Altro che alieni venuti dallo spazio: ormai quella dei super batteri è una vera e propria invasione. Silenziosa e invisibile, ma non meno insidiosa rispetto agli scenari di tanti film di fantascienza. Il nemico è fra noi e, soprattutto, è diffuso a livello globale.
A suonare la sveglia è stata l’Organizzazione mondiale della sanità. Così abbiamo scoperto che nel 2023 un’infezione batterica su sei “era in qualche modo resistente agli antibiotici. Questo credo sia il messaggio netto dell’ultimo rapporto Oms. Un documento che evidenzia in modo triste ciò che si dice da diverso tempo e ci dà la prospettiva del futuro rispetto a un aumento sempre più evidente dei batteri resistenti agli antibiotici”. Non nasconde la sua amarezza il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano, commentando con Fortune Italia i dati diffusi da Ginevra.
L’onda lunga dei super batteri
Dal documento emerge la crescita costante di questo fenomeno: tra il 2018 e il 2023 l’antibiotico-resistenza è aumentata in oltre il 40% delle combinazioni patogeno-antibiotico monitorate, con un incremento medio annuo del 5-15%.
“Lo sforzo, anche di sorveglianza,” non basta. “È necessario implementarlo meglio. E questo anche in Italia, perché è fondamentale – insiste Pregliasco – conoscere l’evoluzione e la tipologia dei batteri resistenti agli antibiotici, soprattutto nel caso dei patogeni Gram-negativi, che ci preoccupano molto. Credo che sia fondamentale parlare di questa pandemia silenziosa, perché è un problema di tutti e quando il problema è di tutti, alla fine rischia di diventare di nessuno”.
Una minaccia per la salute globale
Ormai l’antibiotico-resistenza “rappresenta una minaccia crescente per la salute globale”, si legge nero su bianco nel rapporto 2025 dell’Oms, forte di stime sulla prevalenza della resistenza a 22 antibiotici utilizzati per trattare infezioni del tratto urinario e gastrointestinale, del flusso sanguigno e quelli utilizzati per trattare la gonorrea.
Nel mirino otto batteri – Acinetobacter spp., Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Neisseria gonorrhoeae, Salmonella non tifoide spp., Shigella spp., Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae – ciascuno collegato a uno o più di tipi di infezioni. La resistenza adi questi patogeni varia e l’Oms stima che sia più elevata nelle regioni del Sud-Est asiatico e del Mediterraneo orientale, dove una infezione su tre era antibiotico-resistente.
La minaccia maggiore
Nella lista dei super cattivi ci sono i batteri Gram-negativi resistenti ai farmaci, che stanno diventando più pericolosi in tutto il mondo, con un peso maggiore sui Paesi meno attrezzati.
E. coli e K. pneumoniae sono i principali batteri Gram-negativi resistenti ai farmaci riscontrati nelle infezioni del flusso sanguigno. Si tratta di malattie batteriche tra le più gravi, che spesso provocano sepsi, insufficienza d’organo e morte. Eppure, oltre il 40% di E. coli e oltre il 55% di K. pneumoniae a livello globale sono ora resistenti alle cefalosporine di terza generazione, trattamento di prima scelta per queste infezioni. Nella regione africana, la resistenza supera addirittura il 70%.
Altri antibiotici essenziali salvavita, tra cui carbapenemi e fluorochinoloni, stanno perdendo efficacia contro E. coli, K. pneumoniae, Salmonella e Acinetobacter. La resistenza ai carbapenemi, un tempo rara, sta diventando sempre più frequente, riducendo le opzioni e costringendo i medici a ricorrere ad antibiotici cosiddetti ‘ultima spiaggia’. E in agguato c’è il rischio di alimentare nuove resistenze.
Il monito del dottor Tedros
Ormai quella fra batteri ed esseri umani è una battaglia senza quartiere. “La resistenza antimicrobica sta superando i progressi della medicina moderna, minacciando la salute delle famiglie in tutto il mondo”, ha chiarito il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, come riferisce Adnkronos Salute.
“Mentre i Paesi rafforzano i loro sistemi di sorveglianza, dobbiamo usare gli antibiotici in modo responsabile e assicurarci che tutti abbiano accesso ai farmaci giusti, a diagnosi di qualità garantita e a vaccini. Il nostro futuro dipende anche dal rafforzamento dei sistemi di prevenzione, diagnosi e trattamento delle infezioni e dall’innovazione con antibiotici di nuova generazione e test molecolari rapidi al punto di cura”, ha ricordato il dottor Tedros.
Cosa fare? Contro questa minaccia occorre un approccio ‘One Health’ che coordini i settori della salute umana, animale e ambientale. Ma anche una sorta di alleanza globale, con una strategia condivisa. “E soprattutto un monitoraggio continuo, elemento principe di quella che deve essere la stewardship antibiotica”, conclude Pregliasco.


