Per vedere il primo concept di umanoide dell’italiana Generative Bionics bisognerà attendere il Ces di Las Vegas, e il robot vero e proprio arriverà solo nei mesi seguenti. Ma un round di investimento da 70 mln di euro, raccolto dallo spinoff dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, segna già una tappa storica per la robotica Made in Italy.
Nessuno spinoff in Europa ha mai raccolto un round seed (la raccolta iniziale nella vita di una startup) simile, e pochi possono vantare investitori del genere. Guida la raccolta il Fondo Artificial Intelligence di CDP Venture Capital, ma partecipano giganti come AMD Ventures, Duferco, Eni Next, RoboIT e la Tether di Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, che dopo la Juventus mette a segno una nuova operazione in una realtà italiana.
Daniele Pucci, classe 1985, Ceo di Generative Bionics e storico ricercatore dell’Iit (nel 2017 era stato indicato come uno dei 35 ricercatori più promettenti d’Europa dal Mit) ha già messo a punto un piano che punta a portare sul mercato una nuova generazione di robot umanoidi intelligenti “made in Italy” per contesti industriali, nella sanità e nel retail. Con i nuovi fondi si svilupperà il prodotto, si addestreranno i sistemi AI necessari e verrà costruito il primo stabilimento produttivo. Intanto si stanno finalizzando i primi contratti con aziende nel settore della manifattura, che saranno annunciati nei primi mesi del 2026.
Umanoidi da 40 a 70k euro. “Ma il prezzo non è importante”
Quanto potrebbero costare umanoidi del genere? Pucci a Fortune Italia rivela che il cartellino andrà dai 40 ai 70mila euro, ma per il Ceo di Generative Bionics “non è il prezzo la cosa importante, è la sicurezza”.
Un robot sicuro riduce rischi e responsabilità, rendendo anche l’investimento sostenibile, e migliorando il Roi, il ritorno sull’investimento, di chi lo acquisterà. “Se assicuriamo di fornire una macchina in grado di interagire in sicurezza con gli umani, il costo è secondario. Un robot umanoide che trasporta molecole all’interno di un centro di ricerca deve garantire una capacità di manipolazione e un livello di sicurezza altissimo. Per questo il prezzo definitivo cambierà in base all’applicazione”, che sia la sanità o la logistica, dice il Ceo.
L’unicità dell’umanoide Made in Italy: avrà la pelle
Una delle applicazioni di cui Pucci parla di più è proprio quella in sanità. Parla di “mani che riescono ad aiutare i pazienti del futuro” e di robot in grado di convivere con operatori e lavoratori umani.
Per farlo, gli umanoidi ‘Made in Genova’ avranno la pelle: una caratteristica unica a livello internazionale.
La pelle non sarà su tutto il ‘corpo’ del robot, spiega Pucci, ma abbastanza da percepire la presenza dell’essere umano ed ovviamente rendere efficace la ‘dexterity’ dell’umanoide, che dovrà essere tanto più sofisticata quanto sarà delicato il compito assegnato.
Nel primo prodotto di Generative Bionics ci sarà un po’ di tutti e tre i principali progetti robotici dell’Iit: una rete di sensori tattili e di forza distribuiti, derivata dal robot cognitivo iCub; un’architettura di Physical AI, maturata con ergoCub (l’umanoide progettato con INAIL per supportare le persone nel lavoro), per favorire l’apprendimento dall’ambiente reale; metodi avanzati di AI, sviluppati con iRonCub (l’unico robot umanoide volante al mondo, per il quale lo stesso Pucci era stato premiato dal Mit), che permettono di adattarsi a condizioni operative estreme.
Lo stabilimento produttivo e una nuova raccolta fondi
Gli altri dettagli da tenere a mente: lo stabilimento produttivo “a isole” di Generative Bionics sarà a Genova, e per la fine del 2026 Pucci punta a sfornare slot da 50-100 umanoidi. “Nel 2026 saremo in grado di passare dai prototipi alla pre-serie”, dice Pucci. In questo momento l’Istituto italiano di tecnologia ha una capacità di produzione di 10 pezzi l’anno, racconta. “Valuteremo la capacità di produzione man mano che il robot evolverà”.
Per il “piccolo stabilimento” di Genova basteranno i capitali appena raccolti, ma proprio per dicembre 2026 è programmata la valutazione di una nuova raccolta fondi che aiuti a crescere ancora di più.
Gli investitori, da Tether a Amd
Intanto, tra gli investitori attuali colpisce la presenza di Tether, al suo secondo investimento italiano dopo Juventus. Il gigante delle stablecoin “stava facendo uno scouting da circa un anno, voleva investire su un attore importante della robotica. Dopo una due diligence durata 6 mesi siamo stati scelti noi”, racconta Pucci.
