Occhio all’accumulo di oggetti, come capire se è un problema

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Il cambio di stagione incombe e armadi e cassetti richiedono attenzione. Dite la verità: siete di quelli che conservano in tasca (o nella borsa) scontrini, tappi di penna e piccole monete? Oppure mettete da parte, ben piegati, nastri, fiocchi e carta da regalo usata, pensando che “potrebbero servire”? In realtà disordinati, parsimonioni e accumulatori hanno qualche elemento in comune, ma a fare la differenza è un aspetto: separarsi dagli oggetti diventa un’impresa impossibile. Insomma, quando cassetti, ripostigli e perfino stanze si riempiono di oggetti e l’accumulo soffoca lo spazio vitale, deve risuonare un campanello dall’allarme.

Anche perché dietro la tendenza all’accumulo può esserci un disturbo psicologico. La disposofobia (accaparramento compulsivo o accumulo patologico) causa rischi concreti, importanti da riconoscere per aiutare chi ne soffre. A dircelo sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici).

Quando l’accumulo diventa una malattia

In alcuni casi affastellare cose può essere una condizione patologica: il disturbo da accumulo “si manifesta con la persistente difficoltà a eliminare i propri beni. La persona che ne soffre continua a conservare nella propria abitazione numerosi oggetti, anche inutili o danneggiati, perché separarsene provoca un profondo disagio”, chiariscono gli esperti.

Da non confondere con il collezionismo (raccolta curata e intenzionale di oggetti specifici), né con il naturale attaccamento emotivo a beni che sono appartenuti a una persona cara che non c’è più.

L’accumulo compulsivo o seriale appartiene allo spettro dei disturbi ossessivo-compulsivi. Ecco i sintomi, secondo l’Associazione degli psichiatri americani: difficoltà insuperabile a buttare via, vendere, riciclare, regalare; accumulo di oggetti in equilibrio precario, disordinato, in ogni spazio della casa, compresi letti, scale, lavandini e bagno; molto tempo impiegato a spostare gli oggetti o cercare ciò che è effettivamente utile; conflitti con persone che offrono aiuto per eliminare il disordine; la convinzione che qualsiasi cosa possa essere utile in futuro o che abbia un valore economico; in casi più rari, accumulo di animali domestici.

L’identikit dell’accumulatore seriale

Si tratta di una persona spesso anziana, che vive da sola, non ha una vita sociale attiva e ha difficoltà a prendere decisioni e a gestire le emozioni, la sofferenza in particolare.

L’ipotesi è che l’accumulatore compulsivo trasferisca sugli oggetti non buttati la facoltà di sentirsi al sicuro, persino felice. Un altro tratto distintivo caratteristico è il non rendersi conto della gravità della condizione.

Un ulteriore segnale d’allarme è lo shopping compulsivo.

“Sebbene la disposofobia sia più comune in età avanzata, secondo gli psichiatri i sintomi precoci possono manifestarsi già nell’infanzia e nell’adolescenza e, se non controllati, diventano progressivi e cronici”, avvertono i dottori anti-bufale.

I pericoli dell’accumulo

Soffrire di disposofobia è associato a problemi sul lavoro. Ma l’accumulatore, soprattutto se anziano, è soggetto a cadute e lesioni, alla contaminazione alimentare e a infestazioni, oltre a disattenzioni che causano incendi e danni all’abitazione.

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Le terapie

La buona notizia è che esistono approcci terapeutici. Dai farmaci alla psicoterapia cognitivo-comportamentale. “Naturalmente occorre anche un aiuto pratico, per rendere abitabile e sicura l’abitazione, stimolando il paziente a liberarsi consapevolmente degli oggetti accumulati”, concludono i dottori anti-bufale. Il primo passo, come sempre, consiste nella diagnosi.

Forse potremmo cogliere l’occasione dell’arrivo del freddo e vedere se portare ordine nel caos di armadi e cassetti si traduce in un senso di benessere, o è parte del problema.

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