Giovani e gap in sanità: dal medico di famiglia al dottor AI?

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Per i giovani italiani la salute è importante, specie quella mentale. Ce lo dicono un po’ tutte le indagini realizzate dopo la pandemia. Ma sembra proprio che – anche nell’era dell’AI – resista il vecchio detto: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Solo per fare qualche esempio, dopo aver ‘salutato’ il pediatra, un ragazzo su cinque non conosce il proprio medico di famiglia, uno su due ha una idea vaga del ticket e non ha mai usato il fascicolo sanitario elettronico. Tutti, poi, sono confusi per quanto riguarda gli screening oncologici. 

A ‘fotografare’ il rapporto tra giovani e salute è un’indagine condotta da Fondazione Gimbe tra gli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. Che quasi per il 40% utilizzano tutti i giorni strumenti di intelligenza artificiale come ChatGPT, anche per questioni di salute. Insomma, troppo spesso dal dottor Google siamo passati al dottor AI…

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I risultati di quest’ultima survey offrono “un quadro di luci e ombre”, commenta il presidente Nino Cartabellotta. I giovani “sono in larga parte consapevoli delle diseguaglianze regionali in sanità. Mancano però conoscenze specifiche sugli screening oncologici offerti dal Ssn, con 7 studenti su 10 convinti che eseguire test diagnostici in maniera indiscriminata equivalga sempre a più salute”. Preoccupa poi la scarsa conoscenza del corretto uso degli antibiotici per le infezioni respiratorie e il vuoto che segue all’addio al pediatra.

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Il progetto che ascolta i giovani

Ma come saperne di più su Gen Z e salute? L’indagine Gimbe è stata condotta all’interno del progetto ‘La Salute tiene banco’, ideato proprio per colmare i vuoti rilevati nel rapporto tra giovani e sanità. “Avviato nel gennaio 2023, punta a diffondere tra i ragazzi una visione globale della salute, promuovere l’alfabetizzazione sanitaria, contrastare la disinformazione e favorire un utilizzo consapevole e responsabile del Ssn”, precisa Elena Cottafava, segretaria generale della Fondazione Gimbe e responsabile del progetto.

Sono stati più di 5.500 gli studenti degli istituti superiori di tutta Italia coinvolti finora. Durante gli incontri, hanno risposto a quiz interattivi su temi come il funzionamento del Ssn, la prevenzione, l’accesso alle cure e l’uso degli strumenti digitali. Non proprio temi ‘da ragazzi’, potrebbe pensare qualcuno. Invece l’obiettivo era, ed è, raccogliere dati oggettivi sul livello di conoscenza dei giovani in merito alla sanità pubblica, per “orientare in modo mirato ed efficace le strategie di informazione e formazione”, spiega Cartabellotta. Che servono, come vedremo presto.

Grazie a 33 incontri in 30 istituti scolastici di varie città italiane (Alanno (PE), Bari, Bologna e provincia, Cesena, Chiavari (GE), Cuneo, Ferrara, Foggia, Modena, Parma e provincia, Piacenza, Ravenna e Roma), gli esperti hanno ‘intercettato’ migliaia di studenti degli ultimi anni delle scuole superiori. Tramite la piattaforma Mentimeter è stata condotta una survey di 7 domande. Ecco alcuni risultati su cui riflettere.

Medico di famiglia spesso sconosciuto

L’83,3 % degli studenti dichiara di aver già incontrato il dottore di famiglia, ma per il 16,7% questa figura resta avvolto nell’ombra. Il passaggio dal pediatra al medico di medicina generale  avviene al compimento di 14 anni come un semplice atto amministrativo, senza alcun accompagnamento clinico o relazionale. “Così, una quota non trascurabile di adolescenti resta priva di un riferimento sanitario proprio nel momento in cui iniziano a cambiare bisogni e ad emergere fragilità. Per garantire una vera continuità assistenziale, questo “passaggio di consegne” deve trasformarsi da procedura burocratica in un percorso guidato”, sottolinea Cartabellotta.

