Il focolaio di hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius ha acceso l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali e riaperto il timore di una nuova emergenza infettiva globale. L’Organizzazione mondiale della sanità, però, continua a ribadire che il rischio per la popolazione generale resta basso e che il virus non ha le caratteristiche del Covid.
Quattro persone attualmente in Italia sono finite sotto sorveglianza sanitaria dopo essere state a bordo di un volo Klm sul quale, per pochi minuti, era salita anche una donna proveniente dalla nave da crociera MV Hondius, poi morta a Johannesburg a causa dell’Hantavirus. Si tratta di due cittadini italiani e due stranieri, monitorati dalle autorità sanitarie di Calabria, Campania, Toscana e Veneto secondo i protocolli di massima cautela predisposti dal ministero della Salute.
I quattro passeggeri sono stati posti in quarantena fiduciaria, i loro contatti sono stati tracciati e le condizioni di salute vengono controllate costantemente per tutta la durata del periodo di sorveglianza, stimato in circa 45 giorni. Al momento nessuno presenta sintomi e il rischio viene considerato basso, anche perché i passeggeri sedevano lontano dalla turista poi deceduta e il contatto non sarebbe stato né ravvicinato né prolungato.
Il viaggio della MV Hondius
La nave, partita il 1° aprile dal Sud America e diretta a Capo Verde, è stata fatta attraccare a Tenerife dopo diversi casi sospetti tra passeggeri ed equipaggio. Secondo gli ultimi aggiornamenti dell’Oms, otto persone si sono ammalate e sei infezioni sono state confermate. I decessi accertati sono tre: un cittadino olandese, sua moglie e una passeggera tedesca. Il dipartimento della Salute Usa ha dichiarato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato leggermente positivo.
Anche “un altro passeggero presenta sintomi lievi”, ma sono in corso analisi per verificare se abbia contratto la malattia. La Francia ha avviato il tracciamento dei contatti dopo il ricovero di una passeggera risultata positiva e in condizioni gravi, mentre l’Australia ha predisposto la quarantena per i cittadini rimpatriati. Stanno tutti bene invece gli italiani venuti a contatto con il virus.
Nel frattempo proseguono le operazioni di evacuazione e rimpatrio dei passeggeri. Domenica sono sbarcate 94 persone, mentre altre 26 lasceranno oggi la nave. I restanti membri dell’equipaggio partiranno verso Rotterdam, dove la MV Hondius verrà sanificata.
Il ceppo andino dell’Hantavirus e i sintomi più gravi
Il virus identificato a bordo è il ceppo andino dell’hantavirus, una variante diffusa soprattutto in Sud America e associata alla sindrome cardiopolmonare da hantavirus. Si tratta della forma più aggressiva della malattia, con una mortalità che può arrivare fino al 50%. I sintomi iniziali comprendono febbre, dolori muscolari, mal di testa, nausea e disturbi gastrointestinali. Nei casi più severi compaiono rapidamente difficoltà respiratorie e insufficienza polmonare.
A differenza di altri hantavirus, il ceppo andino può trasmettersi anche tra esseri umani, anche se in modo limitato e soprattutto dopo contatti stretti e prolungati.
Il possibile “paziente zero”
Secondo le ricostruzioni riportate dal Corriere della Sera, il primo passeggero ad ammalarsi sarebbe stato Leo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni morto a bordo l’11 aprile.
L’uomo aveva trascorso mesi tra Argentina, Cile e Uruguay insieme alla moglie Mirjam, deceduta pochi giorni dopo. Poco prima dell’imbarco la coppia aveva partecipato a un’escursione di birdwatching vicino a Ushuaia, visitando anche una discarica a cielo aperto frequentata da uccelli rari ma evitata dagli abitanti locali perché infestata da roditori.
L’ipotesi degli esperti è che il contagio sia avvenuto inalando particelle contaminate da escrementi di roditori portatori del virus.
“Non è un nuovo Covid”
Le autorità sanitarie insistono su un punto: l’hantavirus non presenta la stessa contagiosità del SARS-CoV-2.
L’epidemiologo dell’Oms Boris Pavlin, che sta coordinando le operazioni a Tenerife, ha spiegato che il virus “non si trasmette facilmente da persona a persona” e che il semplice incrocio con un passeggero in aeroporto non viene considerato un contatto a rischio.
Anche il ministero della Salute italiano ha escluso scenari pandemici. Maria Rosaria Campitiello, capo del dipartimento Prevenzione, Ricerca ed Emergenze sanitarie, ha ribadito che in Italia “non ci sono casi positivi” e che i quattro passeggeri monitorati nel nostro Paese si trovano in isolamento fiduciario solo per precauzione.
Le misure di sorveglianza in Europa
Nonostante il rischio venga considerato basso, diversi Paesi hanno rafforzato i controlli sanitari.
Anche l’Italia prepara una circolare per Regioni e uffici di frontiera con indicazioni su sorveglianza sanitaria, tracciamento e gestione di eventuali casi sospetti. Gli esperti ricordano comunque che il serbatoio naturale del virus andino non è presente in Europa e che questo riduce fortemente il rischio di diffusione stabile nel continente.


