È una delle patologie neurologiche più complesse della nostra epoca: la sclerosi multipla coinvolge circa 144.000 persone in Italia, spesso giovani adulti e per lo più donne. Con un decorso che i neurologi definiscono imprevedibile, che può compromettere progressivamente autonomia, funzioni cognitive e qualità della vita. Ebbene, il 2025 potrebbe essere un anno cruciale, come spiegano gli specialisti della Società Italiana di Neurologia (Sin) nella Giornata Mondiale dedicata alla malattia. Vediamo allora alcune novità, gli ultimi dati e le iniziative in corso.
Una diagnosi nel mondo ogni 5 minuti
Questa sera molti monumenti, fra cui anche Palazzo Chigi e la sede dell’Agenzia italiana del farmaco, in via del Tritone a Roma, si illuminano di rosso per rinnovare l’impegno al fianco dei pazienti contro una malattia che conta nel mondo una diagnosi ogni 5 minuti.
Come ricorda il presidente Aifa, Robert Nisticò, diagnosi precoce, accesso tempestivo alle cure e aderenza terapeutica “possono fare la differenza. Per la sclerosi multipla oggi sono disponibili terapie sicure ed efficaci, che hanno riscritto la storia della malattia, fermandone il decorso, e che riescono a migliorare la qualità della vita dei pazienti. L’Agenzia – assicura – è sempre al lavoro per promuovere la ricerca e garantire l’accesso e la sicurezza di questi farmaci”.
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Novità dalla ricerca: sclerosi multipla e neuroinfiammazione
La sclerosi multipla non colpisce solo la sostanza bianca del cervello, ma anche la corteccia cerebrale, responsabile di funzioni come memoria, attenzione e linguaggio. In uno studio innovativo – pubblicato su Brain, Behavior and Immunity – un team di ricercatori internazionali ha identificato un meccanismo finora poco conosciuto, che contribuisce alla disfunzione cerebrale nei pazienti con sclerosi multipla: l’anomala attività degli astrociti, cellule gliali che regolano il funzionamento dei neuroni.
Utilizzando tecnologie all’avanguardia, i ricercatori hanno osservato che la neuroinfiammazione tipica della sclerosi multipla induce gli astrociti a diventare iperattivi. Questo porta a comunicazioni distorte tra le cellule del cervello, modificando i meccanismi di plasticità sinaptica, fondamentali per l’apprendimento e la memoria. Lo studio, presentato dal giovane ricercatore spagnolo Andrés Mateo Baraibar Sierra, ha partecipato alla prima edizione dell’Excellence in Neuroinflammation Award, il contest lanciato dalla Fondazione Francesco della Valle, che premia la migliore pubblicazione scientifica dell’anno in tema di Neuroinfiammazione, classificandosi al primo posto (a pari merito con quello di Elizabeth Wood) e vincendo un premio in denaro per stimolare nuovi progetti.
Secondo Sabatino Maione, ordinario di Farmacologia del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, “riconoscere il ruolo degli astrociti nella comunicazione alterata tra cellule cerebrali apre nuove strade per lo sviluppo di terapie mirate, con l’obiettivo di rallentare il declino cognitivo nei pazienti affetti da sclerosi multipla e, potenzialmente, anche da altre malattie neuroinfiammatorie”.
Un nuovo approccio
Non solo. Come accennavamo si stanno introducendo nuovi criteri diagnostici e classificativi della sclerosi multipla, basati su evidenze cliniche e biologiche consolidate. Non solo “un aggiornamento tecnico, ma aprono a una vera e propria rivoluzione nell’approccio alla malattia”, spiegano dalla Sin.
Claudio Gasperini, coordinatore del Gruppo di Studio ad hoc della Sin, sottolinea come in questo modo gli specialisti potranno “riconoscere la sclerosi multipla in una fase molto più precoce rispetto al passato, migliorando significativamente l’efficacia dell’intervento terapeutico. Non si tratta solo di diagnosi, ma di una presa in carico globale e personalizzata che può modificare la storia naturale della malattia. Parliamo di restituire tempo, opportunità e prospettive a chi convive con questa condizione”.
