Ci siamo quasi: nella notte fra sabato 25 e domenica 26 ottobre l’ora legale cederà ancora una volta il passo a quella solare. Uno spostamento indietro delle lancette che ci permetterà di dormire un’ora in più, ma che in questi giorni è tornato al centro del dibattito.
Ad alimentare le speranze degli ‘abolizionisti’ è stato il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, convinto che ormai il cambio dell’ora non abbia più senso. In un video sui social ha spiegato che proporrà al Consiglio europeo di eliminarlo, in linea con quanto previsto dalla Direttiva del 2019. Ma con quali conseguenze per salute ed economia?
A rispondere è uno studio italiano su ‘Sleep Medicine Reviews’. Il lavoro, una revisione di 27 studi in diversi Paesi guidata dal Centro di Medicina del Sonno dell’Irccs Neuromed di Pozzilli in collaborazione con Università di Pavia, Fondazione Mondino, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Università Uninettuno e Università di Genova, mette in luce un quadro interessante, confermando l’impatto del cambio dell’ora sul sonno, ma con qualche novità rispetto alla vulgata.
L’ora legale in primavera è peggio di quella solare
Infatti l’arrivo dell’ora legale in primavera si accompagna più spesso alla riduzione della durata del sonno, con risvegli continui e, naturalmente, aumento della sonnolenza diurna. Effetti particolarmente marcati nei ‘gufi’, le persone che tendono ad andare a letto tardi. Il ritorno all’ora solare in autunno sembra avere invece conseguenze più contenute. Anzi, a volte si rivela addirittura benefico, con un temporaneo aumento delle ore di sonno.
Come spiega Andrea Romigi, neurologo del Neuromed “i cambi stagionali dell’orologio incidono sulla qualità del riposo, soprattutto in primavera. Si tratta di effetti in genere transitori, ma che, se ripetuti ogni anno, possono contribuire a un disallineamento tra i ritmi biologici e quelli sociali. Capire questi meccanismi è essenziale per orientare politiche sanitarie e sociali più rispettose della fisiologia del sonno”, sottolinea lo studioso, auspicando ulteriori studi in materia.
Chi dorme di più e chi vive l’effetto jet-lag
Ma attenzione: “Basta una sola ora di relax in più per far crollare il cortisolo, riducendo le malattie stress-correlate, come l’infarto. Il nostro deficit cronico di sonno non consente al cervello di ricaricarsi, di ripulirsi tramite il flusso glinfatico notturno e di spegnere completamente il sistema di allerta, il cosiddetto sistema simpatico”, ricorda Piero Barbanti, neurologo e Direttore Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’IRCCS San Raffaele di Roma e docente di Neurologia Clinica all’Università San Raffaele. Ecco perché importanti studi scientifici dimostrano che il lunedì successivo al ritorno dell’ora solare è quello con il numero più basso di infarti cardiaci in tutto l’anno.
Ma non tutti vivono serenamente il cambio dell’ora: per alcuni diventa un piccolo jet lag. “Chi soffre di emicrania, insonnia, ansia o depressione, fatica ad adattarsi al nuovo orario per giorni. Normalmente in ciascuno di noi, il centro dei bioritmi (il nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo) si resetta automaticamente ogni giorno allineandosi al naturale alternarsi di luce e buio, come i nostri smartphone che si aggiornano automaticamente al fuso locale quando viaggiamo. In chi patisce il cambio dell’ora, invece il reset è più lento e laborioso, dando origine a una peggiore qualità del sonno, stanchezza e nervosismo. L’uso della melatonina tra le 21 e le 22 – suggerisce Barbanti – può facilitare il superamento di questo fastidio”.
L’impatto dell’ora legale in termini economici…
Sul fronte energetico invece l’adozione dell’ora legale ha consentito in 10 anni, dal 2004 al 2024, un risparmio pari a 11,7 miliardi di kWh, sottolineano dalla Sima (Società italiana di medicina ambientale). Ovvero “una minore spesa sulle bollette dei cittadini per circa 2,2 miliardi di euro, cui si aggiungono circa 100 milioni di euro e 330 milioni di kWh di risparmio nei sette mesi di adozione dell’ora legale nel 2025” (dati Terna).
E anche il pianeta ne beneficia. Sima segnala il notevole taglio alle emissioni climalteranti: tra le 160.000 e le 200.000 tonnellate di CO2 in meno all’anno, pari a quella assorbita piantando 2-6 milioni di nuovi alberi.
E quello sulla salute
Ma non è tutto. Il cambio dell’ora “determina ripercussioni negative sulla salute umana – ricorda il presidente Sima, Alessandro Miani – Si altera la ritmicità circadiana, ossia l’orologio biologico del nostro organismo che, in assenza di segnali provenienti dall’ambiente, completa il proprio ciclo in circa 24 ore. Con effetti sulla pressione arteriosa e la frequenza cardiaca: diversi studi hanno attestato una correlazione tra cambio di orario e patologie cardiache, con l’Università di Stoccolma che ha riportato un’incidenza del +4% di attacchi cardiaci nella settimana successiva all’introduzione dell’ora solare”.
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“Altri studi hanno certificato una correlazione tra il passaggio da ora legale a ora solare e gli incidenti stradali e sul lavoro: ad esempio nei periodi di ora legale è stata registrata una diminuzione fino al 13% degli incidenti a danno di pedoni connessa all’aumento della visibilità lungo le strade nelle ore serali. Mentre una ricerca condotta in Australia – ricorda Miani – ha perfino riscontrato un aumento dei suicidi nelle prime settimane di cambiamento dell’orario”.
La battaglia per l’ora legale fissa
Ecco perché “chiediamo al Governo Meloni di impegnarsi per arrivare in Italia all’abbandono definitivo dell’ora solare, adottando l’orario legale tutto l’anno”, dice il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele, che insieme a Sima ha lanciato una petizione online per rendere permanente l’ora legale tutto l’anno, firmata da 350mila italiani.
“Dopo aver spiegato in mille modi che mantenere l’ora legale è un vantaggio per la salute e per il sonno delle persone, dai Palazzi non abbiamo avuto risposte – commenta sconsolato a Fortune Italia Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta, che da tempo si batte per evitare questo passaggio – neanche il risparmio energetico sembra contare”.
“L’Ue legifera su tutto, persino sui tappi delle bottiglie, ma non riesce a decidersi su questo aspetto. Ebbene, sono un europeista convinto, ecco perché ricordo che porre fine a questo cambio dell’ora non è solo utile in termini di diritto alla salute, ma anche industriale. Capisco che i Paesi del Nord Europa possano avere meno vantaggi rispetto ai nostri, ma sarebbe davvero utile prendere una decisione che dia il segno dell’unità. E allora, che cosa aspettiamo?”, conclude il pediatra.
*articolo aggiornato

