Quanto spazio dare al lavoro e come riuscire a conciliarlo con la vita privata? Mentre i lavoratori americani faticano ad adattarsi all’aumento dei costi per l’assistenza all’infanzia e al blocco del mercato del lavoro, altri Paesi come la Nuova Zelanda offrono oltre 30 giorni di congedo retribuito, 6 mesi di congedo di maternità e un aumento del salario minimo. Con il dilagare del burnout, sempre più lavoratori potrebbero scoprire che abbandonare le grandi aziende potrebbe offrire maggiori possibilità di ottenere la qualità di vita che stanno cercando.
Insomma, se sei stanco di dover aggiornare Outlook prima del primo saggio di danza di tua figlia o se il capo ti nega le ferie, trasferirti in Nuova Zelanda potrebbe essere una soluzione per combattere il burnout da lavoro.
Il report del Global Life-Work Balance Index ha rilevato infatti che questo è il miglior Paese al mondo per equilibrio tra vita privata e lavoro. Un primato che arriva per il terzo anno consecutivo, con un punteggio migliore anche grazie a un leggero aumento del salario minimo.
La piattaforma globale di risorse umane Remote ha studiato i 60 Paesi con le maggiori economie al mondo per valutare quali permettessero di “vivere e lavorare bene”. L’indice ha misurato fattori che spaziano dal congedo retribuito, alla malattia, alle politiche per la maternità, al salario minimo, all’assistenza sanitaria, alla felicità, all’orario di lavoro, all’inclusione LGBTQ+ e alla sicurezza generale. Ogni Paese è stato classificato su una scala da 1 a 100.
La Nuova Zelanda totalizza buoni risultati in ogni categoria, con un punteggio di 86,87. Le lavoratrici possono usufruire di 32 giorni di congedo retribuito, sei mesi di congedo di maternità interamente retribuito e uno dei salari minimi più alti al mondo, pari a 16,42 dollari l’ora (contro i 7,25 dollari l’ora degli Stati Uniti).
“Come dimostra il nostro studio, la Nuova Zelanda e molti Paesi europei stanno aiutando i propri dipendenti a trovare l’equilibrio tra vita privata e lavoro con politiche che mettono al primo posto i dipendenti, ma nazioni come gli Stati Uniti rischiano di entrare in un’epidemia di burnout con una cultura che continua a dare priorità a lunghe ore di lavoro e congedi retribuiti limitati”, si legge nello studio.
Sul podio nella classifica troviamo Irlanda e Belgio. L’Irlanda ha registrato un punteggio di 81,17, favorito dal salario minimo relativamente alto e dalla generosa politica di congedo di maternità. Il Belgio 75,91, con uno dei tassi di felicità più alti in Europa, insieme a settimane lavorative più brevi (34,1 ore in media). Nel frattempo, gli Stati Uniti non solo non si classificano tra i primi 20, ma sono anche penultimi nella lista dei 60, a causa della mancanza di congedo parentale retribuito e di un sistema sanitario privato.
Non solo lavoro: ecco la top 5
I primi cinque Paesi con il miglior equilibrio tra vita privata e lavoro sono:
Nuova Zelanda, Wellington (86,87)
Irlanda, Dublino (81,17)
Belgio, Bruxelles (75,91)
Germania, Berlino (74,65)
Norvegia, Oslo (74,20)
E quelli in coda
In coda alla classifica ci sono:
Stati Uniti, Washington, DC (31,17)
Egitto, Il Cairo (35,77)
Bangladesh, Dhaka (36,91)
Etiopia, Addis Abeba (37,61)
Gli americani sono consapevoli di essere bloccati nella ruota del criceto. Un sondaggio più ampio tra gli espatriati ha rilevato che il 70% degli americani ritiene che gli Stati Uniti siano il Paese più redditizio per il lavoro, ma il 68% è cponvito di sopravvivere più che di prosperare. Tra coloro che hanno preso in considerazione l’idea di trasferirsi all’estero, gli americani indicano Canada e Regno Unito come le mete più desiderabili. Seguono Australia, Francia e Italia. La Nuova Zelanda si è classificata al 10° posto in questa lista.
L’articolo originale è su Fortune.com

