Un’analisi a tappeto ha chiarito quali alimenti e quali principi attivi possono agire come interruttori del Dna favorendo la longevità: alla scoperta della dieta epigenetica.
“Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”. L’invito del padre della medicina Ippocrate di Kos non ha perso forza negli ultimi due millenni, anzi. Oggi infatti sappiamo che alcuni alimenti ‘parlano’ ai nostri geni, accendendoli o spegnendoli in modo selettivo, proprio come degli interruttori. Dando sostanza ad una strategia di precisione che passa per la tavola per raggiungere una longevità in salute.
“Non è una magia o la parola di un guru, ma scienza, che si può tradurre in buone abitudini di vita”. Ne è convinta la professoressa Sofia Pavanello, docente del Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica dell’Università di Padova, responsabile dello studio pubblicato su ‘Advances in Nutrition’ che pone le basi per una dieta epigenetica. Un menù “che possa aiutare le persone a fare scelte che le facciano stare meglio”.
Alla scoperta della dieta epigenetica
Ma facciamo un passo indietro: il mondo invecchia e l’aspettativa di vita alla nascita nel nostro Paese nel 2024 è arrivata a 83,4 anni (81,4 per gli uomini e 85,5 per le donne), con un incremento di 0,4 anni rispetto al 2023.
Longevi sì, ma quanto sani? Se guardiamo alla speranza di vita in buona salute, le stime Istat si fermano a 58,1 anni (59,8 per gli uomini e 56,6 per le donne). Insomma, ci aspetta una vecchiaia lunga sì, ma piena di acciacchi. Ecco perché – anche tenendo conto degli ultimi dati sulla natalità, che per il 2025 stimano 13mila bebè in meno tra gennaio e giugno rispetto allo stesso periodo del 2024 – la longevità in salute è un tema caldo.
Ebbene, dallo studio padovano sono arrivati risultati interessanti, che pongono le basi per una ‘dieta epigenetica della longevità’ e che abbiamo voluto approfondire con l’aiuto di Pavanello. “Abbiamo realizzato un’analisi a tappeto su oltre cento studi, per chiarire in modo rigoroso quali alimenti e quali principi attivi possano agire come veri e propri interruttori epigenetici naturali. A questo scopo abbiamo cercato tutti gli studi apparsi in letteratura con determinate parole chiave”.
“Fin dai tempi di Ippocrate di Kos ed Epicuro di Samo – continua la studiosa – sappiamo che l’uomo è ciò che mangia e che il cibo può essere la sua medicina. Ispirandoci anche a questi antichi principi, abbiamo voluto indagare l’effetto dei principi attivi contenuti in frutta e verdura, per comprendere perché chi consuma regolarmente questi alimenti presenti un rischio cardiovascolare più basso e una minore mortalità. In altre parole, ci siamo chiesti: cosa c’è davvero dentro questi cibi che fa così bene al nostro organismo?”.
Dopo aver condotto un’analisi dello stato dell’arte su questo tema “abbiamo visto che alcuni alimenti contengono molecole capaci di modulare i meccanismi epigenetici che regolano l’espressione dei geni, influenzando così invecchiamento e prevenzione delle malattie croniche”. Parliamo di antiossidanti (che agiscono contrastando i radicali liberi), polifenoli, resveratrolo, sulforafano, isotiocianati, folati, catechine, quercertina e curcumina.
Ma che cos’è l’epigenetica? “È un insieme di meccanismi che agiscono sul nostro Dna senza alterarne la sequenza, ma regolando l’accensione o lo spegnimento di specifici geni”, spiega la studiosa. Come funziona? “Uno dei principali attori è l’enzima Dna metiltransferasi (Dnmt), responsabile della cosiddetta metilazione del Dna. È come se su alcune regioni del genoma venissero aggiunti dei minuscoli ‘mattoncini’ chimici, i gruppi metilici, che modulano l’attività dei geni. In questo modo il Dna non cambia, ma cambia il modo in cui viene letto e utilizzato dalle cellule”. Fattori esterni come abitudini di vita o dieta possono influenzare questo processo, accendendo o silenziando geni coinvolti nella risposta allo stress, attraverso modifiche chimiche reversibili che hanno un impatto misurabile sulla salute e sulla longevità.
L’invecchiamento delle cellule
La ricerca si inserisce nel progetto Epifood del BioAgingLab dell’Università di Padova, coordinato da Pavanello. “Il nostro obiettivo è studiare come invecchiano le cellule e capire se esiste una differenza tra l’età cronologica – quella che segna l’anagrafe – e l’età biologica, che invece riflette lo stato reale del nostro organismo. E per farlo abbiamo messo a punto dei test ad hoc che permettono di valutare le modifiche epigenetiche legate all’età. In quest’ultimo studio abbiamo identificato le molecole naturali capaci di influenzare la metilazione del Dna, un processo chiave nella regolazione genica. Abbiamo scoperto che sostanze presenti in alimenti come uva, tè verde, broccoli, curcuma, vino rosso e soia possono riprogrammare l’espressione dei geni attraverso modificazioni epigenetiche reversibili”.
Un effetto quasi ‘chirurgico’ che potrebbe aiutarci a ridurre l’infiammazione, migliorare le difese antiossidanti e mantenere giovane l’età biologica. “Le dosi necessarie per avere questo effetto mirato, sono compatibili con una normale alimentazione. Questo apre la strada a un menù epigenetico”.
Chef alleati degli scienziati
In un futuro prossimo porteremo in tavola piatti prelibati, che ci aiuteranno a contrastare l’invecchiamento? Pavanello ha le idee chiare: “Sto cercando la collaborazione delle accademie di chef per sviluppare insieme un menù epigenetico”.
Insomma, per tradurre i risultati scientifici in ricette pratiche, da gustare tutti i giorni, per proteggere la nostra longevità in salute. “Abbiamo individuato tantissime molecole in alimenti come tè verde, cavoli, broccoli, soia, curcuma, berberina, vino rosso o cipolla (ricca di quercetina) che possono riprogrammare l’espressione genica attraverso modificazioni epigenetiche reversibili. Ora, con l’aiuto degli chef, vorrei capire come ottimizzare questi composti per un pasto ultra epigenetico”.
Obiettivo, ridurre l’infiammazione, migliorare le difese antiossidanti e mantenere giovane l’età biologica grazie al cibo che diventa medicina.
Una curiosità: nel pasto epigenetico non mancherà la mela: “Si è scoperto che una particolare varietà, la annurca o Malus domestica, è ricca di polifenoli con caratteristiche epigenetiche”. Insomma, i dati confermano il detto popolare. “Una mela al giorno va bene, ma ora dobbiamo fare di più: offrire a tutti un menù che consenta di fare scelte alimentari davvero salutari”, conclude con un sorriso Pavanello.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

