Vaccini verdi per le piante ‘scoperti’ nel suolo, lo studio

Vincenzo Lionetti vaccini

Il digestato, sostanza spesso riversata nel suolo, cela una miniera di sostanze utili a realizzare vaccini green per proteggere le piante dall’attacco dei patogeni, senza avvelenare l’ambiente.

A dircelo è il lavoro di un team internazionale guidato da ricercatori della Sapienza di Roma, pubblicato su ‘Environmental Science & Technology’. Al centro della ricerca – protetta da un brevetto internazionale – c’è appunto il digestato, un materiale di scarto della produzione di biogas.

Il lavoro, prezioso in ottica One Health, apre interessanti prospettive per la riduzione del consumo di  fertilizzanti e pesticidi chimici.

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Che cos’è il digestato

Nota come fertilizzante naturale per il suo contenuto di nutrienti, questa sostanza presenta una ricca componente microbica: utilizzata senza precauzioni, potrebbe causare diversi problemi ambientali (dall’arricchimento eccessivo del suolo e degli ecosistemi acquatici, all’introduzione di microbi alieni nei terreni agricoli).

Ecco perché il gruppo coordinato da Vincenzo Lionetti del Dipartimento di Biologia e biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza ha sviluppato un innovativo processo di bioraffinazione verde del digestato. 

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Vaccini con un cuore microbico

I ricercatori hanno identificato nella frazione liquida del digestato una comunità microbica diversificata, da cui è stato isolato un estratto proteico in grado di attivare le difese immunitarie delle piante, come un vaccino negli esseri umani. L’applicazione dell’estratto su Arabidopsis (piccola pianta annuale appartenente alla famiglia delle Brassicacee) e pomodoro ha stimolato una rapida risposta immunitaria e una maggiore resistenza a patogeni fungini e batterici.

“Il processo di raffinazione, basato su passaggi di chimica verde, permetterà alle bioraffinerie di valorizzare il loro sottoprodotto, inserendolo in nuove catene del valore per l’agricoltura sostenibile e integrata, capace di ridurre drasticamente l’uso di fitofarmaci di sintesi chimica”, conclude Vincenzo Lionetti, che firma lo studio con
Marco Greco, Daniele Coculo, Angela Conti, Savino Agresti, Daniela Pontiggia, Hugo Mélida e Lorenzo Favaro.

*Articolo aggiornato

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