Insomma, il 2025 sarà l’anno del debutto di un modello che mira a intercettare la malattia nei suoi primi segnali, grazie all’uso combinato di tecniche di imaging avanzato, biomarcatori e intelligenza artificiale applicata ai dati clinici. Un’evoluzione che chiama in causa non solo la medicina, ma anche l’organizzazione dei servizi sanitari e le politiche pubbliche. E qui potrebbero arrivare le criticità. Che, purtroppo, non mancano.
Il Barometro e la rete dei servizi
I dati del Barometro 2025 “sottolineano che mancano ancora molte risposte nella riabilitazione e nel sostegno psicologico” alle persone con sclerosi multipla, “ma soprattutto evidenziano la necessità di avere la rete dei servizi, a partire dai centri sclerosi multipla fino a quelli del territorio che diano una risposta integrata alle persone con Sm e ovviamente alle famiglie”, ha spiegato Mario Alberto Battaglia, presidente Fondazione italiana sclerosi multipla (Fism), alla presentazione del ‘Barometro Sm e patologie correlate 2025′, realizzato da Aism (Associazione italiana sclerosi multipla).
“Lo scenario della sclerosi multipla sta cambiando. Sappiamo che non c’è una fase infiammatoria e poi una fase progressiva, ma che infiammazione e progressione sono insieme, quindi dobbiamo saper affrontare entrambi questi aspetti con i farmaci, ma dobbiamo anche essere consapevoli che cambiando i criteri diagnostici possiamo anticipare la diagnosi a ‘prima della diagnosi’ e, quindi, dare prima quelle risposte che possono cambiare la prognosi della malattia”, ha detto Battaglia.
Un piccolo esercito di pazienti difficili da raggiungere
Sono oltre 14mila nel nostro Paese – secondo il report – i pazienti che il sistema sanitario non intercetta; hanno tra i 45 e i 60 anni, convivono con otto sintomi e, nel 47% dei casi, affrontano anche altre patologie croniche concomitanti.
In Italia dunque “abbiamo bisogno di dare i servizi sanitari e servizi sociali”, ma anche di “riabilitazione, di supporto psicologico e abbiamo bisogno di considerare che persone giovani che dovranno vivere per decenni con una malattia cronica devono avere le risposte progressivamente, quando cambia la situazione. E i servizi devono essere in grado di affrontare questa realtà. Perché non sono solo 14mila le persone escluse dai servizi e dalle risposte – come ha evidenziato Battaglia – Molti dei 144mila pazienti con sclerosi multipla sono a rischio di esclusione, se i servizi non sono garantiti”.
La Società Italiana di Neurologia, in stretta collaborazione con l’Aism, sta lavorando per costruire le condizioni che permettano al sistema sanitario di recepire efficacemente i cambiamenti annunciati. Questo significa investire nella formazione continua dei professionisti, aggiornare i Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali (Pdta), rivedere i criteri di accesso alle terapie innovative e valorizzare la rete dei centri di riferimento presenti sul territorio.
Per Gasperini “è fondamentale garantire a tutte le persone con sclerosi multipla, ovunque si trovino, un accesso equo e omogeneo a diagnosi tempestive, trattamenti efficaci e percorsi riabilitativi avanzati. È, altresì, necessario un investimento stabile e strutturale nella ricerca scientifica e nella medicina predittiva, che rappresentano oggi le chiavi per una sanità realmente orientata al futuro. Infine, è indispensabile riconoscere il ruolo attivo delle persone con SM nella definizione dei propri percorsi di cura: informarle, ascoltarle, coinvolgerle”.
“Viviamo un momento straordinario per la neurologia e per la sclerosi multipla in particolare: le innovazioni tecnologiche, farmacologiche e diagnostiche stanno trasformando radicalmente la pratica clinica e ci pongono davanti a una sfida cruciale. Non basta più scoprire – dice il presidente Sin Alessandro Padovani – dobbiamo saper tradurre ogni avanzamento scientifico in un beneficio reale, concreto e accessibile per le persone che convivono con la malattia”.

