Dal cugino “vittima di pesanti effetti collaterali”, al cognato che “lavora in una casa farmaceutica e queste cose le sa bene”, fino alla zia con una sequela di malanni post-puntura. Ma perchè dopo la pandemia i vaccini fanno tanta paura? Spesso abbiamo detto che questi strumenti sono vittime del loro successo nel contrastare le malattie. Ma forse c’è di più.
Fortune Italia ne ha parlato con Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Che invita a guardare i numeri.
Vaccini sì, vaccini no
“Intanto diciamo che dopo l’acqua potabile probabilmente i vaccini hanno salvato più vite in termini numerici. Ma diciamo pure che vanno fatti a chi devono essere fatti e quando devono essere fatti: non a tutti e non per tutto”, puntualizza Ciccozzi.
“La scienza studia, la scienza consiglia, ma credo sia fuori discussione che per scegliere strategie di prevenzione vaccinale devono poter discutere persone che sanno di questi temi, che hanno affrontato epidemie, e che possono, in quanto scienziati, parlare di scienza secondo coscienza“, continua l’epidemiologo.
Insomma, mentre in democrazione tutti hanno diritto ad esprimere la propria opinione, nella scienza contano le evidenze, fatte di numeri, prove scientifiche, ripetibilità di un risultato. Non è questione di “avere fede nei vaccini”, come pure si sente dire. Ma di conoscere e scegliere sulla base di una valutazione che tiene conto dei benefici e dei rischi.
Vulgata e scienziati controcorrente
C’è da dire che la scienza non ha sempre tutte le risposte. In questi casi si procede per tentativi, ipotesi, correzioni. “Covid-19 ci ha insegnato che a volte chi conosce bene un tema (noi abbiamo pubblicato 147 lavori scientifici sull’epidemia da Covid) non viene ascoltato o si ritrova ad essere perfino osteggiato – ricorda Ciccozzi con un po’ di amarezza – Successe a noi quando ci esprimemmo in sede parlamentare sul virus Sars-Cov2 dicento (a febbraio 2020) che era già mutato ed era un altro virus rispetto a quello di Wuhan. O come, lavorando sulla variante Omicron, dimostrammo che aveva oramai un buon adattamento all’uomo e che sarebbe diventato una sorta di influenza, come è stato”. Sono piovute critiche, ma poi i fatti hanno chiarito come stavano le cose.
“Insomma: di vaccini fate discutere chi sa qualcosa di epidemie, prevenzione e vaccinazioni. Ma, soprattutto, ascoltate questi specialisti. Perchè davvero in questo modo è possibile fare la differenza e salvare molte vite”, conclude l’epidemiologo.


