Eli Lilly ha presentato interessanti risultati del trial di fase 3 ATTAIN-2, in cui è stato testato orforglipron, un nuovo farmaco in compresse in fase di sperimentazione, su adulti con obesità o sovrappeso e diabete di tipo 2. Tutte le dosi utilizzate (6 mg, 12 mg e 36 mg) hanno raggiunto gli obiettivi principali e secondari dei test, portando a una perdita di peso significativa, a un miglior controllo della glicemia e a benefici sui fattori di rischio legati al cuore e al metabolismo, dopo 72 settimane di trattamento. Con questi dati – riporta la nota – Lilly ha ora le informazioni necessarie per chiedere l’autorizzazione all’uso del farmaco a livello globale.
“In base alla mia esperienza, questi risultati mostrano come orforglipron possa avere un’efficacia e una tollerabilità simili ai farmaci della stessa categoria già disponibili in iniezione”, ha spiegato Louis J. Aronne, medico e specialista del campo dell’obesità. “Potrebbe diventare un’importante alternativa per i pazienti che preferiscono una terapia orale senza rinunciare ai benefici clinici”.
“I risultati di ATTAIN-2 confermano il potenziale di orforglipron, come trattamento orale da assumere una volta al giorno, nel garantire una perdita di peso significativa e una riduzione della glicemia, in linea con gli studi principali condotti sui farmaci GLP-1 iniettabili”, ha dichiarato Kenneth Custer, vicepresidente esecutivo e presidente della divisione Lilly Cardiometabolic Health. “Con questi dati positivi ci muoviamo rapidamente verso le richieste di approvazione a livello globale, per rispondere alle esigenze dei pazienti che attendono nuove terapie. Se approvato, saremo pronti a offrire una pillola giornaliera semplice da assumere e disponibile su larga scala, capace di abbattere le barriere e ridefinire il trattamento dell’obesità nel mondo”.
I risultati dei test di Eli Lilly
Nel dettaglio, chi ha assunto la dose più alta del farmaco ha perso in media oltre 10% del proprio peso corporeo in un anno e mezzo, contro poco più del 2% di chi ha preso il placebo. Inoltre, molti partecipanti hanno avuto un calo significativo della glicemia, con tre quarti dei pazienti che hanno raggiunto valori considerati normali. Sono emersi miglioramenti anche nella pressione arteriosa, nei trigliceridi e nel colesterolo, mentre un marcatore di infiammazione nel sangue si è dimezzato.
Il profilo di sicurezza complessivo di orforglipron è risultato coerente con quello già noto per la classe degli agonisti del recettore GLP-1. Gli effetti indesiderati più comuni sono stati di tipo gastrointestinale e generalmente di entità lieve o moderata. Tra i partecipanti trattati con orforglipron (6 mg, 12 mg e 36 mg) quelli più riportati sono stati nausea, vomito, diarrea, stitichezza e difficoltà digestive.
Le interruzioni del trattamento dovute a effetti indesiderati sono state del 6,1% con la dose da 6 mg, del 10,6% con quella da 12 mg e del 10,6% con quella da 36 mg, rispetto al 4,6% con placebo. Nel complesso, i tassi di interruzione del trattamento sono risultati simili tra i vari gruppi: 19,1% (6 mg), 22,3% (12 mg) e 20,5% (36 mg) con orforglipron, rispetto al 20% con placebo. Non sono emersi segnali di problemi al fegato.
Il titolo Ely Lilly sale in borsa
Nelle settimane scorse, quando giravano voci di risultati al di sotto delle attese, le azioni di Eli Lilly erano crollate, mentre a sorridere era Novo Nordisk – la principale concorrente in questo ambito – che sta sviluppando la compressa CagriSema che sembrava essere più efficace di orforglipron. Di tutt’altro tenore la reazione dei mercati nella giornata odierna: uno dei primi effetti a seguito dell’annuncio del buon esito dei trial della pillola orforglipron da parte di Eli Lilly è stata la rapida crescita del suo titolo in Borsa, che attualmente guadagna circa il 3,5% sul New York Stock Exchange, al contrario del colosso danese che perde il 2,5%.
