Taser, morte improvvisa e primo soccorso: la proposta della Sis 118

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Un’altra vittima in Italia in seguito all’uso del taser. Questa volta si tratta di un uomo di 35 anni, morto a Napoli in ambulanza, durante il trasporto in ospedale, dopo essere stato colpito col taser dalle forze dell’ordine.

Un episodio destinato a riaccendere le polemiche sui rischi legati all’utilizzo di questo strumento. A intervenire sulla vicenda è ancora una volta il presidente della Sis 118, Mario Balzanelli, che insieme al presidente del Gruppo di Intervento Emergenze Cardiologiche, Maurizio Santomauro, ha preso cara e penna scrivendo al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

La proposta dei medici dell’emergenza

“Attualmente in Italia secondo le linee-guida del Dipartimento Sicurezza, dopo l’uso del taser gli agenti devono comunque allertare il sistema di emergenza sanitaria 112/118 per un controllo medico. In attesa dell’arrivo dei sanitari del 112/118 – si legge nella missiva che Fortune Italia ha potuto leggere – nei casi in cui il soggetto non dia segni di risposta, gli agenti dovrebbero essere pronti a rianimare il soggetto anche con l’uso di un defibrillatore semiautomatico”.

Insomma, per i medici l’utilizzo del taser può associarsi, anche se con bassissime probabilità statistiche, all’innesco di aritmie ventricolari potenzialmente letali in breve tempo. La soluzione, per Balzanelli e Santomauro, è dotare gli agenti di un defibrillatore semiautomatico.

Un defibrillatore per le forze dell’ordine

“Si propone di prevedere nella dotazione standard di tutti gli equipaggi delle Forze dell’Ordine dotate di Taser di un defibrillatore semiautomatico – si legge nella missiva – Gli agenti dovrebbero essere periodicamente addestrati e certificati nelle procedure di rianimazione cardio-polmonare di base e di defibrillazione precoce (BLSD)”, scrivono i due presidenti, mettendo le proprie società a disposizione per la formazione necessaria.

Cittadini e forze dell’ordine a lezione di primo soccorso, le proposte

Quanto al pronto soccorso a scuola…

Se per quanto riguarda i taser la questione è aperta, per la formazione in primo soccorso delle giovani generazioni “la legge c’è, una legge salvavita rimasta in 10 anni lettera morta. Si attivi allora con urgenza l’insegnamento del Primo Soccorso nella Scuola Italiana”, insiste Mario Balzanelli.

Un po’ di storia

Nel primo semestre 2005, dopo aver raccolto 93.000 firme in tutta l’Italia, “portammo in Parlamento una iniziativa legislativa popolare finalizzata ad introdurre l‘insegnamento del Primo Soccorso nella Scuola Italiana. Dopo 10 anni dal giorno del deposito delle firme presso il Senato della Repubblica, quei contenuti divennero legge dello Stato, con l’articolo 1, comma 10 della legge 107/2015 (la legge della “Buona Scuola”)”, ricorda il presidente della Sis 118.

Un traguardo storico. “Nel settembre 2017 presentammo al Miur le linee guida interministeriali per la pianificazione della didattica in relazione alle varie fasce di età, quindi sperimentammo l’attuazione delle linee guida interministeriali, provvedendo alla formazione e all’addestramento – a titolo gratuito – di oltre 6000 studenti. Poi… più nulla”.

Dieci anni di silenzio

Sono trascorsi 10 anni dal varo legislativo ma la legge è rimasta – è il caso di dirlo – lettera morta. E questo mentre “almeno 164 persone ogni giorno sono uccise da un arresto cardiaco improvviso, senza che la maggior parte tra queste abbia ricevuto, nei primissimi minuti, un primo soccorso tempestivo ed appropriato”, aggiunge con amarezza Balzanelli.

Il presidente della Sis 118 è convinto che continuare a perdere tempo significhi rinunciare “a un traguardo di civiltà. Chiederemo a breve un incontro con il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara“, assicura Balzanelli, che non si arrende.

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