Diabete in Italia tra numeri e sfide, anche sul lavoro

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I numeri sono importanti: poco meno del 5% degli italiani ha avuto una diagnosi di diabete nell’ultimo biennio. A dircelo è l’Istituto superiore di sanità, che stima in quasi 4 milioni i pazienti nel nostro Paese, in progressivo aumento.

“La prevalenza di diabete cresce con l’età, e nelle persone tra i 50 e i 69 anni sfiora il 9%”, sottolinea nella Giornata mondiale dedicata alla malattia il presidente dell’Iss Rocco Bellantone. “Si tratta di un problema rilevante per la salute pubblica nel nostro Paese, su cui l’Istituto è fortemente impegnato in diversi settori, dall’epidemiologia alla gestione dei pazienti alla prevenzione”.

A conti fatti milioni di Italiani “ogni giorno convivono con questa condizione anche sul posto di lavoro. E molto spesso questo continua a penalizzarli attraverso stigma o discriminazioni varie. Ma dietro ogni numero, c’è una persona, una storia, una famiglia. Per questo l’International Diabetes Federation (IDF) ha deciso di dedicare la Giornata Mondiale del Diabete 2025 al tema ‘Diabete sul posto di lavoro”, sottolinea Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia, che punta a fare un ppo’ di chiarezza sulla ‘malattia del sangue dolce’.

Non è una malattia da ‘nonni’

Se il diabete di tipo 1 è conosciuto anche come ‘giovanile’, per la sua età di insorgenza precoce, il diabete di tipo 2 non è, come si riteneva un tempo, una patologia dei nonni. “Almeno 7 persone su 10 sono in età lavorativa. E anche se l’aspettativa di vita di una persona con diabete ben controllato oggi è molto simile a quella della popolazione generale, sul fronte del benessere, anche sul posto di lavoro, c’è ancora davvero molto da fare”, insiste la presidente Sid. Dagli stati d’ansia alla depressione fino al burnout, non sono poche le sfide per la salute fisica e mentale.

“È necessario migliorare l’assistenza per queste persone, anche attraverso farmaci e device sempre più innovativi. Ma accanto a questo, bisogna continuare a ricercare nuove soluzioni, anche e soprattutto sul fronte della prevenzione, occuparsi della formazione degli addetti ai lavori e fare informazione al pubblico”.

Diabete ed età: occhio alle bufale

“Sebbene la forma più frequente, il diabete di tipo 2, sia più comune in età avanzata, questa malattia può manifestarsi a qualsiasi età e negli ultimi anni si è osservato un aumento significativo dei casi anche tra adolescenti e giovani adulti. Per questo nessuna fascia d’età può considerarsi davvero esente dal rischio di sviluppare il diabete”, precisano i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici).

Il diabete mellito è caratterizzato da un aumento dei livelli di zucchero nel sangue (la cosiddetta “glicemia”). Questo accade perché l’organismo non riesce a produrre o a utilizzare correttamente l’insulina, l’ormone che regola l’ingresso del glucosio nelle cellule.

Le forme più comuni sono il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2. Il tipo 1 “è una malattia autoimmune che si manifesta soprattutto nei bambini e nei giovani adulti: in questo caso il corpo attacca le cellule del pancreas che producono insulina. Il diabete di tipo 2, invece, si sviluppa più spesso in età adulta e dipende da una combinazione di insulino-resistenza (le cellule diventano ‘meno sensibili’ all’insulina e fanno più fatica a usarla per far entrare lo zucchero) e ridotta produzione di insulina”, continuano gli esperti da Dottoremaeveroche.it.

Esiste anche il diabete gestazionale, che come suggerisce il nome compare in gravidanza, e un gruppo di forme più rare legate a cause genetiche o a patologie del pancreas.

Si parla sempre più spesso anche di prediabete, “una condizione – dicono i dottori anti-bufale – in cui i livelli di glucosio sono più alti della norma ma non ancora tali da definire un vero diabete: una fase che può protrarsi a lungo e che, in alcuni casi, evolve con il tempo verso il diabete vero e proprio. Nelle fasi iniziali del diabete di tipo 2 alcuni cambiamenti dello stile di vita possono favorire una remissione della malattia, cioè un ritorno a valori normali di glicemia anche in assenza di farmaci. I clinici preferiscono il termine “remissione” a “guarigione”, perché la durata di questa condizione e la possibilità di ricaduta non sono ancora del tutto prevedibili”.

I rischi per la salute

Il diabete è fortemente associato ad altri fattori di rischio cardiovascolari, quali l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, l’eccesso ponderale e la sedentarietà: il 50% dei pazienti riferisce una diagnosi di ipertensione (vs 16% fra le persone senza diagnosi di diabete), il 40% riferisce una diagnosi di ipercolesterolemia, il 70% riferisce di essere in eccesso ponderale, ricorda l’Iss.

Circa un terzo dei diabetici riferisce di essere seguito esclusivamente dal centro diabetologico (32%), ancor meno solo dal proprio medico di medicina generale (26%) e poco più di un terzo da entrambi (36%).

Questione di screening

C’è poi un’interessante novità: la Legge 130 ha istituito in Italia lo screening gratuito e volontario per la diagnosi precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia nella popolazione pediatrica. “Riuscire a predire malattie croniche e complesse come il diabete mellito tipo 1 ed il morbo celiaco è fondamentale: questa misura è quindi importantissima dal momento che identifica precocemente i soggetti a rischio che molto probabilmente svilupperanno in futuro la malattia, e dà la possibilità di intervenire precocemente con stile di vita e terapie farmacologiche o nutrizionali adeguate, impedendo al paziente di sviluppare esordi acuti di malattia, spesso drammatici e potenzialmente pericolosi”, sottolinea Massimiliano Caprio, responsable del Laboratorio di Endocrinologia Cardiovascolare all’Irccs San Raffaele Roma.

“Credo che in un Paese come il nostro, ove la salute pubblica ed il benessere dei cittadini costituiscono una priorità, sia da considerare con attenzione l’ipotesi di rendere questo screening obbligatorio, in particolare nelle famiglie a rischio, ove si sono già verificati dei casi. Questo porterebbe peraltro ad una diagnosi precoce, con maggiori possibilità di intervento e migliore gestione della malattia”, riflette lo specialista.

Diabete e terapie: gli analoghi del GLP-1

In tema di terapie, l’arrivo sul mercato dei nuovi farmaci ha fatto salire la spesa pubblica a 1 miliardo e 642 milioni di euro, +13,2% rispetto al 2023. A dircelo è il l’ultimo rapporto OsMed stilato dall’Aifa: sono cresciuti sia i consumi (+4,3%) sia il costo medio per dose (+8,3%), con uno spostamento verso gli analoghi del GLP-1, le gliflozine e le loro associazioni. In particolare gli analoghi del GLP-1, nonostante una riduzione del costo medio pari all’1,8%, registrano un aumento di spesa dell’11,5% e dei consumi del 13,3%, con la sola semaglutide che cresce rispettivamente del 58,4% e del 59,8%.

La celebre metformina resta – almeno nel 2024 – il farmaco più utilizzato nel trattamento del diabete (23,4 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti). Ma la ‘concorrenza’ si fa agguerrita e i dati del 2025 saranno molto interessanti da leggere.

* Articolo aggiornato

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