A dare uno sguardo ai social non si direbbe, ma in realtà – in barba a terrapiattisti, rettiliani e teorici del complotto – gli italiani sono dalla parte della scienza. Nove su dieci la considerano un motore di sviluppo e quasi altrettanti dichiarano di avere fiducia nella medicina. Ma in effetti quando si parla di vaccini a mRna le cose cambiano un po’.
Promosso – e a pieni voti – il medico di famiglia, una figura di riferimento per la gestione della salute. A dircelo è l’indagine condotta per la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, dall’Istituto Piepoli, intervistando un campione rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne.
Per il presidente Filippo Anelli il messaggio è chiaro: “L’Italia non è un Paese diffidente. Al contrario: è un Paese che riconosce nella scienza una bussola e nella medicina un presidio di sicurezza, di equità, di ordine”. Ma vediamo meglio i risultati: quasi due italiani su tre hanno fiducia nei confronti del Ssn, con percentuali che vanno lievemente a decrescere al Sud. I connazionali percepiscono la ricerca come centrale per la qualità della vita: l’87% sa che la scienza permette di vivere più a lungo e il 67% vede nelle innovazioni mediche ad alta tecnologia un’opportunità straordinaria per la salute.
Le criticità e il caso vaccini
Fiduciosi sì, ma non in modo acritico: due italiani su tre pensano che a volte la tecnologia sia troppo orientata al business e che la scienza parli un linguaggio distante dalla vita delle persone.
Insomma, quella degli italiano è “una fiducia ragionata, non fideistica, che sembra però incrinarsi quando la conversazione tocca un punto preciso: i vaccini, in particolare quelli a mRNA, utilizzati con successo contro Covid – spiega Anelli – È qui che la quota di diffidenza cresce, arrivando a coinvolgere un terzo della popolazione. Una incrinatura che non può essere ignorata, ma che non può neppure essere letta come rifiuto della scienza, perché i dati ci dicono il contrario: gli italiani credono nella scienza, credono nella medicina, credono nella ricerca. E accettano con maggior favore la stessa tecnologia quando si tratta di combattere il cancro. Ciò che temono, piuttosto, è la perdita di orientamento”.
Il problema, secondo il numero uno della Fnomceo, sta nella “sovrapposizione continua tra informazioni corrette, mezze verità, narrazioni distorte, rapide e aggressive, amplificate all’ennesima potenza da canali che non distinguono la competenza dalla rumorosità, ovvero l’arte di sommergere l’interlocutore con una quantità di dati, affermazioni e pseudo-evidenze tale da impedirgli qualsiasi verifica immediata. È un metodo collaudato per creare l’illusione della competenza e spostare sull’altro l’onere della confutazione. La ricerca Piepoli ci dice chiaramente che questo meccanismo produce conseguenze profonde: non sfiducia, ma disorientamento”.
Tumori e terapia genica
Eppure l’87% degli italiani è consapevole che la ricerca scientifica gli ha allungato la vita; il 67% vede nelle tecnologie mediche un’opportunità da cogliere; il 68% sarebbe disposto a ricorrere a un vaccino a mRNA contro i tumori se ne avesse bisogno e l’84% considera un traguardo importante lo sviluppo di vaccini oncologici, anche se la maggioranza ammette che preferirebbe aspettare di vedere cosa succede agli altri prima di assumerlo.
E ancora: l’88% ritiene giusto garantire a tutti i neonati il farmaco per la Sma, che pure ha costi elevatissimi, e oltre sei italiani su dieci sarebbero disposti a contribuire a questo attraverso il pagamento di una tassa di scopo. Anche le terapie geniche raccolgono l’approvazione degli italiani: per l’83% “ogni vita conta” e se esiste la possibilità di intervenire sulla genetica per prevenire malattie dobbiamo farlo.
Il 63% dice sì alle terapie geniche per i bambini, percentuale che sale al 70% quando si tratta dei propri figli o nipoti. Ma qualche titubanza rimane in circa un italiano su quattro, che teme un eccessivo impatto dell’uomo sulla natura. L’84% vede un legame diretto tra la tutela dell’ambiente e la salute. E quasi nove italiani su dieci ritengono prioritario integrare la dimensione ambientale nella sanità pubblica.
Forte anche il sostegno alla governance della ricerca: l’86% giudica utile un’Agenzia Nazionale della Ricerca in sanità, per rendere più efficace il coordinamento dei fondi e dei progetti. Il 72% immagina che nei prossimi dieci anni vivremo in un mondo più protetto dalle malattie. A pensarlo, in questo caso, sono i più giovani. E protagonista e fautore di questo progresso sarà, per nove italiani su dieci, proprio il medico.
La sfida per i medici
“Questi dati ci consegnano un compito preciso: diventare mediatori di complessità. Non meri tecnici, non soli clinici, non ripetitori di linee guida: ma interpreti dei linguaggi nuovi che la scienza e la tecnologia ci offrono. Mettersi al servizio dell’umanità oggi significa proprio questo: unire competenza e responsabilità, innovazione e relazione, precisione tecnologica e delicatezza umana”, conclude Anelli.


