Fecondità: quanti figli servono davvero per evitare l’estinzione

GETTY fecondità

Il calo globale dei tassi di natalità è un argomento caldo da anni, con alcuni ossessionati dalle strategie per aumentarlo, tra cui Elon Musk – padre di almeno 14 figli – che ha ammesso di non riuscire a dormire la notte a causa della paura dell’estinzione. Il miliardario recentemente è intervenuto sul crollo della fecondità sua piattaforma X per avvertire: “I bassi tassi di natalità porranno fine alla civiltà”.

Ora arrivano altre brutte notizie: le popolazioni umane hanno bisogno di almeno 2,7 figli per donna – un tasso di fecondità molto più alto del 2,1 indicato in precedenza – per evitare l’estinzione.

A indicarlo è un nuovo studio pubblicato su ‘Plos One’, in cui i ricercatori giapponesi osservano inoltre che “poiché i tassi sono al di sotto di questa soglia nei Paesi sviluppati, le linee di discendenza di quasi tutti gli individui sono destinate a estinguersi prima o poi”.

Attualmente, due terzi della popolazione mondiale vive in aree in cui il tasso di fecondità totale è già al di sotto del livello di sostituzione di 2,1, ovvero il tasso sufficientemente alto da sostituire la popolazione esistente con un leggero margine di sicurezza.

I Paesi in difficoltà

Gli Stati Uniti hanno un tasso di fecondità di appena 1,66. Altri Paesi sviluppati con tassi critici includono Italia (1,29), Giappone (1,30), Canada (1,47), Germania (1,53), Regno Unito (1,57) e Francia (1,79).

Perchè alzare il livello di sostituzione

Il valore di 2,1, secondo i ricercatori, non tiene conto delle differenze casuali nel numero di figli, né dei tassi di mortalità, del rapporto tra i sessi e della probabilità che alcuni adulti non abbiano mai figli. Queste variazioni casuali possono spazzare via intere linee familiari in piccole popolazioni, hanno concluso gli autori dello studio. Il team ha utilizzato modelli matematici per esaminare come la variabilità demografica influenzi la sopravvivenza delle popolazioni nel corso delle generazioni.

Così sono giunti alla conclusione che 2,7 fosse il nuovo livello a cui puntare, ma hanno notato che un rapporto di natalità sbilanciato, con più neonate rispetto ai maschi, riduce il rischio di estinzione, aiutando più linee evolutive a sopravvivere nel tempo.

“Considerando la stocasticità nei tassi di fecondazione e mortalità e nei rapporti tra i sessi”, ha affermato la ricercatrice Diane Carmeliza N. Cuaresma in un comunicato stampa, “un tasso di fecondità superiore al livello di sostituzione standard è necessario per garantire la sostenibilità della nostra popolazione”.

In barba a Musk e ai pronatalisti preoccupati per il calo dei tassi di natalità e la minaccia di estinzione, molti altri non lo sono. All’inizio di quest’anno un sondaggio di Population Connection ha rilevato che la maggior parte delle persone desidera una famiglia piccola, mentre altri si sentono incapaci di avere più figli a causa di fattori quali l’accessibilità economica, la situazione mondiale e la mancanza di supporto sociale per i genitori.

E mentre solo il 15% degli americani intervistati riteneva che il calo del tasso di natalità fosse una delle maggiori sfide mondiali, quasi la metà (45%) era effettivamente preoccupata per la crescita demografica, per il timore che i bambini vivessero in povertà e per l’esaurimento delle risorse naturali. Un recente sondaggio, condotto da Yahoo e YouGov, segnala comunque che solo l’8% è “molto preoccupato” per il significativo calo del tasso di fecondità negli Stati Uniti negli ultimi 20 anni, mentre solo il 32% si dichiara niente affatto preoccupato.

L’articolo originale è su Fortune.com

FOTO: GETTY

Poste Italiane Dic 25

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