Digiuno e longevità: il parere del neuroscienziato

dieta mima digiuno

Dal digiuno intermittente alla dieta mima-digiuno, non mancano le soluzioni che invitano a limitare l’orario o l’assuzione di alimenti per raggiungere un obiettivo di longevità. Ma questa strategia è efficace? Fortune Italia ha chiesto un parere a Paolo Maria Rossini, responsabile del Dipartimento di Scienze neurologiche e riabilitative dell’Irccs San Raffaele Roma.

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“Decine di anni di ricerche – spiega Rossini – dimostrano che le cellule in vitro, tenute a un regime energetico e nutrizionale ristretto, durano più a lungo. Da qui a estendere i benefici del digiuno al corpo e ai vari organi mi sembra una forzatura”.

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“Quello che è sicuro – aggiunge lo specialista – è che l’obesità è un fattore di rischio per la longevità e, soprattutto, per quella in buona forma, penso ad esempio alle malattie neurodegenerative. Ma non credo ci siano evidenze reali che essere sottopeso per tanti anni sia un fattore protettivo. Quindi in questi casi è sempre bene essere un po’ prudenti”, aggiunge il neuroscienziato.

“Poi, quando parliamo di diete o strategie nutrizionali, bisogna fare i conti con il portafogli: quanto costano questi prodotti? Quanto abbiamo a disposizione per seguire questi regimi?”. Un discorso che vale anche nel caso delle terapie farmacologiche.

L’analisi

Proprio al digiuno intermittente i ricercatori dell’Università dell’Illinois a Chicago hanno dedicato qualche tempo fa un’analisi su ‘Nature Reviews Endocrinology’, sfatando alcuni falsi miti, come ad esempio il fatto che questa strategia causerebbe disturbi alimentari. Nessuno degli studi condotti finora lo dimostra. Ma gli stessi ricercatori sottolineano una serie di accortezze: i soggetti che hanno sofferto di questi disturbi non dovrebbero sperimentare il digiuno intermittente.

Non solo, gli specialisti americani invitano i pediatri a essere cauti nel monitorare gli adolescenti obesi che dovessero iniziare a digiunare, perché si tratta di un gruppo ad alto rischio di sviluppare disturbi alimentari.

D’altra parte, l’obesità resta una delle principali sfide sanitarie globali, con un importante impatto in termini di salute e di costi per il Servizio sanitario nazionale.

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