Farmaceutica: il tetto ai dazi Usa e le sfide per il settore

farmaceutica Marcello Cattani, presidente Farmindustria farmaci

Un risultato importante per la farmaceutica Made in Italy, in fibrillazione da mesi. La dichiarazione congiunta che formalizza l’accordo-quadro commerciale tra Ue e Usa raggiunto a luglio conferma infatti il tetto massimo del 15% per i dazi statunitensi sulle esportazioni Ue.

Dazi, specifiche e settori inclusi

A confermarlo è stato il capo negoziatore e commissario al Commercio Ue, Maroš Šefčovič, sottolineando in conferenza stampa che “si tratta dell’accordo commerciale più favorevole che gli Stati Uniti abbiano mai concesso a un partner. Numerosi settori, inclusi quelli strategici come auto, farmaceutica, semiconduttori e legname, beneficeranno di questo limite”.

Come riporta Adnkronos salute, “a differenza degli accordi con altri partner, questo 15% include già i dazi Mfn esistenti”. “Dove i dazi Mfn sono pari o superiori al 15%, non si applicheranno ulteriori dazi. In altre parole, l’Ue godrà di dazi effettivi notevolmente più bassi rispetto ad altri Paesi”, ha puntualizzato il commissario Ue.

“Alcuni settori godranno di esenzioni, con dazi nulli o minimi: risorse naturali non disponibili come il sughero, aeromobili e componentistica, farmaci generici e i loro ingredienti, nonché precursori chimici”, ha aggiunto Maroš Šefčovič, sottolineando che in futuro “Ue e Usa valuteranno l’estensione di queste esenzioni ad altri settori”.

La soddisfazione di Farmindustria

A caldo arriva il plauso di Marcello Cattani, Presidente Farmindustria. “Esprimo i miei ringraziamenti sinceri al Governo italiano per l’azione convinta e determinata a sostegno della limitazione dei dazi sui farmaci a non oltre il 15%, come tetto massimo sulle esportazioni verso gli Usa, che includerà quanto previsto dall’indagine in corso negli Stati Uniti sul settore”, ha detto Cattani ringraziando in particolare il presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro degli Esteri Antonio Tajani, per l’approccio costruttivo nel dialogo transatlantico e anche per la puntuale informazione alle imprese, attraverso una task force specifica.

Un compromesso che- “nonostante i costi importanti per le imprese, i rischi per la disponibilità dei farmaci e di barriere per la R&S, che derivano dai dazi” – rappresenta per la farmaceutica “la migliore soluzione ipotizzabile, evita l’escalation commerciale e chiude una fase di incertezza, stabilendo al tempo stesso la volontà di liberare il potenziale delle economie e rafforzare ulteriormente l’alleanza economica e strategica tra Ue e Usa”, rileva Cattani.

Le sfide per la farmaceutica europea non finiscono qui

E adesso? Per l’Europa “è fondamentale compensare i costi dei dazi con più produttività e più competitività. Per questo è importante che la Commissione Europea dimostri lo stesso impegno per cambiare radicalmente scelte del passato che penalizzano l’economia e costituiscono dei dazi che l’Ue si è auto-imposta”.

Insomma, “per la farmaceutica è urgente una politica che contribuisca a mantenere la leadership globale delle nostre imprese attraverso misure urgenti a tutela della proprietà intellettuale – afferma Cattani – incredibilmente penalizzata dalle proposte di revisione della legislazione Ue. E con la correzione di altri provvedimenti che rischiano di mettere fuori gioco il settore in Europa, imponendo costi altissimi sulle aziende, come nel caso della direttiva sulle acque reflue”.

Insomma, passata la paura dei dazi “è ora di cambiare rotta. Siamo ancora in tempo, ma sta per scadere. E siamo certi che anche stavolta il nostro Governo saprà far valere ancora di più gli interessi dell’Italia e dell’Europa”. In attesa di ulteriori progressi nella prossima Legge di Bilancio e con il Testo Unico della legislazione farmaceutica, resta la questione  payback.

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