Trovare un medico di famiglia sta diventando sempre più difficile. In Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e la carenza riguarda 18 regioni, con criticità diffuse soprattutto nelle aree più popolose.
“La carenza dei medici di medicina generale – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – è un problema ormai diffuso in tutte le Regioni e affonda le radici in una programmazione inadeguata, che per anni non ha garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti attesi”.
Programmazione insufficiente e mancato ricambio
Il nodo principale resta la pianificazione. Per anni il sistema non ha formato un numero sufficiente di nuovi medici per compensare le uscite.
“Negli ultimi anni questa professione ha perso di attrattività e oggi sempre più cittadini faticano a trovare un medico di famiglia vicino a casa, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute, soprattutto per le persone anziane e per i pazienti più fragili”.
Secondo le stime, tra il 2025 e il 2028 oltre 8.000 medici raggiungeranno l’età pensionabile, aggravando ulteriormente la situazione.
Una popolazione più anziana e più complessa
La carenza si inserisce in un contesto demografico completamente cambiato. La popolazione invecchia e cresce il numero di pazienti con patologie croniche multiple.
“I criteri per definire il numero massimo di assistiti per medico di famiglia – spiega Cartabellotta – non hanno mai tenuto conto dell’evoluzione demografica degli ultimi 40 anni e, ancora oggi, ignorano le proiezioni per i prossimi decenni”.
“L’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle malattie croniche – commenta Cartabellotta – generano bisogni assistenziali molto più complessi rispetto al passato”.
Regole che sottostimano la carenza di medici
Anche i parametri utilizzati per definire il fabbisogno contribuiscono a ridimensionare il problema solo sulla carta.
“Questa modifica – commenta Cartabellotta – è di fatto un espediente che sottostima la carenza di medici di famiglia sulla carta”.
L’innalzamento del rapporto tra medici e popolazione rende infatti più difficile classificare un territorio come carente e attivare nuovi incarichi.
Una professione sempre meno attrattiva
Accanto alla programmazione, pesa il calo di attrattività della medicina generale. Le borse di formazione, dopo un aumento temporaneo, sono tornate a diminuire.
“Questa spia rossa – conclude Cartabellotta – è accesa da anni in diverse Regioni e oggi è sempre più evidente. Da un lato segnala il progressivo calo di attrattività della professione di medico di famiglia; dall’altro mette in luce criticità particolarmente gravi in alcune Regioni dove la carenza di medici di famiglia già rilevante rischia di aggravarsi ulteriormente nei prossimi anni”.
Un accesso alle cure sempre più fragile
Il medico di famiglia rappresenta il primo punto di accesso al Servizio sanitario nazionale. La sua carenza ha effetti diretti sull’accessibilità alle cure, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.
Senza un intervento strutturale su formazione, programmazione e organizzazione territoriale, il rischio è che la difficoltà di trovare un medico di base diventi una condizione stabile nel sistema sanitario italiano.

