Antibiotici e fai dai te: diffidate dai consigli di chi non è medico

antibiotici

Nonostante le migliori intenzioni i suggerimenti di nonna, zie e cugini possono rivelarsi davvero insidiosi, specie se di mezzo ci sono gli antibiotici. E nemmeno il Dottor Google o la famosa ‘laurea all’università della vita’ mettono in salvo dai pericoli per la nostra salute. Quando stiamo male vorremmo tutti guarire presto, occhio però ad affidarci a chi dice di saperla lunga. Il messaggio che arriva agli italiani dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) è semplice: “Se non sei un medico, non fare il medico“.

Anni di studi non si sostituiscono con buonsenso ed esperienza: questi farmaci sono preziosi, potenti e vanno gestiti da un medico (vero). La campagna sull’uso consapevole degli antibiotici, promossa da Aifa in collaborazione con il ministero della Salute e declinata attraverso spot sulle reti Rai e Mediaset, spazi dedicati su stampa ed emittenti locali e diffusione sui canali social, mette in guardia contro i rischi legati all’autoprescrizione di medicinali che vanno sempre assunti dietro prescrizione del medico e seguendone le indicazioni.

Antibiotici: i rischi del fai da te

Come abbiamo ripetuto più volte: l’abuso o l’utilizzo improprio di questi farmaci alimenta l’antimicrobico-resistenza: la capacità dei batteri di sopravvivere agli antibiotici, rendendoli di fatto inefficaci, con conseguenze anche molto gravi per la salute. Non riuscire a controllare un’infezione significa rischiare la vita, specie se si è un paziente fragile.

Ridurre i consumi impropri significa prendere questi medicinali solo dopo aver consultato il medico, nelle dosi e per il tempo indicati, senza interrompere in anticipo il trattamento al primo miglioramento dei sintomi e senza ritrovarci a utilizzare antibiotici avanzati da precedenti cure. Anche perché l’influenza stagionale è causata da virus e non da batteri: in questo caso ricorrere all’antibiotico oltre a non produrre benefici, può peggiorare lo stato di salute del malato, esponendolo a effetti indesiderati.

“L’uso responsabile degli antibiotici è necessario per contrastare la resistenza dei batteri che, come sappiamo, si traduce poi nel rischio di infezioni ospedaliere. Con questa campagna vogliamo sensibilizzare i cittadini a non consumare antibiotici se non affidandosi al proprio medico per garantire appropriatezza e una adeguata aderenza terapeutica. L’antibiotico-resistenza è una priorità di salute pubblica che vede il ministero impegnato su più fronti anche per lo sviluppo di antibiotici. È una sfida, però, che richiede l’impegno di tutti”, sottolinea il ministro della Salute Orazio Schillaci.

I numeri dell’Italia

L’Italia è da tempo tra i Paesi europei con i consumi più elevati di antibiotici e con preoccupanti livelli di germi multiresistenti. Stando al Rapporto OsMed sull’uso dei medicinali in Italia, quasi quattro persone su dieci hanno ricevuto nel 2024 almeno una prescrizione di antibiotici. Nel nostro Paese, inoltre, si è registrato un aumento del 7% dei consumi nel periodo 2021-2024, più che nel resto d’Europa (+4,4%).

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E allora niente autodiagnosi, consulti con il ‘dottor Google’ o ChatGPT. “Con questa iniziativa di comunicazione puntiamo a scoraggiare il fai da te, ribadendo con forza che non bisogna mai sostituirsi al medico. È importante comprendere che l’antibiotico va usato se necessario e solo il medico può valutare, caso per caso, se prescrivere un antibiotico e quale sia il più indicato, tenendo conto di diversi fattori, perché gli antibiotici non sono tutti uguali”, avverte il numero uno di Aifa, Robert Nisticò, che da tempo parla dell’antimicrobico-resistenza come di “una pandemia silente”.

Insomma, evitare di rivolgerci a sedicenti esperti è davvero la scelta giusta: per risolvere il dilemma ‘antibiotici sì o no?’ è meglio rivolgerci al medico.

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