La resilienza della supply chain farmaceutica e il ruolo strategico della logistica. Pierluigi Petrone, presidente di LIPHE e ceo di Petrone Group, analizza le nuove sfide del settore.
Negli ultimi anni la sicurezza della filiera del pharma è diventata una questione industriale e geopolitica. La pandemia ha mostrato con chiarezza quanto l’Europa sia dipendente da filiere produttive globali, soprattutto per quanto riguarda i principi attivi farmaceutici. Allo stesso tempo la crescita delle terapie avanzate, la digitalizzazione della logistica e la domiciliarizzazione delle cure stanno trasformando profondamente il modo in cui i farmaci vengono distribuiti. In questo scenario la logistica sanitaria assume un ruolo sempre più strategico. Lo sottolinea Pierluigi Petrone, presidente di Liphe, Logistica Integrata Pharma Healthcare e ceo di Petrone Group, da anni impegnato sui temi della resilienza delle catene di approvvigionamento farmaceutiche.
Negli ultimi vent’anni l’Europa è diventata fortemente dipendente da Cina e India per la produzione di principi attivi farmaceutici. Quanto rende vulnerabile questa situazione?
La dipendenza è reale e riguarda soprattutto i farmaci utilizzati nelle terapie croniche, che rappresentano una parte molto significativa delle cure. Negli anni molti Paesi industrializzati hanno progressivamente abbandonato la produzione di principi attivi a basso valore aggiunto, mentre Cina e India hanno aumentato enormemente la loro capacità produttiva grazie a costi industriali più bassi e a mercati interni molto grandi. Questo ha determinato una forte concentrazione della produzione globale.
Il risultato è che oggi un incidente industriale o una criticità logistica in uno stabilimento asiatico può generare effetti immediati anche sui mercati europei. Durante la pandemia questa vulnerabilità è diventata evidente e ha riaperto il dibattito sulla necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea nel settore farmaceutico.
Quanto è urgente rafforzare la filiera europea del farmaco?
È un tema ormai centrale nel dibattito industriale europeo. Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di reshoring farmaceutico, cioè del ritorno di alcune produzioni in Europa. Tuttavia la resilienza della filiera non riguarda solo la produzione ma anche la logistica. Senza una logistica efficiente il valore della produzione rischia di rimanere fermo nei magazzini e la catena di approvvigionamento dei farmaci può interrompersi. Per questo oggi si discute sempre più della necessità di considerare la logistica farmaceutica un’infrastruttura strategica per il sistema sanitario e produttivo.
In Italia si sta affermando proprio questa visione. Perché il riconoscimento della logistica sanitaria come attività strategica è così importante?
Perché rappresenta il collegamento tra industria e paziente. Se il sistema logistico non funziona, anche la migliore capacità produttiva perde valore. Il riconoscimento della logistica farmaceutica come attività strategica significa comprendere che la distribuzione dei farmaci non è un semplice servizio accessorio, ma una componente fondamentale della sicurezza sanitaria. Significa anche rafforzare il coordinamento tra industria, istituzioni e operatori logistici per garantire continuità nell’accesso alle terapie e maggiore resilienza nelle situazioni di crisi.
Si parla spesso della possibilità di sviluppare nel Mediterraneo un hub logistico farmaceutico. Quali fattori rendono questa prospettiva concreta?
Bisogna distinguere tra hub distributivo e hub di logistica industriale. L’Italia è già uno dei principali Paesi europei per produzione farmaceutica, ma non per produzione di principi attivi. Un hub logistico potrebbe contribuire a rafforzare l’integrazione tra produzione e distribuzione, liberando spazi negli stabilimenti produttivi e trasferendo a operatori specializzati le attività di stoccaggio delle materie prime e dei prodotti finiti. Inoltre la posizione geografica dell’Italia al centro del Mediterraneo rappresenta un vantaggio evidente: consente di collegare in modo naturale Europa, Nord Africa e Medio Oriente e di servire mercati molto ampi in crescita.
La digitalizzazione sta trasformando profondamente anche la logistica sanitaria. Quali sono le innovazioni più rilevanti?
Oggi la logistica non è più soltanto movimentazione di merci, ma soprattutto gestione di dati. La tracciabilità dei lotti, il monitoraggio delle scorte e la possibilità di seguire il farmaco lungo tutta la filiera sono diventati elementi essenziali. L’introduzione dei sistemi di serializzazione rappresenterà un passaggio decisivo perché consentirà di tracciare ogni singola confezione lungo l’intera catena distributiva, rafforzando la sicurezza e la lotta alla contraffazione. In questo contesto la gestione dei dati diventa il vero backbone della supply chain farmaceutica.
Anche tecnologie come automazione e intelligenza artificiale stanno entrando nella gestione della supply chain. Dove possono incidere di più?
Soprattutto nella gestione dei magazzini e nella previsione della domanda. L’analisi dei dati storici permette di migliorare la pianificazione delle scorte e di ridurre il rischio di carenze o eccedenze. Inoltre consente di ottimizzare i flussi logistici e di migliorare la gestione delle consegne. In questo contesto l’operatore logistico diventa sempre più un partner strategico per l’industria farmaceutica, perché contribuisce alla gestione delle informazioni e alla continuità della filiera.
La domiciliarizzazione delle cure è un’altra tendenza emergente. Come cambierà la distribuzione dei farmaci?
La pandemia ha accelerato molto questo processo. Per alcune terapie si stanno sperimentando modelli di consegna diretta al domicilio del paziente, che riducono gli spostamenti e migliorano l’accesso alle cure. È una trasformazione importante, ma richiede una logistica più complessa e integrata tra industria, operatori logistici e sistema sanitario. In molti casi si tratta di farmaci ad alto costo o di terapie innovative che richiedono condizioni di trasporto e conservazione molto precise.
Guardando al futuro, quale ruolo può giocare l’Italia nella mobilità globale dei farmaci?
L’Italia possiede una forte capacità manifatturiera e un sistema universitario che forma competenze scientifiche di alto livello. Allo stesso tempo la sua posizione geografica la rende una naturale cerniera tra Europa e area mediterranea. Valorizzare questo posizionamento significa rafforzare non solo la competitività industriale del Paese, ma anche la sicurezza della supply chain farmaceutica. Significa soprattutto riconoscere che logistica e produzione sono due elementi inseparabili: senza una logistica efficiente non esiste industria farmaceutica in grado di garantire continuità di cura ai pazienti.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)

