Il mondo evolve a una velocità che spesso supera la capacità delle istituzioni di intercettarne i cambiamenti. Tra instabilità geopolitica, guerre commerciali, transizioni tecnologiche e tensioni sulle catene di fornitura, l’industria farmaceutica è uno dei pochi settori in grado di reggere l’urto dell’incertezza senza perdere slancio. Lo dimostrano i numeri e lo rivendica Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, intervenendo a Roma all’incontro di fine anno con la stampa di settore.
“Il nostro settore è una Ferrari che ha bisogno di correre e non può avere una strada accidentata per farlo”. Una metafora che sintetizza il messaggio centrale: senza semplificazione, velocità e regole moderne, anche un comparto in piena salute rischia di rallentare.
Innovazione come missione industriale
“L’industria farmaceutica ha una missione unica: fare innovazione. Se fai innovazione, quindi ricerca, sviluppo, scienza, tecnologia e dati, sei sempre sul pezzo, perché il tuo obbligo è alzare gli standard e portare nuovi farmaci, nuovi vaccini, sfondare barriere terapeutiche impensabili anche solo un anno prima”. Secondo Cattani, è proprio questa natura a rendere il settore strutturalmente più resiliente rispetto ad altri.
Il vantaggio è anche culturale e organizzativo. “Il mindset è globale. Le filiere sono globali, le competenze sono globali, la capacità di scalare scienza, tecnologie e dati è globale. Questo è un vantaggio enorme”. Un’impostazione che consente alla farmaceutica di affrontare meglio shock esterni e cambiamenti rapidi dei paradigmi scientifici.
I numeri dell’export: un settore che traina l’industria farmaceutica
I dati presentati in conferenza stampa confermano la centralità del comparto. Nei primi dieci mesi del 2025 l’export farmaceutico italiano ha raggiunto i 58,8 miliardi di euro, con una crescita del +33,7% rispetto allo stesso periodo del 2024. È il primo settore manifatturiero per tasso di crescita, a fronte di una media del +3,4% dell’intero manifatturiero e dello +0,4% degli altri settori.
Il saldo estero si attesta a 8,2 miliardi di euro, mentre la farmaceutica rappresenta l’11,5% del totale dell’export manifatturiero, secondo comparto dopo la meccanica. Guardando ai mercati di destinazione, il 47% delle esportazioni è diretto verso i Paesi UE, con un incremento del +33% su base annua. Gli Stati Uniti assorbono il 23% del totale, registrando un balzo del +61%. Seguono Svizzera (14%, +11%), Regno Unito (3%, +44%) e Cina (2%, +28%).
“Il 2025 è stato un anno importante e significativo. I dati raccontano un settore che non è spaventato dall’incertezza e dall’instabilità mondiale”, sottolinea Cattani. Ma per continuare su questa traiettoria, avverte, serve un allineamento strategico con le istituzioni.
Italia ed Europa: tra attrattività e rischi sistemici
Secondo il presidente di Farmindustria, l’Italia può giocare una partita importante, ma il vero nodo resta a livello europeo. “L’Europa si è trincerata in ideologismi green e in una governance completamente inefficiente, superata dalla storia, che non riesce nemmeno a partorire le idee giuste”. Una criticità che rischia di tradursi in perdita di investimenti.
“Il pericolo è che si mettano a rischio 100 miliardi di investimenti. Per l’Italia parliamo di 25–30 miliardi in un arco di 10 anni”. Il riferimento è al nuovo contesto globale, segnato dal cambio di strategia degli Stati Uniti. “Trump ha deciso di cambiare le regole del gioco. Se l’Europa non agisce, resteremo con le regole vecchie in un mondo completamente diverso”.
Spesa, payback e sostenibilità del sistema
Sul fronte interno, Cattani contesta la narrazione di una spesa farmaceutica fuori controllo. Nel periodo 2022–2024, la spesa pubblica è cresciuta del +2,8% al netto del payback, di cui solo +0,7% attribuibile all’invecchiamento della popolazione, a fronte di un’inflazione del +3,3%.
Il vero problema, sostiene, è il meccanismo del payback. I dati storici mostrano un aumento costante: dai 769 milioni di euro nel 2015, ai 1,396 miliardi nel 2020, fino a una stima di 2,3 miliardi nel 2025, di fatto triplicato in dieci anni. “Senza superare il passato e senza regole nuove non riusciremo a difendere la competitività del sistema italiano”.
La farmaceutica come asset strategico
La richiesta finale è un cambio di paradigma. “La salute e l’industria farmaceutica devono essere parti essenziali di una strategia di sicurezza e difesa della nazione”. Accesso veloce all’innovazione, valorizzazione degli outcome, risorse adeguate al fabbisogno e regole moderne sono, per Cattani, le condizioni per evitare che l’Europa resti indietro.
Un breve cenno anche alla Legge di bilancio, che contiene “segnali positivi” e apre a un percorso strategico nel 2026, ma la sfida è di lungo periodo. “Il mondo non aspetta nessuno. O cambiamo rotta ora, o il futuro semplicemente non c’è”.