Ticket sì, ma perché?

Il 53,6% degli studenti non sa a cosa serva il ticket sanitario, ovvero la cifra che i cittadini versano per contribuire alle spese del Ssn. Una lacuna significativa su una soluzione  indispensabile a co-finanziare il Ssn e assicurare (ancora per quanto tempo?) il diritto alle cure.

“Che oltre la metà degli studenti non conosca la funzione del ticket è un segnale da non sottovalutare. Denota non solo un deficit informativo, ma anche un distacco culturale dai meccanismi che regolano il funzionamento del Ssn”, ammonisce il presidente Gimbe.

AI ‘contro’ fascicolo sanitario elettronico…

Qui l’indagine darà un dolore a quanti hanno lavorato alla digitalizzazione della sanità. L’82,3% dei giovani dichiara di non aver mai utilizzato il fascicolo sanitario elettronico, né per sé né per un familiare. Un dato solo in parte spiegabile con l’età – molti sono minorenni o appena maggiorenni – che rivela una più ampia carenza di informazione, anche tra chi ha pieno accesso allo strumento.

“Senza alfabetizzazione sanitaria e digitale già a scuola, i giovani non riusciranno ad essere protagonisti attivi nel rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale e la digitalizzazione della sanità rischia di restare una riforma incompiuta e distante dalla quotidianità delle persone”. Anche perché, nel frattempo, il 37,2% degli studenti usa quotidianamente l’AI (e il 36,5% sporadicamente).

Segno, questo, che l’intelligenza artificiale sta diventando parte integrante della quotidianità delle nuove generazioni. Questa diffusione tuttavia non è accompagnata da un’adeguata alfabetizzazione all’uso critico e consapevole, soprattutto in ambito scientifico o sanitario. Perché sulla rete, lo sappiamo, le ‘trappole’ dilagano. E occorre imparare per tempo a difendersi, specie quando si parla di salute. 

Antibiotici e uso inappropriato

Conosciamo bene l’emergenza superbatteri e antibiotico resistenza. Ma i ragazzi? Ebbene, uno studente su 5 ha ricevuto “spesso” (e uno su 2 “qualche volta”) antibiotici per trattare infezioni respiratorie, mentre solo il 18,9% risponde “mai”. Il 12,3% dichiara di non aver mai avuto una infezione delle alte vie respiratorie. “Seppur con i limiti insiti nella domanda che non definisce un arco temporale – commenta Cartabellotta – nel campione esaminato emerge un potenziale utilizzo inappropriato degli antibiotici nelle infezioni delle alte vie respiratorie, visto che oltre due terzi dichiarano di avere ricevuto una prescrizione almeno una volta”.

Prevenzione dei tumori, sì ma come?

Quanto ai tumori, poco più della metà dei giovani ha risposto correttamente, identificando i tre screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea): seno, cervice uterina e colon-retto. Il resto ha fornito risposte errate o ha ammesso di non conoscere la risposta.

Sono ragazzi, penserete. Ma “queste lacune confermano l’urgenza di rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria già a scuola. Conoscere l’esistenza e il funzionamento degli screening oncologici significa promuovere la cultura della prevenzione e, in prospettiva, migliorare l’adesione futura ai tre programmi efficaci e gratuiti che il Ssn offre per ridurre la mortalità specifica per tumore”.

Anche perché, sbagliando, il 71,9% degli studenti pensa che sia sempre utile sottoporsi a esami di laboratorio o strumentali per diagnosticare precocemente qualsiasi tipo di tumore.

“Per colmare questi gap di conoscenze – conclude Cartabellotta – vogliamo espandere il progetto “La Salute tiene banco” anche alle aree più remote del Paese. Per questo abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding, attiva fino al 13 giugno. Abbiamo bisogno del supporto di tutti per una nuova generazione di cittadini consapevoli, capaci di proteggere il bene più prezioso che hanno: la salute”. (Per info https://www.ideaginger.it/progetti/la-salute-tiene-banco-si-riparte.html).

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