Cuore: proteggerne la salute è un elisir dalla testa ai piedi

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Quando c’è la salute c’è tutto. Il vecchio adagio è sempre attuale, ma forse sarebbe da implementare con un ulteriore approfondimento. Ovvero: quando c’è il benessere cardiovascolare, perché si sta attenti ai fattori di rischio, migliorano le condizioni psicofisiche generali. Insomma: se il cuore sta bene, corpo e psiche seguono a ruota. Non si tratta solo di un motto popolare, ma di una realtà certificata da una ricerca degli esperti della Emory University apparsa su Journal of the American Heart Association.

Cuore: le otto ‘chiavi’ per proteggerlo

L’indagine sintetizza i risultati di quasi 500 studi sottoposti a revisione paritaria e conferma come i benefici di comportamenti salutari per l’apparato cardiovascolare vadano ben oltre le frontiere del miocardio e delle arterie, per influire sulle funzioni cerebrali, la vista, l’udito, la forza muscolare. Per buon peso, aggiungiamo, noi, proteggere il cuore significa anche ridurre il rischio di cronicità generali.

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Andando a rileggere lo studio, coordinato da Liliana Aguayo, si possono riassumere così gli impatti di salutari abitudini per il cuore. In primo luogo, chi controlla meglio i fattori di rischio cardiovascolare mostra maggiori probabilità di mantenere la funzionalità cerebrale e polmonare, la vista e l’udito oltre a contrastare l’edentulia e la sarcopenia tipiche dell’avanzare dell’età.

Non solo: proteggere il cuore significa mediamente avere livelli più bassi di cortisolo e stress e una minore incidenza di diverse malattie croniche, tra cui cancro, Bpco, polmonite, Alzheimer, demenza, steatosi epatica, diabete di tipo 2, depressione, insufficienza renale e malattia renale allo stadio terminale.

Infine, sul fronte psicologico e non solo, chi ha un miglior controllo del benessere cardiovascolare ha fatto riscontrare una migliore qualità della vita auto-riferita e un minor rischio di esiti avversi della gravidanza, disturbi respiratori durante il sonno, sindrome metabolica, disfunzione erettile, disabilità funzionale e problemi di mobilità e mortalità per tutte le cause.

Il tutto con ripercussioni sulle spese, ridotte proprio in coloro che avevano maggiormente a cuore, con abitudini salutari, la salute cardiovascolare. “In questa revisione abbiamo scoperto che quasi tutti gli organi e le funzioni corporee, dalla testa ai piedi, traggono beneficio da uno stile di vita sano per il cuore”, è il commento della Aguayo, in una nota dell’ateneo.

La revisione è la prima del suo genere a esaminare sistematicamente come i parametri Life’s Simple 7™ dell’American Heart Association – che includono l’astensione dal fumo, un’alimentazione sana, un’attività fisica regolare, il mantenimento di un peso sano e la gestione della pressione sanguigna, del colesterolo e della glicemia – influenzino gli esiti di salute in diversi organi e sistemi. La versione aggiornata di Life’s Essential 8™ include anche il sonno come fattore chiave.

Le osservazioni che emergono dallo studio sono particolarmente importanti in termini di sanità pubblica, considerando che le malattie cardiovascolari in Italia provocano circa 140mila decessi l’anno, il 30,8% del totale, .(33,4% nelle donne e 28,1% negli uomini).

Nonostante i sensibili miglioramenti su prevenzione e cura abbiano ridotto la mortalità di 5 volte dal 1950 a oggi, queste patologie continuano a gravare sul sistema sanitario: in Italia le spese dirette superano i 41 miliardi di euro ogni anno (15% della spesa sanitaria), a fronte di 282 miliardi in Europa.

Il valore della prevenzione, ben oltre lo studio degli esperti americani, è ribadito dal recente documento del Global Cardiovascular Risk Consortium apparso su New england Journal of Medicine. Da soli i cinque principali fattori di rischio (ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, fumo e obesità) sarebbero responsabili di oltre il 50% degli eventi aterosclerotici.

In uno studio su 2,1 milioni di individui in 133 coorti, la presenza di tutti e cinque i fattori nel corso della vita spiega un aumento di rischio del 24% nelle donne e del 38% nei maschi; al contrario, chi ne è privo guadagna circa 13,3 anni di vita in salute (donne) e 10,6 (uomini), con un picco di +14,5 e +11,8 anni di sopravvivenza legato al controllo di pressione e fumo tra i 55 e i 60 anni.

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Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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