Tumore al seno: il peso dell’obesità sulle terapie

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Potremmo chiamarlo il peso dell’obesità. Questa condizione, ma anche il sovrappeso, possono compromettere le probabilità di guarigione delle pazienti con tumore al seno. Se ne parlerà in una sessione speciale del congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo) al via nei prossimi giorni a Berlino.

La buona notizia è che una chemioterapia somministrata a intervalli di tempo più ristretti rispetto a quella tradizionale, si conferma efficace nella prevenzione delle recidive indipendentemente dal peso corporeo. A dircelo sono due studi internazionali, uno pubblicato sull’European Journal of Cancer, e l’altro sulla rivista ESMO Open.

Questi studi “danno indicazioni fondamentali su come l’eccesso di peso e la chemioterapia si combinano nel trattamento del tumore al seno, con un impatto sulle strategie di cura per le pazienti”, sottolinea Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’Irccs Ospedale Policlinico San Martino e Università di Genova.

Il peso dell’obesità

L’analisi condotta nell’ambito dello studio Aphinity si è concentrata sulle pazienti con tumore al seno HER2-positivo in fase iniziale, che tende a crescere velocemente. Su quasi 5.000 pazienti analizzate, il 47% era in sovrappeso o obesa. “Abbiamo scoperto un’associazione preoccupante: il sovrappeso e l’obesità peggiorano la prognosi del tumore HER2-positivo. In particolare, le pazienti con un Bmi superiore a 25 sembrano avere un aumentato rischio di recidiva o morte del 27% rispetto alle pazienti normopeso o sottopeso”, dice Del Mastro.

Non solo: le pazienti con il Bmi più alto interrompevano più spesso la chemioterapia post-intervento rispetto alle donne normopeso (14% contro 9%). “Questo suggerisce che l’eccesso di peso può rendere la terapia più difficile da tollerare”, aggiunge la specialista.

Il secondo studio e la strategia terapeutica

L’altro studio si concentra su donne con tumore al seno ad alto rischio di recidiva e linfonodi positivi. “Questo studio mette a confronto la chemioterapia tradizionale a ‘intervallo standard’ con la più intensa ‘dose-dense’, somministrata in un arco di tempo più breve. In questa analisi su 1.925 pazienti, abbiamo scoperto che l’eccesso di peso non peggiora di per sé la prognosi a lungo termine. Il regime dose-dense è risultato il più efficace, indipendentemente dal fatto che la paziente fosse normopeso, sovrappesa o obesa”, sottolinea Del Mastro.

In questo studio alle pazienti obese non è stata somministrata una dose di chemioterapia inferiore per via del loro peso, un problema noto in altri contesti clinici. Tuttavia, le pazienti obese hanno mostrato una maggiore incidenza di alcuni effetti collaterali gravi, come la neuropatia (5,4%) e il dolore osseo (4,7%), rispetto alle normopeso (2,2% e 2% rispettivamente). “La paura di sottodosare la chemioterapia per evitare la tossicità nelle pazienti più pesanti non ha fondamento”, conclude Del Mastro.

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