Chirurgia plastica: less is better, il nuovo trend della bellezza

chirurgia plastica

Il sogno di vedersi più bella può costare caro. Non sono stati pochi in questi mesi gli episodi di cronaca con donne vittime di una chirurgia plastica improvvisata o non a norma, in strutture abusive, gestite al di fuori della legge o all’estero da operatori senza scrupoli.

Ma se quelli di Margaret Spada e delle altre pazienti uccise dopo un ‘ritocco’ sono drammi legati alla scarsa attenzione ai rischi di queste procedure, la verità è che la chirurgia plastica italiana è ai primi posti nel mondo. A patto, certo, di affidarsi a mani esperte e di seguire i consigli dei professionisti. Prima regola: less is better. Perché la vera bellezza oggi è naturalezza, armonia delle forme e qualità dell’incarnato.

Parola degli specialisti intervenuti a Napoli al 73° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (Sicpre), in corso fino al 1 novembre, che attirerà circa 700 professionisti. In barba all’epidemia di zigomi affilati, labbra a canotto e volti paralizzati, gli interventi di chirurgia plastica e i trattamenti di medicina rigenerativa stanno diventando sempre meno invasivi e personalizzati, per esaltare la bellezza di ogni paziente, rispettandone l’unicità.

La mano del chirurgo non deve riconoscersi

I risultati più appariscenti balzano all’occhio. “Ma c’è un universo di interventi eseguiti così bene da non essere neanche sospettabili. Succede tutte le volte in cui ci imbattiamo in un volto riposato e fresco, anche dopo una certa età, in cui la posizione dei tessuti e la loro qualità sono completamente coerenti”, sottolinea Stefania de Fazio, presidente del congresso. “È il risultato di tecniche chirurgiche di grande raffinatezza e dell’impiego sempre più diffuso delle procedure rigenerative: non basta rimettere a modello un vestito, se la stoffa è logora e consunta”.

Liposuzione: l’ultima morte e i rischi degli interventi low cost

Pazienti ‘impazienti’ e aspettative irrealistiche

Ma le pazienti sono sempre d’accordo? “I chirurghi plastici di tutto il mondo riconoscono a noi italiani il massimo della preparazione scientifica e chirurgica abbinata a una mentalità per definizione flessibile e creativa”, dice de Fazio, ricordando le grandi scuole di chirurgia plastica presenti in Italia, a partire dagli anni ’50, e il “gusto per il bello e l’armonia che fa intrinsecamente parte della nostra cultura”. Ma d’altra parte questo rende i pazienti italiani particolarmente esigenti. “Diciamo che sono i ‘peggiori’ del mondo perché hanno aspettative elevatissime”.

Maurizio Ressa, presidente della Sicpre e direttore dell’Unità Complessa di Chirurgia Plastica dell’Istituto dei Tumori di Bari, non ha dubbi: “Spetta a noi medici riportarli alle reali possibilità chirurgiche e al buonsenso, compreso il valore economico della prestazione e l’importanza della sicurezza. La recente morte di Milena Mancini richiama l’attenzione sull’importanza di non sottovalutare le procedure di chirurgia estetica”. Il caso dell’imprenditrice di Isola del Liri (Fr), morta a 56 anni a Istanbul dopo 20 giorni di terapia intensiva e una liposuzione in una clinica privata, ha avuto non poca eco nel nostro Paese. Il suo però non è l’unico episodio di complicazioni dopo un ‘ritocco’ alle’stero.

Sicurezza prima di tutto

Il fatto è che la chirurgia plastica non è scevra da rischi: bisogna essere preparati a gestirli. E questo è possibile sono affidandosi a operatori doc. Sicpre è impegnata da tempo sul fronte della sicurezza: nel settembre 2024 è stato istituito all’interno della Società il Registro delle complicanze da interventi di chirurgia estetica eseguita all’estero, che ha lo scopo di raccogliere dati sugli eventi avversi che ricadono sul Sistema Sanitario Nazionale. “Facciamo da anni sensibilizzazione e informazione sulla sicurezza e siamo al lavoro con le altre società scientifiche per arrivare a un disegno di legge che definisca il chi, il come e il dove di ogni intervento e trattamento”, ha ricordato Ressa.

Per fare scelte mature e quindi sicure, raccomanda de Fazio, il  paziente deve sapere di essere di fronte al professionista più preparato, cioè lo specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica, e sentirsi ascoltato e capito. Quando si crea questa condizione, la confidenza è massima e il dialogo totale. Ed è possibile orientare uomini e donne verso una bellezza fatta di armonia ed eleganza, che non stravolga volti e corpi, rendendoli indistinguibili. E, soprattutto, consenta di non correre rischi inutili.

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