Benessere: la ‘curva dell’infelicità’ cambia e minaccia i giovani

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A pochi giorni dalla Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre, forse vale la pena riconsiderare quella che alcuni esperti hanno definito la “gobba dell’infelicità”. Perché pare proprio che, complice il malessere in età giovanile sempre più diffuso, la classica curva ad U che ha sempre caratterizzato il percorso del benessere emotivo con una diminuzione fino ai 50 anni, seguito da una risalita nei lustri successivi, abbia modificato un trend che sembrava scritto nella pietra.

Insomma, se avete la percezione che quello che una volta veniva definito calo del benessere nella mezza età si sia attenuato a discapito delle generazioni successive, non siete probabilmente lontani dal vero. O almeno così fa sospettare una ricerca coordinata da David Blanchflower del Dartmouth College, negli Usa, apparsa su PLOS One.

La ricerca, come riporta una nota, parte da un presupposto. Dal 2008, nei Paesi sviluppati e in via di sviluppo di tutto il mondo è stata osservata una tendenza a U con l’avanzare dell’età: il benessere tende a diminuire dall’infanzia fino a circa 50 anni, per poi riprendersi più avantia. In corrispondenza di picchi minimi di questa curva, ovviamente, si vanno a localizzare anche le possibili punte di malessere psicologico.

Il benessere e la crisi dei giovani

Ebbene, quanto sta accadendo tra i giovani modifica le stesse caratteristiche di questo immaginario grafico del benessere psicologico. Forse addirittura si può pensare che la “gobba dell’infelicità” – un mix di preoccupazione, stress e depressione che raggiunge il picco nella mezza età e poi diminuisce – potrebbe essere scomparsa. E proprio perché i giovani stanno male.

La ricerca, basandosi su osservazioni rilevate in sondaggi in Usa e Regno Unito, ha preso in esame le risposte di oltre 10 milioni di adulti intervistati dai Centers for Disease Control and Prevention tra il 1993 e il 2024 oltre ai dati in UK relativi al periodo dal 2009 al 2023, raccolti nell’ambito dello studio longitudinale sulle famiglie del Regno Unito, attualmente in corso, che coinvolge 40.000 nuclei.

L’analisi ha mostrato che in entrambe le aree, la fase di malessere psicologico dei 50 anni si sta attenuando, con la persistenza dello stesso malessere tra le persone di età compresa tra i 40 e i 50 anni senza mutamenti significativi.

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La gobba non ci sarebbe più, ma il malessere sarebbe più diffuso, a prescindere dall’età. Nello studio, i ricercatori hanno analizzato i dati di quasi 2 milioni di persone provenienti da 44 paesi, tra cui Stati Uniti e Regno Unito, cogliendo informazioni dalla ricerca Global Minds. Coprendo gli anni dal 2020 al 2025, questi dati suggeriscono che la gobba dell’infelicità sia scomparsa in tutto il mondo.

Cercare di spiegare cosa può essere avvenuto non è certo semplice. Tra le ipotesi che si paventano ci sono il peso di quanto avvenuto sulle prospettive di lavoro per i giovani, la carenza di finanziamenti per i servizi di salute mentale, le sfide poste dalla pandemia di Covid-19 e l’aumento dell’uso dei social media.

Insomma, ci vogliono altri dati per organizzare una risposta chiara e definita. Ciò che cambia, stando alla ricerca, è però la curva epidemiologica, con tendenze che debbono far riflettere anche in chiave di organizzazione dei servizi. Perché emerge che il disagio mentale è più elevato tra i giovani e diminuisce con l’età. Si tratta di un enorme cambiamento rispetto al passato, quando il disagio mentale raggiungeva il picco nella mezza età. E, come ogni mutamento richiede risposte.

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Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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