Skincare sì, ma senza rischi: i consigli dello specialista

skincare

Bambine stregate dalla skincare coreana? Fra nuove tendenze, business e qualche insidia, i consigli dell’esperto per salvare la pelle.

“Mamma, mormora la bambina, mentre pieni di pianto ha gli occhi: per la tua piccolina non compri mai i balocchi. Mamma, tu compri soltanto i profumi per te”. Dai tempi di Claudio Villa i balocchi delle bambine italiane sono divenuti prima lucidalabbra e smalti coloratissimi, poi prodotti per la skincare, meglio se coreana.

Yepoda, Obeo, Ondo Beauty, Meisani… basta entrare in una profumeria per imbattersi in sciami di ragazzine poco più che decenni, armate di telefonino, in cerca dell’ultimo prodotto pubblicizzato dalla tiktoker di turno per assicurarsi una pelle di porcellana. La passione per la skincare dilaga fra teenager e pre-adolescenti, come testimoniano i dati diffusi da Cosmetica Italia. Ma non saranno troppo giovani?

“Meglio lucidalabbra e skincare piuttosto che filler”, dice a Fortune Italia il presidente della Società italiana di medicina estetica (Sime) Emanuele Bartoletti. “Questo fenomeno, che abbiamo segnalato già un anno fa, continua fra le giovanissime, anche grazie ai social. Ebbene, occorre cercare di educare le pazienti: i filler sono veri e propri trattamenti, con sostanze che possono avere controindicazioni”.

Skincare sì, ma con attenzione

Quanto alla skincare, “le adolescenti hanno necessità cutanee peculiari: possono avere una cute atopica, secca, oppure seborroica e tendente all’acne. A questa età non tutte hanno lo stesso tipo di pelle e, dunque, non è detto che tutti i cosmetici siano adatti. Come esperti di medicina estetica il messaggio è quello di fare sempre un check up della pelle: le analisi del sebo, della superficie cutanea, del pH e della sensibilità ci possono dare indicazioni per il tipo di cosmetico indicato anche per una bambina o un bambino”.

Ju Rhyu (Hero Cosmetics): l’acne e i segreti del successo nella skincare

Insomma, skincare sì, ma con attenzione. “In particolare la cosmetica coreana – aggiunge lo specialista – è molto aggressiva: si tratta di mettere più prodotti uno sull’altro, con tante detersioni che possono irritare o seccare la pelle, che in questo caso diventa più vulnerabile a rossori e irritazioni”.

Non prendere i cosmetici della mamma

Un altro errore è quello di “prendere i cosmetici della mamma. L’epidermide di una donna in premenopausa è diversa da quella di una preadolescente e i principi attivi giusti per la madre possono essere pericolosi per la figlia. È il caso di retinolo, acido glicolico, acido piruvico, retinaldeide. Se le giovanissime hanno una pelle grassa e tendente all’acne, avranno bisogno di principi attivi specifici, che vanno prescritti da un medico, perché possono dare irritazione se applicati troppo o male. Già il fatto di avere una familiarità con l’atopia deve far risuonare un campanello d’allarme”.

Le soluzioni contro l’acne

Se invece il problema è l’acne, la buona notizia è che “oggi le soluzioni ci sono, ma i principi attivi vanno usati quando c’è l’indicazione. Trasformare una pelle normale in sensibile è facile, ma ritornare indietro non lo è affatto”, avverte lo specialista.

Proteggersi dal sole

Un suggerimento utile a tutti è quello di proteggere la pelle dal sole “fin da bambini. Si è visto che le scottature da piccoli aumentano i rischi di melanoma: quindi in estate applicare sempre filtri protettivi e proteggere la pelle dei bimbi. Per giovani e adulti sì al sole, ma con la protezione solare 50+. Un effetto che però si ottiene solo se si applicano 2 grammi di prodotto per centimetro di pelle”.

Vi sembra tanto? “In effetti nessuno ne mette tanta, dunque il messaggio è: siate generosi e ripetete le applicazioni ogni 2 ore e ogni volta che uscite dall’acqua. In mare, poi, se si fa snorkeling il consiglio è di mettere magliette filtranti”.

Medicina estetica e interventi di ‘prejuvenation’

Intanto stanno prendendo sempre più piede gli interventi di ‘prejuvenation’, che consistono nell’affrontare i primissimi segni dell’invecchiamento, già sul nascere, prima che diventino visibili.

“Negli adolescenti gli unici ‘interventi’ di medicina estetica che possano avere un senso sono il check up, quindi la visita di medicina estetica e istruzioni alla prevenzione (esposizione solare corretta, utilizzo di filtri Uv, corretta dieta e attività fisica, evitare il fumo). Le terapie di medicina estetica in questa fascia d’età sono giustificate solo in caso di pelle seborroica o acneica, oppure in presenza di anomalie vere e proprie (sequele post-traumatiche o asimmetrie congenite). Tutto il resto – dice netto Bartoletti – non ha senso: non esistono terapie fatte al di sotto dei 25-30 anni che possano avere una valenza preventiva vera e propria. È vero che cominciamo ad invecchiare dal giorno dopo la nascita, ma è anche vero che acido ialuronico e collagene cominciano ad avere una deplezione dopo i 30 anni. Prima di quell’età, dunque, è inutile ricorrere a questi trattamenti”.

Per gli over 30 il discorso è diverso. “I trattamenti di prejuvenation propriamente detti vanno riservati dai 30 anni in su (anche se non è tanto l’età anagrafica a porre l’indicazione, quanto il grado di photo o chrono-aging). E comprendono una serie di interventi ‘gentili’, che come sempre devono essere preceduti da una valutazione approfondita, per un’opportuna personalizzazione”, premette Bartoletti.

Il cardine di queste terapie sono le biostimolazioni con esosomi autologhi, plasma arricchito in piastrine (Prp) o polinucleotidi, ma anche la biostimolazione laser.

“I trattamenti iniettivi con acido ialuronico o frammenti di acido ialuronico vanno riservati ad un’età più avanzata, quando i fibroblasti cominciano a perdere efficienza e hanno bisogno di una stimolazione più diretta. Anche il ricorso ai laser deve essere comunque molto ‘soft’ e prudente in questa fascia d’età, perché il laser, riscaldando la cute, provoca una retrazione fibrotica e non è opportuno iniziare già a 30-35 anni: questi sono interventi appannaggio di un’età più matura. Il laser va dunque considerato lo step successivo alla biostimolazione iniettiva”.

Skincare in cifre

Il fatturato totale del settore cosmetico italiano ha raggiunto i 16,5 mld di euro nel 2024, +9,1% rispetto all’anno precedente.

I prodotti dedicati alla skincare coprono il 16,2% dei consumi cosmetici dei connazionali, rappresentando la principale famiglia di consumo con oltre 1,7 mld di euro e acquisti a +5,7%.

Bene gli acquisti in farmacia (+7,2%), ma anche profumeria (+4,8%) e grande distribuzione organizzata (+4,7%).

Analizzando i singoli prodotti, emerge la crescita dei detergenti e struccanti per il viso e gli occhi (+7,7% per un valore di 206 milioni di euro) e delle creme idratanti e nutrienti (+5,7% pari, a fine 2024, a 295 milioni di euro). La sottocategoria con più peso a valore però sono le creme antietà e antirughe, con 739 milioni di euro (+5,8%).

Da Cosmetica Italia una buona notizia: nel nostro Paese si sta affermando il trend dello Skinimalism, che privilegia essenzialità, qualità e consapevolezza. Consiste in una routine multifase semplificata ma mirata con prodotti polifunzionali, efficaci e rispettosi della pelle.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.