Alla bellezza non si rinuncia, anche se magari prima di fare shopping si guarda al portafogli. Così creme, smalti, profumi, make-up, mascara e rossetti made in Italy crescono ancora e promettono una performance robusta anche nel 2025. A ‘fotografare’ lo stato di salute della cosmetica italiana è il Centro Studi di Cosmetica Italia in occasione di Milano Beauty Week.
Una settimana di eventi dedicati alla cultura della bellezza e del benessere realizzata in collaborazione con Cosmoprof ed Esxence, in corso nel capoluogo lombardo.
Come sintetizza Benedetto Lavino, presidente di Cosmetica Italia, il cosmetico “è diventato un bene essenziale con un forte valore sociale, perché risponde a esigenze legate al benessere, all’igiene, alla cura di sé, alla prevenzione e alla protezione: con una spesa pro capite di 219 euro, rientra tra i beni primari a uso ricorrente nei consumi quotidiani delle famiglie. Con dinamiche analoghe a quelle dei beni per la salute”.
I numeri e le previsioni 2025
E i numeri lo confermano. Il fatturato totale della filiera cosmetica nel 2024 ha generato un valore complessivo di 41,2 miliardi di euro e ha sostenuto complessivamente l’occupazione con circa 440.000 posti di lavoro (1,6% della forza di lavoro in Italia). “Siamo una delle eccellenze del Made in Italy e lavorare in sinergia con le istituzioni è determinante per affermare il valore di un Italian Beauty e per incrementarne la competitività e l’attrattività”, ha rivendicato Lavino.
Ebbene, il fatturato totale del settore cosmetico toccherà i 17,4 miliardi di euro a fine 2025, in crescita del 5,1%. Un forte traino arriva anche per questo comparto dall’export, con un valore stimato di 8,5 miliardi di euro (+7% rispetto al 2024).
D’altra parte il mercato interno segna un rallentamento rispetto alle stime di inizio anno, proprio a causa della riduzione della capacità di spesa degli italiani. Questo fatturato crescerà del +3,3% a 8,9 miliardi di euro, mentre il valore dei consumi arriverà a 13,9 miliardi di euro segnando un +3,7%.
Le sfide
Se l’estate è finita con le nuove regole europee per lo smalto semipermanente, il comparto lamenta l’impatto del pesante sovraccarico normativo (dalle direttive Green Claims, Ecodesign e Trattamento Acque Reflue Urbane, al regolamento sul Packaging and Packaging Waste).
Questa complessità regolatoria, unita all’aumento dei costi energetici – tra i più alti in Europa – mette a rischio la capacità competitiva delle imprese, soprattutto in un contesto globale segnato da incertezze commerciali, dicono da Cosmetica Italia.
Secondo l’indagine condotta in collaborazione con TEHA – The European House of Ambrosetti, una semplificazione regolatoria nel Vecchio Continente, integrata con strategie nazionali, porterebbe le aziende del settore a liberare risorse da investire in export, innovazione e occupazione. Così, entro il 2030, il fatturato “abilitato” potrebbe raggiungere un totale di 26,2 miliardi di euro, mentre l’occupazione crescerebbe di 54.000 nuovi posti di lavoro.
Bene l’e-commerce e le profumerie
Vediamo cosa va meglio: le migliori performance riguardano l’e-commerce (+9% rispetto al 2024), ma sorridono anche le profumeria (+5,8%) e le farmacie (+3,3%). D’altra parte la grande distribuzione (+2,1%) resta comunque a valore il primo canale distributivo per i cosmetici.
Profumi, capelli e pelle
Quanto ai prodotti più gettonati, quest’anno la triade dominante è composta da profumeria alcolica (+5,2% rispetto al 2024), cura dei capelli (+4,9%) e cura della pelle (+3,9%).


