Febbre e bambini piccoli: gli errori da evitare

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Dolore addominale, cattiva interpretazione del pianto e paura della meningite: sono trappole per molti genitori alle prese con un bimbo piccolo che ha la febbre.

Un problema diffuso in questo periodo dell’anno, con l’impennata dei virus respiratori e l’avvio della stagione influenzale. A sottolinearlo a Fortune Italia è il pediatria Italo Farnetani, professore ordinario di Pediatria alla Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta, che ne parlerà all’incontro “Hot topics in pediatria”, in corso in questi giorni a Milano.

“Il fatto è che il bambino non può spiegare perchè sta male e il mix tra dolore e febbre alta può portare i genitori ad affollare i pronto soccorso, quando invece basterebbero alcuni semplici test per capire se davvero è il caso di attivare il sistema di emergenza, oppure no”, premette Farnetani, analizzando gli errori più comuni relativi all’interpretazione di dolore e febbre nel bambino.

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Che cos’è la febbre

Ma facciamo un passo indietro. Come ricorda l’Istituto superiore di sanità (Iss), la febbre è un aumento della temperatura corporea al di sopra dei limiti di normalità (36-37,2 gradi). Rappresenta una reazione dell’organismo a fenomeni anomali, come una malattia o un’infezione, ma non è di per sé una malattia.

Generalmente, la febbre non è pericolosa, salvo superi i 40 gradi. “Particolare attenzione va riservata ai bambini e neonati, nei quali temperature troppo alte possono determinare conseguenze anche allarmanti: va consultato il medico”, ricordano gli esperti dell’Iss.

Dolore addominale e febbre alta: cosa fare

E veniamo alle ‘trappole’ per i genitori. Il mix di temperatura elevata e  dolore addominale può far sospettare un’appendicite. “Ma per sapere se il dolore addominale è grave, basta far fare un salto al bambino: se ci riesce bene, significa che non c’è necessità di una visita urgente”, afferma Farnetani.

Quanto al pianto, “per il bambino è una forma di comunicazione, per cui  prima allarmarsi faremmo bene ad ascoltare il bimbo. Il pianto da dolore è quello che perde di intensità, perché il piccolo è malato di conseguenza non ha la forza di piangere”, spiega il pediatra. Insomma, ad allarmarci di più deve essere un pianto debole, più che uno a pieni polmoni.

Infine “se il timore dei genitori è legato alla meningite, suggerisco il test della camminata: se il bimbo riesce a camminare bene possiamo rassicurarci, ma se cade o non riesce a fare pochi passi, occorre correre al pronto soccorso”.

Insomma, “con un salto, due passi e l’ascolto attento del pianto i genitori possono imparare a gestire febbre e dolori nella stagione dei virus. Un’altra raccomandazione è quella di contattare sempre il pediatra in caso di dubbi: saprà indicare se è davvero il caso di andare in pronto soccorso”, aggiunge Farnetani.

Gli errori da evitare

Correre in pronto soccorso senza motivo non è l’unico errore dei genitori alle prese con bimbi febbricitanti. “Mai coprire troppo un bambino con la febbre“, raccomanda il pediatra, che mette in guarda dai fraintendimenti più diffusi.

“Occhio alla febbre da calura o a quella legata all’attività fisica: in caso di dubbi, ripetere la misurazione dopo una pausa al fresco e a riposo”. Ricordare poi che il piccolo in questi casi non va forzato a mangiare, ma deve essere ben idratato. Infine non dare farmaci che abbassano la temperatura prima che la febbre raggiunga i 38 gradi e se non c’è uno stato di malessere generale. “Ascoltiamo il bambino e impariamo a gestire questo sintomo con l’aiuto del pediatra”, conclude.

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