Per abbassare la pressione o il colesterolo, controllare l’aritmia, rinforzare le ossa, ‘spegnere’ il dolore. Gli over 65 consumano un numero impressionante di farmaci. Una prescrizione frammentata, spesso gestita da diversi specialisti, che li espone a interazioni farmacologiche, reazioni avverse e ricoveri potenzialmente evitabili. A lanciare l’allarme per la salute degli anziani sono gli specialisti Fadoi (Federazione dei medici internisti ospedalieri), forti dei dati dell’ultimo Rapporto OsMed 2024 stilato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).
Nel mirino dei medici la polifarmacoterapia, che dev’essere monitorata e gestita nel modo corretto per evitare sovrapposizioni non necessarie, interazioni , reazioni avverse e ricoveri potenzialmente evitabili. Se ogni cittadino manda giù quasi 2 dosi di medicinali ogni giorno, un anziano su tre arriva a 10.
I numeri del problema
Ogni senior prende in media 7,6 principi attivi al giorno, dato che sale a 8,7 farmaci tra gli over 85. E se il 68,1% riceve almeno cinque sostanze diverse all’anno, il 28,3% arriva a dieci o più, con percentuali decisamente più elevate nelle regioni del Sud. Non solo: tre anziani su dieci sono in politerapia cronica per almeno sei mesi consecutivi, con un picco del 43,7% intorno agli 89 anni.
Un carico crescente, che – forse non a caso – si accompagna a una scarsa aderenza ai trattamenti, soprattutto nel caso delle patologie croniche. Appena il 19,5% dei pazienti con asma o Bpco segue correttamente la terapia, così come il 32,4% dei diabetici e il 37,8% di coloro che assumono antidepressivi. Con l’avanzare dell’età, aderenza e persistenza crollano ulteriormente. E non deve essere semplice gestire lunghe liste di pillole.
La giungla terapeutica che incombe sugli anziani
Il presidente della Fadoi, Francesco Dentali, non ha dubbi, anche perché “i numeri del Rapporto OsMed parlano chiaro. Una popolazione fragile come quella anziana non può essere esposta a una giungla terapeutica fatta di 8, 10 o 12 farmaci diversi, spesso assunti con scarsa aderenza e senza una valutazione strutturata dell’appropriatezza. Il rischio clinico è enorme e ricade non solo sui pazienti, ma anche sul Servizio sanitario nazionale”.
Cosa fare? Serve un cambio di paradigma immediato: maggiore vigilanza sull’appropriatezza delle terapie, revisione periodica dei trattamenti, percorsi integrati ospedale–territorio e programmi per ridurre il carico farmacologico non necessario.
“Per mettere in sicurezza gli anziani – conclude il presidente della Fondazione Fadoi, Dario Manfellotto -serve alleggerire, semplificare e personalizzare le cure. È una necessità clinica e un dovere etico”. A beneficiarne non sarà solo la salute di una popolazione fragile, ma anche la sostenibilità del Ssn.

