Cuore: il gene ‘architetto’, la meditazione e gli errori da evitare

cuore meditazione

La salute del nostro cuore è scritta (anche) nel Dna. A dircelo è una ricerca condotta dalla Sapienza di Roma, in collaborazione con l’Istituto di biologia e patologia molecolari del Cnr: un gene finora sconosciuto nell’essere umano gioca infatti un ruolo cruciale nello sviluppo delle cellule del cuore.

La scoperta, pubblicata su Nature Communications e annunciata nella Giornata mondiale del cuore, apre la strada a nuove strategie per la diagnosi e la cura delle cardiomiopatie.

Ma non è tutto: ormai la scienza ci dice che possiamo fare molto per la salute cardiovascolare, attraverso le nostre scelte quotidiane. Lo ricordano anche medici ed esperti che stanno animando uno spazio dedicato alla salute del cuore in Piazza di San Silvestro, a Roma, trasformata per l’occasione da Bayer in un’oasi dedicata a benessere, prevenzione e informazione con l’aiuto di cardiologi, specialisti ed esperti di meditazione Heartfulness.

Piazza San Silvestro a Roma

Meditare per un cuore in salute

“La meditazione esiste da millenni – spiega a Fortune Italia Sabrina Delise, coordinatrice nazionale di Heartfulness – e anche il nostro approccio si basa su una tradizione yogica millenaria: andiamo a pescare in quella che è una conoscenza molto profonda dell’essere umano. Una conoscenza di tipo olistico, che cioè valuta la persona per tutte le sue caratteristiche, senza distinguere tra salute fisica, mentale ed emozionale. Nello yoga ci spingiamo a parlare anche di salute spirituale in senso molto ampio, senza una connotazione religiosa. Praticare la meditazione vuol dire mettersi in contatto con la  parte più pura che c’è dentro ognuno di noi”.

Una pratica che “ha anche un impatto sul respiro, sul battito cardiaco, che rallenta, sulla pressione. Ma anche a livello cerebrale c’è un beneficio – aggiunge Delise – Perchè la condizione di pace si irradia in tutto il corpo”. La pratica, ricorda, è completamente gratuita e aperta a tutti, dai 16 anni in poi. “Non è indicata per chi assume psicofarmaci, perché occorre avere una mente non alterata”, precisa. E non si può bere alcol quando si va a meditare.

La salute del cuore “è una priorità globale e riguarda ciascuno di noi, perché ancora oggi le malattie cardiovascolari restano la prima causa di mortalità in Italia e in Europa. Con questa iniziativa vogliamo rendere la prevenzione più semplice, vicina e concreta”, spiega  Arianna Gregis, Head Pharmaceuticals Bayer Italy.

Il gene ‘architetto’ per le cellule del cuore

Ora torniamo al nuovo gene: lo studio, cui ha collaborato anche l’Istituto italiano di tecnologia (Iit), ha svelato che il suo malfunzionamento è associato a cardiomiopatie in diverse coorti di pazienti. “Questo gene appartiene alla categoria dei cosiddetti Rna non codificanti lunghi, molecole che non danno origine a proteine, ma regolano finemente l’attività di altri geni”, afferma Monica Ballarino della Sapienza.

Il gene battezzato HSCHARME “agisce come un vero e proprio ‘architetto’ del genoma che guida la corretta attività dei geni del cuore. Si è rivelato cruciale per lo sviluppo e la maturazione dei cardiomiociti, le cellule muscolari responsabili della contrazione cardiaca. Quando questo gene non funziona correttamente, le cellule non si sviluppano in maniera adeguata, con conseguenze sulla salute dell’intero organo”, spiega Ballarino. Si tratta di un potenziale bersaglio per nuove diagnosi precoci e terapie personalizzate.

Dolore al petto: gli errori da evitare

Infine qualche indicazione pratica dai dottori anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). Perché, pensando alla salute del cuore, il dolore al petto è un sintomo che non va mai sottovalutato.

“Può essere causato da problemi minori, come una contrattura muscolare o un reflusso, ma anche da condizioni gravi e potenzialmente fatali, come un’aritmia o un infarto miocardico. Le linee guida – ricordano i dottori – raccomandano di trattare ogni dolore toracico sospetto come un’emergenza medica”.

Cosa fare? In presenza di dolore al petto, soprattutto se accompagnato da alcuni sintomi specifici, è “fondamentale chiamare subito un’ambulanza o recarsi immediatamente al pronto soccorso”.

I sintomi da non sottovalutare

Nell’80% dei casi il sintomo più frequente è una sensazione negativa a livello del petto, spesso descritta dai pazienti in termini di dolore, pressione, rigidità, pesantezza o bruciore. Ecco alcuni segnali che devono far scattare l’allarme:

dolore intenso o persistente (oltre 15 minuti);
sensazione di peso, oppressione, costrizione al torace;
dolore che si irradia a spalle, braccia, schiena, collo o mandibola;
dolore associato a sudorazione, difficoltà a respirare, nausea, capogiri, senso di svenimento.

“Questi sintomi possono indicare una sindrome coronarica acuta, come l’infarto, o altre emergenze cardiovascolari. Anche se i sintomi sono lievi, è meglio non aspettare che peggiorino”. Perchè il tempo fa la differenza.

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