Influenza e vaccini: questione di fiducia

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Vi siete svegliati con la febbre? L‘influenza sta lentamente crescendo anche in Italia. Dunque “questo è il momento di pensare al vaccino. Quelli autorizzati contengono i ceppi che sono stati isolati in Australia e Giappone ed è importante proteggersi per tempo”, ricorda a Fortune Italia l’epidemiologo Massimo Ciccozzi. Tra il dire e il fare però c’è quella che potremmo chiamare una ‘questione di fiducia’.

Solo un terzo della popolazione italiana (38%), infatti, dichiara di essersi vaccinato secondo le raccomandazioni. A svelarlo sono i primi risultati del monitor continuativo di EngageMinds Hub – Consumer, Food & Health Engagement Research Center, Centro di ricerca in psicologia dei consumi e della salute dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Cremona, che mettono in luce le difficoltà sulla strada della nuova campagna vaccinale promossa dal ministero della Salute.

I più giovani (18-34 anni) mostrano la fiducia più alta (82%), seguiti dai laureati (77%), mentre la fascia centrale (35-54 anni) e i meno istruiti risultano più diffidenti, come vedremo meglio in seguito. A preoccupare, poi, non è solo la questione della sicurezza.

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La lezione del Giappone

Forse avrete letto l‘allarme influenza dal Giappone. Proprio alla situazione nipponica lo scienziato del Campus Bio-Medico ha dedicato un nuovo lavoro in pubblicazione su ‘The New England Journal of Medicine’ (NEJM AI), firmato insieme a Francesco Branda (Università Campus Bio-Medico di Roma), Chiara Romano (Università Campus Bio-Medico), Giancarlo Ceccarelli (Università Sapienza), Marta Giovannetti (Università Campus Bio-Medico), Fabio Scarpa (Università di Sassari) e Dong Keon Yon (Kyung Hee University College of Medicine di Seoul).

Dopo aver esaminato i dati arrivati da Oriente, il team conclude che “la risposta più appropriata ed efficace – riferisce Adnkronos Salute – non risiede in comunicazioni allarmistiche che rischiano di minare la fiducia dei cittadini, bensì nel rafforzamento coerente e strutturato di strategie basate sull’evidenza: il consolidamento di sistemi di sorveglianza integrata robusti e reattivi in ​​tutti i Paesi, l’implementazione di campagne vaccinali proattive e culturalmente appropriate, l’adozione di protocolli clinici aggiornati per la gestione simultanea di infezioni respiratorie multiple e, non ultimo, la promozione di una comunicazione trasparente, accurata e rassicurante”, superando “allarmismi selettivi basati su osservazioni isolate”.

Ciccozzi raccomanda il vaccino a tutti i fragili e agli over 65, ricordando che ha un’efficacia di 4/6 mesi. “Chi vuole può proteggersi anche usando la mascherina nei mezzi pubblici affollati”, aggiunge.

L’indagine su italiani e vaccini

Ma in quanti quest’anno accetteranno l’invito a vaccinarsi contro l’influenza? L’indagine della Cattolica rivela un quadro interessante. Gli uomini risultano più aderenti rispetto alla media (42%), mentre le donne si fermano al 33%. Inoltre la propensione a vaccinarsi cresce con l’età: lo fa solo il 28% tra i 35-54enni, ma quasi la metà (48%) tra gli over 55, probabilmente per una maggiore percezione del rischio e una più alta familiarità con il sistema sanitario.

“È come sempre una questione di fiducia”, commenta la professoressa Guendalina Graffigna, direttrice del Centro di Ricerca EngageMinds HUB dell’Università Cattolica e responsabile scientifico dell’indagine. Chi ha un’alta fiducia nelle istituzioni sanitarie e nella ricerca scientifica mostra tassi di vaccinazione sensibilmente superiori (rispettivamente 50% e 42%), mentre chi esprime bassa fiducia rimane nettamente sotto la media (34% e 24%).

La fiducia nei vaccini appare relativamente alta, ma non è unanime. Circa 7 italiani su 10 (69%) dichiarano di sentirsi fiduciosi nella loro sicurezza, mentre una quota leggermente inferiore 6 su 10 (61%) concorda sull’efficacia.

La differenza suggerisce che la sicurezza viene percepita come un prerequisito ormai consolidato, mentre l’efficacia genera ancora qualche dubbio in più. La fiducia cresce tra chi crede nelle istituzioni (82%) e nella ricerca scientifica (81%), ma cala sensibilmente tra i soggetti che ne diffidano (66% per le istituzioni e 31% per la ricerca). L’efficacia percepita dei vaccini sembra quindi dipendere fortemente dal capitale di fiducia generale nel sistema scientifico e istituzionale più che da esperienze dirette o informazioni specifiche sui vaccini stessi.

Per quanto riguarda invece la fiducia nella sicurezza dei vaccini, i giovani italiani adulti (18-34 anni) si distinguono per livelli superiori alla media (73%), mentre la fascia centrale (35-54 anni) è più scettica (53%). Anche il titolo di studio incide in maniera netta: i laureati mostrano maggiore fiducia (68%) rispetto a chi ha un livello d’istruzione più basso (47%).

Una bella sfida per la comunicazione, in occasione della campagna vaccinale.

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