AI per curare il cancro? Le previsioni di Porat (Google)

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L’AI ci permetterà di sconfiggere i tumori? Ruth Porat, presidente e responsabile degli investimenti di Google, si è detta ottimista sul futuro dell’intelligenza artificiale al Fortune Global Forum, affermando al pubblico di Riyadh, in Arabia Saudita, che “siamo tutti privilegiati di vivere in questo momento storico” grazie alle opportunità che l’intelligenza artificiale offre, una rivoluzione che ha descritto come “molto più di un chatbot”.

Parlando insieme al ministro degli Investimenti dell’Arabia Saudita, Khalid Al-Falih, e al CEO del Gruppo Barclays, C.S. Venkatakrishnan, Porat ha tracciato una visione ampia del potenziale economico, sociale e scientifico dell’AI, sottolineando il numero di premi Nobel con cui ha la fortuna di lavorare in Alphabet.

La manager ha definito l’intelligenza artificiale non solo come un progresso tecnologico, ma come una forza trasformativa in grado di rimodellare interi settori, alimentare la crescita economica e guidare il progresso umano a un ritmo senza precedenti. Porat ha affermato che “le persone stanno giocando” con l’intelligenza artificiale attraverso i chatbot, e questo è “fantastico, perché ti aiuta a intraprendere il percorso. Ma poi la domanda è: cosa significa per il mio Paese? Cosa significa per la mia attività?”. Il fatto è che “stiamo già vivendo” importanti progressi in ambito sanitario e scientifico.

L’AI potrebbe curare il cancro?

Porat ha indicato le innovazioni in ambito sanitario come prova della promessa dell’intelligenza artificiale. AlphaFold di DeepMind, che mappa le strutture proteiche in 3D, è stato descritto come “il più grande contributo alla scoperta di farmaci nella nostra vita”. Il progetto open source è stato utilizzato da milioni di scienziati in oltre 190 Paesi, accelerando la ricerca su malattie precedentemente considerate incurabili.

La manger ha anche affermato che si sta lavorando in modo significativo sulla diagnosi precoce delle malattie. “Sappiamo tutti che una diagnosi precoce può fare la differenza tra la sopravvivenza o meno o quanto sia difficile il percorso terapeutico”. Nel caso del cancro, ad esempio, questo significa individuare le cellule metastatiche in una fase abbastanza precoce da poter trattare la malattia prima che si diffonda.

Si tratta del proverbiale “ago nel pagliaio”, come ha affermato, paragonandone l’applicazione alla sicurezza informatica e all’individuazione di codici dannosi.

“Dovremmo essere in grado di curare il cancro nel corso della nostra vita”, ha affermato Porat, definendo l’AI un motore chiave della scoperta scientifica.

Equilibrio tra velocità e responsabilità

Per Porat e Venkatakrishnan il momento richiede urgenza sia da parte dei governi che delle aziende. “Ogni capo di Stato che incontro”, ha spiegato Porat, “vuole far parte di questa trasformazione digitale”. Ha sottolineato gli straordinari potenziali benefici economici, osservando che le stime mostrano che l’AI potrebbe generare un aumento del Pil di 200 miliardi di dollari per l’Arabia Saudita e “di migliaia di miliardi a livello globale”.

Ma per sbloccare questo valore, ha sostenuto, saranno necessari ingenti investimenti sia in energia che in infrastrutture. Negli Stati Uniti, ad esempio, la semplice modernizzazione della rete elettrica potrebbe creare 100 gigawatt di capacità inutilizzata, una cifra supportata da ricerche indipendenti. Insomma, l’energia sarebbe effettivamente lì, “in attesa di essere collegata”.

Un altro ostacolo è la mancanza di talenti nelle professioni manuali, in particolare gli elettricisti, ha osservato Porat, facendo eco ad altri leader di Fortune 500 come il Ceo di Ford Jim Farley. Google, ha aggiunto, sta investendo in programmi di formazione per elettricisti nell’ambito delle sue iniziative per la forza lavoro, riconoscendo che il progresso tecnologico è importante solo se le società preparano i lavoratori a parteciparvi.

Venkatakrishnan ha parlato dell'”enorme quantità di investimenti, centinaia di miliardi se non migliaia di miliardi, che si stanno verificando in tutto il mondo”. Ha implicitamente riconosciuto le discussioni su una potenziale bolla nelle infrastrutture di intelligenza artificiale, affermando che “in tutti i grandi cicli di investimento di capitale, ci sarà qualche errore di allocazione, qualche errore di investimento. È sempre vero. E penso che sia importante che le persone si guardino da questo”. Ha poi sostenuto che investire nelle infrastrutture – e per estensione negli artigiani che le costruiscono e le gestiscono – è una scelta saggia.

Il suo messaggio ha fatto eco ai temi di inclusione e partnership globale che hanno caratterizzato l’intero panel, in particolare ora che l’Arabia Saudita si posiziona come hub regionale per le infrastrutture digitali e gli investimenti in intelligenza artificiale. Al-Falih ha sottolineato la strategia a lungo termine del suo Paese volta a rafforzare la resilienza della catena di approvvigionamento e la capacità energetica per alimentare l’economia digitale del futuro. Porat ha concluso esortando i leader a impegnarsi a fondo e a reinventare le possibilità delle proprie organizzazioni. Il potenziale trasformativo di questa tecnologia, ha affermato, non risiede solo nella produttività, ma nell’elevare la creatività e gli obiettivi umani.

L’articolo è pubblicato su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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