Udito: quando si riduce l’invecchiamento accelera

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Più di una persona su quattro, tra gli over 60, presenterebbe una qualche forma di deficit uditivo. Con un trend che certo non tranquillizza. Le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità dicono chiaramente che entro il 2050 carenze di udito o sordità completa interesseranno circa 2 miliardi e mezzo di soggetti. Così, affrontare una situazione tanto complessa diventa una sfida sul fronte socio-sanitario.

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Perché occorre andare oltre il solo problema organico, sicuramente significativo. Purtroppo non percepire bene i suoni, non partecipare alle discussioni, sentirsi soli anche in presenza di altre persone che parlano o rinunciare ad informarsi significa infatti diventare vittime di un isolamento ingravescente. E soprattutto, col tempo, l’handicap uditivo si può tradurre in un’accelerazione significativa della neurodegenerazione, con tutte le ripercussioni che questa può avere sulla stessa traiettoria di salute e di socialità del soggetto.

Udito: il legame con l’isolamento

Insomma, a far paura è soprattutto il “combinato disposto” tra isolamento e deficit uditivo, con un circolo vizioso difficile da spezzare.

A dare la dimensione del fenomeno giunge ora una ricerca pubblicata su ‘Communications Psychology’, che ha visto protagonisti ricercatori dell’Università di Ginevra, andati ad analizzare le informazioni di 33.000 anziani in tutta Europa per esaminare l’impatto congiunto della perdita dell’udito e della solitudine sulla memoria. Gli esperti, facenti parte del Lifespan Developmental Psychology Lab e del Cognitive Ageing Lab dell’ateneo elvetico, hanno identificato tre profili distinti in base al grado di isolamento sociale e alla solitudine percepita.

I risultati dell’indagine mostrano che la perdita dell’udito accelera il declino cognitivo, in particolare tra le persone che si sentono sole, indipendentemente dal fatto che siano socialmente isolate. E soprattutto indicano come lo screening e le conseguenti terapie precoci delle difficoltà d’udito siano basilari per la salute del singolo e l’ottimale risposta del sistema sociale e sanitario.

Come riporta una nota per la stampa, per condurre le loro analisi, i ricercatori hanno utilizzato i dati dello studio SHARE (Survey of Health, Ageing and Retirement in Europe), un’indagine longitudinale lanciata nel 2002 che esamina la salute e l’invecchiamento degli europei.

“Abbiamo utilizzato dati provenienti da dodici Paesi, tra cui la Svizzera, che rappresentano un campione di 33.000 persone – è il commento di Andreas Ihle, coordinatore dello studio – I partecipanti vengono intervistati ogni due anni su vari aspetti della loro vita quotidiana, come attività, relazioni sociali e percezioni, e vengono sottoposti a test su funzioni cognitive come la memoria episodica, utilizzando esercizi standardizzati”.

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I risultati dell’analisi: tre identikit

Prima di tutto, gli esperti hanno individuato tre “identikit” legati alla risposta uditiva e all’inserimento sociale: la prima categoria ha compreso individui socialmente isolati che si sentono soli, la seconda persone non socialmente isolate ma si sentono comunque sole, infine individui socialmente isolati che non provano solitudine. Poi si è provveduto a studiare se questi diversi profili presentassero diverse traiettorie di declino cognitivo, a seconda del tipo di isolamento percepito e del grado di perdita dell’udito. “Abbiamo scoperto che le persone che non erano socialmente isolate, ma che si sentivano sole, vedevano il loro declino cognitivo accelerare quando diventavano sorde” fa notare Matthias Kliegel, coautore dello studio.

Insomma. c’è bisogna di una risposta univoca. E studiata su misura. L’importante è affrontare sia la perdita dell’udito sia le dimensioni sociali ed emotive degli individui, al fine di prevenire il declino cognitivo. Questo è particolarmente cruciale per le persone che non sono socialmente isolate, ma si sentono comunque sole: in questi casi, semplici interventi uditivi, come l’uso di un apparecchio acustico, possono essere sufficienti per aiutarle a partecipare più pienamente alla vita sociale. Ricordiamolo: una barriera sensoriale può rivelarsi davvero difficile da sostenere, e spesso viene sottovalutata.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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