“Non voglio andare a scuola”. Quanti genitori stanno sentendo – in questi giorni di rientro post vacanze – la fatidica frase? Ebbene, stando agli esperti quando questa frase diventa un ritornello, potrebbe essere spia di un problema più grande, dal rifiuto scolastico al disagio emotivo. Ma quando è il caso di allarmarsi e come affrontare il ritorno in classe?
Fortune Italia lo ha chiesto a Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta, che nei giorni scorsi parlando all’Adnkronos Salute suggeriva di sostituire la dicitura “voto in condotta” con “voto in socializzazione”.
Nel caso del rientro a scuola, il pediatra invita a sfruttare i ritmi circadiani. Ma prima cerchiamo di comprendere meglio il problema dell’ansia da ripresa delle lezioni, che non riguarda solo i piccoli connazionali.
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Rientro a scuola in salita
Sono settimane difficili anche Oltreoceano. Stando a un recente sondaggio americano, condotto da Ipsos per conto della Kids Mental Health Foundation (fondata dal Nationwide Children’s Hospital), quasi un terzo dei genitori (30%) i cui figli hanno perso la scuola per paura o ansia l’anno scorso, riferisce di aver saltato più di una settimana di lezioni. E secondo i National Institutes of Health (Nih) in media il 28% dei bambini evita la scuola, più spesso tra i 10 e i 13 anni. E il cambio di ciclo può costituire una insidia in più. Ma come aiutare i piccoli alunni e riconoscere per tempo eventuali problemi?
“Un aiuto per semplificare il rientro arriva dai ritmi circadiani”, dice Farnetani. “Se il bambino in estate non ha avuto orari regolari di addormentamento e risveglio, non sarà semplice per lui riprendere le ‘vecchie’ abitudini. E alla stanchezza si sommerà il nervosismo. Allora sfruttiamo i giorni che precedono il ritorno a scuola per favorire un ripristino progressivo dei ritmi del sonno”.
Scuola e sonno: questione di sveglia
Come? “partiamo dal risveglio. È bene riportare nell’arco di 4-5 giorni l’ora della sveglia a quella tipica della scuola, frazionando il processo in 5-6 tappe. Si tratta di un momento molto delicato ma importante, che aiuterà il bambino ad affrontare meglio la routine. Dopo tre giorni si può agire anche sull’ora di andare a letto. L’importante è evitare di mandare a dormire il bambino quando proprio non ha sonno”.
Nel caso dei più piccini, è utile ridurre o eliminare il riposo pomeridiano. In modo di farli arrivare all’ora della nanna con gli occhi che si chiudono, raccomanda il pediatra.
Colazione e giochi all’aperto
Altro elemento importante, “la prima colazione al mattino. Sfruttiamo questo lasso di tempo per l’adattamento ma anche per fissare un momento chiave per la salute, anche con l’aiuto dei cibi più amati, a partire dalla cioccolata spalmabile. Una coccola – assicura il pediatra – che dà energia al cervello”.
Inoltre Farnetani suggerisce negli ultimi giorni di vacanza di far fare a bambini e ragazzi tanta vita all’aria aperta: “Riduce la tensione emotiva e aiuta ad affrontare meglio il rientro”.
Minimizzare non è la soluzione
Se il piccolo appare ansioso o spaventato dal ritorno in classe, minimizzare non è la mossa vincente. “È importante riconoscere che ci sono molti sintomi fisici che si manifestano nei bambini e che sono in realtà correlati alla salute mentale”, ha affermato Kelley McChristy, mamma di due ragazzini di Columbus, Ohio, che hanno vissuto esperienze di rifiuto scolastico. “Quando un bambino dice ‘Sono malato, non mi sento bene’ e non si riesce a trovare una ragione fisica, il problema potrebbe essere dovuto all’ansia”.
L’evitamento scolastico può verificarsi per diverse ragioni. “I bambini possono aver avuto problemi sociali, come il bullismo o la sensazione di non sentirsi accettati. Potrebbero essere preoccupati per i test o per le interrogazioni”, ha affermato Ariana Hoet, direttrice clinica esecutiva della Kids Mental Health Foundation e psicologa pediatrica presso il Nationwide Children’s. “Oppure a volte non vogliono andare a scuola perché hanno un disturbo dell’apprendimento non diagnosticato, il che rende le lezioni particolarmente stressanti”.
Ecco, l’invito degli specialisti è quello di non minimizzare, ma di ascolare il bambino, magari chiedendo consiglio al pediatra. Esistono approcci in grado di aiutare i giovanissimi a ridurre l’ansia e ad affrontare le proprie paure.
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