Obesità: il farmaco che imita l’amilina e l’effetto sul peso

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Un anno di trattamento con un farmaco anti-obesità, una puntura alla settimana e la perdita di peso può arrivare al 20%. Sono i risultati di uno studio di fase 2 su eloralintide, presentato di recente ad Atlanta al convegno Obesity Week 2025 e pubblicato in contemporanea su Lancet.

Questo agonista recettoriale selettivo dell’amilina è un nuovo farmaco sperimentale di Eli Lilly che agisce su una via finora poco sfruttata nella terapia dell’obesità: quella dell’amilina, un ormone prodotto dal pancreas insieme all’insulina.

Gli interessanti risultati di questo studio hanno attirato l’attenzione di medici e ricercatori di tutto il mondo perché il nuovo farmaco potrebbe diventare una valida alternativa per i pazienti che non riescono a ottenere risultati o hanno troppi effetti indesiderati con i farmaci disponibili al momento.

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L’amilina è un ormone che viene rilasciato quando mangiamo e contribuisce a determinare un senso di sazietà, rallentando lo svuotamento dello stomaco e impedendo che i livelli di zucchero nel sangue (glicemia) si alzino troppo in fretta.

I ricercatori sono riusciti a imitare questo meccanismo naturale con un farmaco di sintesi, eloralintide, che si somministra una volta a settimana per iniezione sottocutanea. In questo studio di fase 2 il farmaco ha prodotto una perdita di peso duratura, con meno effetti indesiderati rispetto agli agonisti del GLP-1 (Ozempic*, Wegovy*, Mounjaro*).

La ricerca, durata 48 settimane e condotta presso 46 centri negli Usa, ha coinvolto 263 persone con obesità o sovrappeso che hanno ricevuto diversi dosaggi di eloralintide o un placebo. Nessuno dei partecipanti era affetto da diabete.

I risultati del nuovo anti-obesità

Le persone trattate con eloralintide hanno perso dal 9% al 21% dal peso corporeo iniziale (contro un insignificante -0,4% del gruppo placebo), a seconda della dose ricevuta. In media, il gruppo a dosaggio più alto ha perso quasi un quinto del peso iniziale (in pratica, una persona che pesava 100 chili all’inizio dello studio, dopo un anno di trattamento era scesa a 80 chili).

E non si tratta solo di numeri sulla bilancia: il girovita medio si è ridotto di oltre 17 centimetri, l’equivalente di sei buchi in meno sulla cintura. Un ‘effetto collaterale’ che porta i pazienti a doversi rifare il guardaroba.
Ma i benefici del trattamento vanno oltre la perdita di peso. Miglioramenti sono stati registrati nei livelli di colesterolo e nei marcatori dell’infiammazione (ridotti in alcuni casi fino al 64%).

Forse uno dei risultati più interessati è stato il fatto che la maggior parte della perdita di peso ottenuto con questo analogo recettoriale dell’amilina proviene dal grasso corporeo e non dalla massa muscolare.
Anche elorantide può dare effetti indesiderati, in particolare nausea (segnalata da un terzo dei partecipanti ai dosaggi più elevati, ma che si riduce con una escalation graduale di dosaggio) e stanchezza (fatigue), che sono risultati però meno impattanti di quelli tipici delle altre terapie anti-obesità.

Negli ultimi anni i farmaci anti-obesità hanno dimostrato il loro impatto rivoluzionario in medicina, con effetti che vanno ben al di là della perdita di peso, producendo una sensibile riduzione del rischio cardio-vascolare, epato-metabolico e di decadimento cognitivo. La ricerca di nuove soluzioni procede spedita in tutto il mondo perché è necessario trovare nuove soluzioni, soprattutto per quei pazienti che non riescono a tollerare o a beneficiare pienamente dei ‘campioni’ degli ultimi anni, semaglutide e tirzepatide. E l’arrivo di questa nuova classe di agonisti dell’amilina promette di offrire un’alternativa o un’integrazione preziosa alle terapie attuali, esattamente come è successo in passato nel campo dei farmaci antipertensivi e anti-colesterolo.

Grande attenzione è dunque rivolta agli studi di fase 3 che dovranno confermare efficacia e sicurezza di eloralintide su un numero più ampio di persone. In caso di successo, eloralintide potrebbe diventare una nuova opzione di prima linea per le persone con l’obesità; poi, attraverso altri studi ad hoc, si aprirà la partita sull’impatto del nuovo trattamento su altri endpoint metabolici o cardiaci.

Lilly non è sola in questa nuova corsa dell’oro. Mentre si pianifica lo studio di fase 3 per eloralintide, Roche/Zealand Pharma sta scaldando i motori con petrelintide (fase 2b). Per quanto riguarda Novo Nordisk il suo cagrilintide, un doppio agonista recettoriale per amilina e calcitonina (DACRA) non supera in efficacia semaglutide, ma ha una migliore tollerabilità. E dunque, la company danese sta puntando sui ‘multi-agonist’ (CagriSema, cioè cagrilintide e semaglutide; il REDEFINE 1, studio di fase 2, è stato presentato al congresso di diabetologia americano e pubblicato sul New England Journal of Medicine lo scorso giugno). Più indietro nel programma di studi (fase 1b/2a è l’amycretina, una singola molecola che funziona sia da agonista GLP1 che dell’amilina. Infine, anche AstraZeneca e altri stanno sviluppano analoghi recettoriali dell’amilina.

Obesità: è una malattia, arriva la nuova legge

Di certo, l’arrivo di nuove opzioni terapeutiche è prezioso per consentire ai medici di personalizzare sempre più la terapia dell’obesità. In medicina non esistono mai soluzioni one size e l’obesità, malattia cronica ormai anche ‘per legge’, ha bisogno di strumenti sempre più efficaci, evoluti e personalizzabili. Perché sebbene il mantra ‘mangiare meno e meglio e muoversi di più’ sia più che mai attuale e da ribadire, questa patologia ha bisogno di soluzioni farmacologiche che riescano a disinnescare quella conversazione complessa tra ormoni, metabolismo e cervello che rema drammaticamente contro la perdita di peso.

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