Tra i giganti nel round c’è anche AMD, prima rivale di Nvidia nella corsa ai chip per intelligenza artificiale. Nella scelta degli investitori “c’è stata sicuramente una valutazione industriale”, dice Pucci, e “AMD è un ottimo partner per l’approvvigionamento di chip, ma non abbiamo al momento accordi di esclusiva”.
I rivali internazionali
Dove vuole arrivare Generative Bionics? Pucci punta in alto: secondo il Ceo “i rivali sono in parte a Est e in parte a Ovest. Ubtech e Unitree in Cina, Tesla e Figure in America”.
In un mercato della robotica umanoide da oltre 200 mld di euro nel 2035, Generative Bionics vuole essere “l’attore di riferimento nella Physical AI per robot umanoidi integrati in un ecosistema tecnologico umano centrico”.
Umanoidi italiani per l’Italia
Mentre in Usa e Cina la corsa è partita, nel mercato europeo c’è un vuoto, o quasi, e per il Ceo l’Italia è particolarmente adatta agli umanoidi. “In Italia il 96% delle imprese è una pmi, e le imprese più piccole sono fondate su processi complicati da rendere automatici con una grande e costosa infrastruttura. Inserire un elemento adattativo flessibile come un umanoide in una infrastruttura esistente è possibile grazie al boom dell’AI. I nuovi modelli ci permettono di avere robot umanoidi adatti a compiti diversi. Ventiquattro mesi fa tutto questo non sarebbe stato possibile. Siamo arrivato a un nuovo livello qualitativo della robotica. La candela è diventata lampadina”.
“Ci definiamo una research company che avrà anche attività di ricerca e avremo collaborazioni importanti: tra queste ci saranno Stanford e l’Università di Manchester”, dice il Ceo, ma è probabile che tra i partner del futuro rientrino anche le iniziative per l’intelligenza artificiale già avviate in Italia, come Ai4i a Torino (che si occupa dell’applicazione dell’AI nel contesto industriale).
La lezione di Generative Bionics
In un settore dove l’Italia è in ritardo siderale (l’unica altra iniziativa significativa è il Robee di Oversonic Robotics) la lunghissima storia del nuovo umanoide ancora senza nome parte da lontano, ed è un successo enorme per un Paese dove il trasferimento tecnologico tra accademia e impresa sembra sempre un ostacolo insormontabile.
Nonostante la startup sia nata poco più di un anno fa, nel luglio 2024, con un investimento di RoboIT e Polo di Trasferimento Tecnologico di CDP Venture Capital, alle spalle di Generative Bionics ci sono venti anni di lavoro sui robot umanoidi presso l’IIT, che ha concesso alla società la licenza esclusiva delle tecnologie cardine sviluppate in Italia, comprese quelle realizzate in collaborazione con INAIL nell’ambito della Physical AI, la fusione tra robotica e intelligenza artificiale.
“Per creare una company servono management, investitori, ecosistema e prodotto. La maturazione di questi elementi ha richiesto circa 10 anni; l’ultimo tassello è stato l’ecosistema, reso possibile dall’avanzamento recente dell’AI applicata alla robotica”, dice Pucci.
Lo stesso Ceo, con Alessio Del Bue (Chief Artificial Intelligence Officer), Marco Maggiali (Chief Technology Officer), Andrea Pagnin (Chief Business Officer) sono tutti provenienti da IIT. A loro nel team di co-founder si aggiunge il supporto imprenditoriale di Davide Rota (Executive Chairman) e Jeffrey Libshutz.
La missione di Iit
Circa 70 ingegneri Iit ora confluiscono nella società, affiancati da personale specializzato nella gestione, certificazione e produzione per robot umanoidi. Questo secondo Pucci è nella missione stessa di trasferimento tecnologico dell’istituto di Genova, che non sta perdendo competenze: consente loro di spiccare il volo. Lo stesso Pucci lascerà l’Iit il 31 dicembre 2025. “Significa dare vita nuova a un processo di ricerca. A Genova, come nella Nasa, i vari progetti hano un ‘Technology readiness level’ che ne definisce la maturità. Al ‘livello’ giusto, se ne favorisce il trasferimento all’industria”.
Giorgio Metta, Direttore Scientifico di IIT, ha ricordato che “sono passati vent’anni da quando abbiamo lanciato il progetto iCub, la piattaforma simbolo di IIT, che ha posto le solide basi tecnologiche per lo sviluppo della robotica umanoide dell’Istituto, formando centinaia di ricercatori, brevettando e trasferendo verso l’industria svariate soluzioni tecniche all’avanguardia. Generative Bionics è l’apice di questo lavoro”.
